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Sabato 23 Settembre 2017 | 18:19

FIRENZE

Moda: a Pitti l'uomo col cappotto, retrò o militare

Moda: a Pitti l'uomo col cappotto, retrò o militare

(dall'inviata Patrizia Vacalebri) FIRENZE, 12 GEN - Nell'inverno che verrà, secondo le maison maschili che partecipano a Pitti Uomo N.89 il cappotto, smilzo e asciutto, quasi uno spolverino anni '50/60, o in stile militare, in tessuti eco o pregiati, tornerà ad essere il capo protagonista del guardaroba maschile. Ciò non vuol dire che possa diventare un simbolo di classe sociale senza il quale si può essere additati o emarginati, come insegna Gogol nell'omonimo racconto ottocentesco, dove il funzionario Basmackin viene derubato del prezioso cappotto che gli è costato tanti risparmi, con conseguente presa in giro dai colleghi ed esclusione dalla vita sociale della Pietroburgo gogoliana. Il Cappotto è anche il titolo di un party al Teatro Cinema Odeon a Firenze che si terrà questa sera, in apertura di Pitti Uomo, nello storico teatro aperto nel 1922 all'interno del rinascimentale Palazzo Strozzi, edificato su disegno di Filippo Brunelleschi, che divenne cinema su suggerimento della grande Eleonora Duse. La location ospita l'evento di presentazione della collezione Archivio di Paltò, marchio italiano che ispira le proprie collezioni di cappotti ai protagonisti dei grandi film del cinema. Per Paltò è il mondo del grande schermo con i suoi divi ad aver reso protagonista questo capo rendendolo eterno. Per i curiosi, Paltò è un brand italiano fondato nel 2013 dal giovane imprenditore Luca Paganelli che dopo aver lavorato da Alexander McQueen e con Tom Ford, forte dell'esperienza sul prodotto e sulla distribuzione maturata nell'azienda di famiglia leader nell'outerwear, si è lanciato sul progetto. L'azienda toscana può essere considerata la "fabbrica del cappotto" dove si recuperano i valori dell'eleganza sartoriale italiana, dalla modellistica ai materiali, fino ai dettagli. Paltò presenta Archivio, omaggio alle tessiture che contribuiscono a rendere il cappotto un'icona di stile e grazie alle quali nasce la premium collection: Harris Tweed, Marling & Evans, il pregiato baby alpaca del Lanificio Ferla e il vero cammello di Loro Piana. I capi della collezione avranno una doppia etichetta, riportando quella di "Archivio" assieme a quella della tessitura. Intanto, tra Paltò anni '50 e '60, in bouclè bianchi e neri, tweed e check melange, scorrono le immagini dei film cult dove si rivedono l'indimenticabile di Marlon Brando in "Ultimo tango a Parigi", Alain Delon ne "La prima notte di quiete", Burt Lancaster in "Gruppo di famiglia in un interno" di Luchino Visconti. Il cappotto nel cinema è anche donna, così le immagini di Greta Garbo in "Anna Karenina", di Silvana Mangano ne "La Grande Guerra" o di Giulietta Masina" ne "La Strada". E ancora, Mastroianni, Jean Paul Belmondo, James Dean e Clint Eastwood. Anche Zerosettanta Studio riparte dai suoi archivi, riscoprendo l'Italia anni '60, riprendendone l'estetica e aggiungendovi la sostenibilità, la responsabilità sociale che parte dal riciclo. In linea con questo pensiero il brand ripesca le antiche tradizioni toscane, in accordo con i suoi produttori di tessuti, inserendo in collezione tre articoli 100% riciclati. Aboliti coloranti aggiunti, nessun intervento chimico, completa assenza di acidi: la trasformazione del prodotto è all'origine, con il solo impiego di acqua e forza meccanica, utilizzando solo energia elettrica pulita e autoprodotta e garantendo un impatto ambientale praticamente nullo. Tra i temi ispiratori della collezione con Urban '60 una ricerca di formalità elegante con un' innata voglia di giovanile rottura degli schemi. Il principe di Galles è rivisto in eco-suede impalpabile e morbido. Il soprabito diventa un capo tecnico in lana con membrana leggera, con interni staccabili imbottiti. La riscoperta del cappotto passa attraverso tessuti macro-quadro che ne sdrammatizzano la sobria eleganza. Per Lardini capsule d'ispirazione militare, con colori blu e verdi e modelli ripresi dalle divise dell'aviazione Usa, dal peacoat dei cadetti, dall'alta uniforme dei Marines, dal blazer dell'esercito inglese e russo. Per Luigi Bianchi di Mantova, il cappotto è il re del nuovo guardaroba, in tweed o in cammello leggero come uno spolverino.(ANSA).

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