Martedì 14 Agosto 2018 | 19:13

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La transizione dallo scarto al riuso e il nodo discariche da sciogliere

La transizione dallo scarto al riuso e il nodo discariche da sciogliere
di Giuseppe Armenise

Arriverà il momento di decidere davvero. Vediamo se, come giustamente sostenuto nelle campagne di informazione e sensibilizzazione, si riesce a imporre anche in Puglia la logica di mercato che ormai eleva il rifiuto da problema a risorsa. Occorrerà, probabilmente, concludere una sorta di patto sociale per superare il clima di reciproco sospetto che determina da un lato l’ingessatura della macchina burocratico-amministrativa, dall’altro il rischio di cadere in contraddizione, quando si parla di chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti, tra gli obiettivi da raggiungere e le modalità attraverso le quali raggiungerli.

La stagione dell’addio alle discariche, inaugurata con l’avvento dell’ormai datato decreto Ronchi del 1997, ha consolidato in questi anni un sentire comune in materia di «monnezza»? Ancora oggi, persino in una piccola cittadina di qualche centinaio di anime come Volturara appula, sul Sud Appenino dauno, il sindaco ha incredibili difficoltà a convincere i suoi cittadini sulla bontà del progetto, finanziato dalla Regione Puglia, di realizzare un piccolo impianto, una compostiera di comunità, per trattare in loco la frazione umida dei rifiuti. Fare da sè, evitare la discarica che è lontana chilometri e comporta costi alti di trasporto, risparmiare, ridurre di conseguenza i costi nella bolletta dei cittadini: e invece no, la gente non si fida, preferisce continuare così.

In qualche maniera occorrerà intendersi: le discariche pugliesi sono allo stremo e rappresentano comunque un costo notevole cui si abbina peraltro l’odissea cui oggi i rifiuti sono sottoposti da un angolo all’altro della Puglia se non addirittura in impianti dedicati fuori dalla Puglia, che si riverbera sul bilancio di ogni famiglia; agli inceneritori (aggiuntivi a quelli già funzionanti e alle cementerie) la regione Puglia ha detto no. E certo non sarà chi si oppone alla compostiera di comunità a far ponti d’oro a impianti tecnologici complessi, a innegabile basso indice di accettabilità sociale. L’ideale sarebbe non produrre più rifiuti, ma la logica della prevenzione chi è disposto a sposarla? E quanto è possibile che la prevenzione sia sufficiente da sola a rispondere alle esigenze del territorio senza un’adeguata attività di recupero e riuso che ad esempio, nei piccoli centri, compostiere di comunità garantirebbero? Nel rispetto delle legittime aspettative dei cittadini, forse occorrerebbe fare chiarezza: la fase di transizione dalle discariche al riuso dura ormai da troppo.

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