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Lotta alla criminalità ambientale patto Regione-forze dell’ordine

Lotta alla criminalità ambientale patto Regione-forze dell’ordine
«Su quasi 4.500 illegalità ambientali accertate nella nostra regione, di cui quasi 2.100  infrazioni in materia di rifiuti, soltanto in 48 casi è stato possibile procedere con una inchiesta penale che perseguisse il reato di traffico illecito». Sono i dati che sintetizzano l'attività svolta nell'ultimo anno dalle forze dell'ordine in Puglia in materia di repressione dei reati ambientali rappresentanti dall'assessore Domenico Santorsola in occasione del dibattito sugli ecoreati (introdotti nella  legislazione italiana dalla L. 68/2015) tenutosi all'interno di «Greenway», in collaborazione con GreenBat, gli stati generali dell'ambiente della sesta provincia, al quale hanno partecipato tra gli altri Roberto Rossi, sostituto Procuratore della Repubblica nella Direzione distrettuale antimafia del Tribunale di Bari, Alfredo Storto, Capo ufficio legislativo del ministero dell’Ambiente e dell’onorevole Francesco Paolo Sisto, avvocato e componente della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati.

«Questi dati, fotografati da Legambiente in materia di ecomafia in Puglia nel 2014, fanno riflettere: per quanto l’attività della Regione in questi anni sia stata improntata a un supporto concreto alle  forze dell’ordine nel perseguire i reati ambientali attraverso appositi accordi di Programma, rimaneva il vulnus di un sistema sanzionatorio inadatto, rispetto alla gravità degli illeciti e alle  possibili conseguenze per la salute dei cittadini».

L'attività avviata dal 2007, di finanziamento a Guardia di Finanza, Corpo forestale dello Stato, carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico), Arpa (Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente) Puglia e Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) come supporto concreto per l'impiego di uomini e mezzi a controllo del territorio regionale,  è in corso di rinnovo con circa 500mila euro di risorse dal bilancio autonomo. «La nuova norma, pur perfettibile, apre possibilità di intervento finora non percorribili con una serie di nuovi reati ambientali introdotti nel codice penale che, oltre ad intervenire sugli illeciti già  consumati, speriamo possano funzionare da deterrente per il futuro. Dal canto nostro – conclude  Santorsola – continueremo a mettere le autorità di controllo e repressione nelle condizioni di lavorare al meglio».

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