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Quello strano oggetto del desiderio che si chiama prevenzione

Quello strano oggetto del desiderio che si chiama prevenzione
di Giuseppe Armenise

Rifiuti capitolo due. O meglio, il capitolo dei capitoli che però, inspiegabilmente, rimane in coda al libro dei sogni nella trasformazione del materiale di risulta da problema a risorsa. Parliamo del tema sottolineato in questo inserto dal direttore del servizio Rifiuti e bonifiche della Regione Puglia, Giovanni Campobasso, ovvero la prevenzione della produzione di rifiuti.

Nel recente rapporto di Legambiente, che come ogni anno fa le pulci all’andamento del sistema Paese quanto a cultura (ebbene sì, cultura!) del rifiuto, il presidente nazionale dell’associazione ambientalista, Vittorio Cogliati Dezza, ha rivelato che in Italia siamo appena a 356 comuni «Rifiuti free». Non solo hanno fatto (bene) la raccolta differenziata ma hanno anche «risparmiato», producendo una quantità di meno di 75 chilogrammi a testa di rifiuto secco indifferenziato a fronte di una produzione media pro capite nazionale di 550 chili annui (in Europa la media è 510). I comuni «Rifiuti Free» sono quelli più piccolini, fatta eccezione di Empoli, che conta 48mila abitanti.

Chi pensa che la strategia nella gestione dei rifiuti riguardi solo il nostro rapporto coi cassonetti, nei quali spesso ci limitiamo ad accumulare disordinatamente i sacchetti, si sbaglia. C’è una filosofia ormai ultradecennale, che però dà l’impressione di essere vissuta come un tabù. E non solo alle nostre latitudini meridionali. È la prevenzione, ovvero quella sorta di nuovo patto tra cittadini e istituzioni (o meglio tra cittadini e cittadini), in base alla quale i rifiuti (imballaggi in primis) non si producono affatto. Semplicemente li adottiamo come strumenti più volte riutilizzabili nella nostra vita. Il vetro, i contenitori dei detersivi rimessi in circolo grazie a percorsi di vendita alla spina, l’acqua (anche quella frizzante) recuperata grazie alle «casette» pubbliche che fortunatamente stanno trovando spazio anche da noi (ma bisognerebbe incentivarle) destinate ad abbattere il consumo di uno dei più micidiali contribuenti della produzione di materiali di risulta: la plastica. Il ritorno alla logica delle fontanine di un tempo. Con un beneficio in più: le bollicine. Una volta si gasava l’acqua usando bustine di «Idrolitina», stavolta basta un distributore pubblico a prezzo assolutamente simbolico.

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