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Fertilizzanti da rifiuto, la mappa italiana del compostaggio si ferma a Perugia

Fertilizzanti da rifiuto, la mappa italiana del compostaggio si ferma a Perugia
di Giuseppe Armenise

La mappa del compostaggio italiano si ferma a Perugia. Un’esemplificazione, anche se mica tanto lontana dal vero. Il premio Il Comune più organico, concorso organizzato dalla casa editrice milanese il Verde editrice in collaborazione diretta con il Consorzio italiano compostatori, designa ogni anno le eccellenze tra quelle amministrazioni comunali che «si siano distinte per avere attuato sul loro territorio politiche informative e operative rivolte alla filiera riduzione-recupero-riciclo dei rifiuti biodegradabili e compostabili». Vince un Comune in provincia di La Spezia e il premio di quarta fascia va a Perugia capoluogo. Come detto.

Una realtà, quella dei premi e dei rapporti annuali sui rifiuti, che si ripete come una litania ormai dal lontano 1997, anno del citatissimo decreto Ronchi. Eppure, tutte le volte che si parla di rifiuti ad alto contenuto di acqua, la cosiddetta frazione umida dei materiali di scarto delle nostre cucine e dei nostri balconi fioriti (qualora non si avesse possibilità, come probabilmente oper i Comuni virtuosi citati nel premio, di avere un giardinetto privato da coltivare), si dovrebbe parlare di Sud più che di Nord Italia. Quando, nel 2004, si affacciarono in Puglia gli esperti della scuola agraria del parco di Monza, scoprimmo che la parte organica dei rifiuti caratterizza al Sud più che al Nord, e per un buon 60%, la quantità totale prodotta dalle utenze domestiche. Questo perché, nelle abitudini alimentari meridionali, c’è molto più ricorso al prodotto fresco (e quindi facilmente e velocemente deperibile) rispetto a quanto invece accada nel «laborioso» settentrione dove vige più pregnante la logica del surgelato.

Chiunque comprenderà che un corretto recupero della frazione umida incide in maniera sostanziosa e sostanziale sull’intera gestione del ciclo dei rifiuti nella «bolletta» ecologica dei nostri territori invece così riottosi a rispondere. Ancora una volta - e per l’ennesima - alla politica dei rifiuti non corrisponde ancora, alle nostre latitudini, una coscienza del rifiuto-risorsa. Una volta, ai nostri nonni, questo appariva già chiarissimo: tutto si recupera. Tanto più i rifiuti ad alto contenuto di prodotto organico che ben potrebbero costituire un utile alternativa ai fertilizzanti a più alta connotazione chimica.

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