Domenica 22 Luglio 2018 | 16:56

Il bilancio

Bari, niente soldi dalla banche
il 30 giugno è un crocevia

Servono altri soldi: o va in serie A o dovrà fare cassa con il mercato (Galano, Henderson e Anderson)

x «Farò di tutto per aiutare la società»

Cosmo Giancaspro

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

Dopo aver chiuso il bilancio al 30 giugno 2017 con perdite per 5,3 milioni, versando 2,9 milioni di denaro fresco il Bari ha guadagnato - nei fatti - tre mesi di tempo. Ma entro il prossimo 30 giugno il nodo dei soldi dovrà sciogliersi, e sarà un bivio: o vince il campionato e mette le mani sui diritti televisivi della serie A, oppure la società sarà costretta a fare cassa attraverso il mercato. Se i rubinetti delle banche restano chiusi e il socio di maggioranza Mino Giancaspro non ha più riserve proprie cui attingere, non ci sono altre soluzioni.

L’ultimo bilancio contiene elementi in forte chiaroscuro. Da un lato ci sono perdite (consistenti) in decremento rispetto all’anno precedente, con accantonamenti importanti (3,5 milioni) a fronte di contenziosi (Infront su tutti) che se risolti potrebbero dare sopravvenienze attive. Dall’altro, come rilevato dai revisori, ci sono poste attive incerte che possono aver contribuito a rendere il «rosso» meno pesante: crediti per sponsorizzazioni già scaduti per 3,9 milioni, altri 1,16 milioni di fatture da emettere per la cartellonistica dello stadio su cui è stata rilevata «una sostanziale incertezza in merito al loro presumibile realizzo», qualche previsione un po’ ottimistica sul recupero delle imposte anticipate. Ma anche l’assenza dal bilancio, in qualunque forma, degli accertamenti emessi dal Comune per la tassa sui rifiuti non pagata: non sono atti esecutivi, è vero, ma trattandosi di milioni di euro da qualche parte dovrebbero pur stare.

In due stagioni il Bari ha accumulato perdite per 13 milioni, soldi che finora Giancaspro ha in gran parte garantito di tasca propria tramite la sua Kreare Impresa. Ma ha anche visto una crescita significativa dei debiti, passati in 12 mesi da 10 a 15,2 milioni, di cui quasi 4 verso l’erario: non ci sono debiti verso il sistema bancario, confermando che tutto si regge sui finanziamenti del socio. Nello scorso campionato, pur a fronte di una riduzione degli incassi da biglietteria e abbonamenti per 800mila euro, i biancorossi hanno aumentato i ricavi: merito dell’incremento dei trasferimenti di Lega e delle plusvalenze da mercato (la cessione di Rada, Castrovilli, Caturano e Lofoco ha garantito 1,3 milioni di euro).

Oggi i pezzi pregiati si chiamano Galano, Anderson e forse pure Henderson, ipotetiche cessioni che basterebbero a rimettere in sesto i conti. Ma è chiaro che questo comporterebbe un ridimensionamento e, allo stesso tempo, una revisione del progetto. È vero che Kreare Impresa, che controlla il Bari, è ancora piuttosto solida (12 milioni di patrimonio e utili per 3,6) ma a quanto sembra si sta finanziando attraverso cessioni di asset. E la società biancorossa oggi si trova nella situazione prevista dall’articolo 2447 del codice civile: a fronte delle perdite e di un capitale di 7,5 milioni, i versamenti di Giancaspro hanno riportato il patrimonio per circa 1,2 milioni, in positivo ma ben al di sotto del limite di legge. Dunque, entro il 30 giugno, qualcosa dovrà muoversi.

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