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Mercoledì 24 Gennaio 2018 | 10:53

Mingo, Spugna e Selvaggi meglio il «Freccia Rosa»

Mingo, Spugna e Selvaggi meglio il «Freccia Rosa»
BARI - Quello dei trasporti è da sempre un settore che disegna la sperequazione, talvolta vera e talvolta capziosa, fra Nord e Sud. Sul magma svetta la più recente eruzione del «caso Freccia Rossa». Tuttavia, come la campagna della «Gazzetta» stessa ha dimostrato avviando la battaglia per i treni veloci, non c’è molto di nuovo sotto il sole. Come raccontano in questa puntata di «Attenti a quei tre», Mingo De Pasquale, attore, Spugna, cane anche per professione, e Alberto Selvaggi, giornalista.

MINGO: Tutto in Italia finisce in politica.

SPUGNA: Anche i mezzi su rotaie che fanno ciuf-ciuf, o almeno lo facevano ai tempi del vapore.

SELVAGGI: Tutto è politica affinché la politica non si faccia per nulla.

MINGO: So che vorresti parlare del Freccia Rossa, Alberto, un treno siluro, visto che il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha convocato un tavolo con FS e Regione il 14 prossimo. Ma ti trovi in condizioni di grave difficoltà. Sei stato slurpato da Spugnettino mio durante il set fotografico a Bari, da G1 Model, in posa sui modellini ferroviari di Angelo Dolce.

SPUGNA: Non l’ho fatto apposta, mi viene automatico: avevo scambiato Selvaggi per una ragazza malinconica tradita dal fidanzato carogna, non per un semiuomo.

SELVAGGI: Perciò, orbato dalla rattigneria, mi ha leccato con muso da nano di Biancaneve, Dotto deforme. Mi sono già frizionato la metà destra del volto con l’alcol. Ho affrontato guai peggiori, comunque: un noto pianista di Livorno starnutendo mi sputacchiò in bocca.

MINGO: Freccia Rossa, Freccia Rossa. La «Gazzetta del Mezzogiorno» si è lanciata a testa bassa in questa avventura (sezione Battaglia Treni su www.lagazzettadelmezzogiorno.it): garantire il bolide perlomeno a tutta la Puglia, che non termina a Bari, ma si spinge a Lecce, e procede oltre il capoluogo salentino che da mesi chiede, fra strepiti e urla, che la tratta si allunghi.

SPUGNA: Il direttore Giuseppe De Tomaso e Franco Giuliano, diventato praticamente un «cronista su rotaia», e che magari carezza anche una linea Milano-Latiano, sua città di nascita, si sono mossi in largo e in lungo, hanno cercato e ottenuto l’appoggio di ministri, assessori, governatori di altre regioni, portando personalmente a Palazzo Chigi il reclamo sul nodo. Senza contare che se Lecce piange, e a buona ragione, il capoluogo regionale non ride poi molto: il percorso Milano-Bari è sotto monitoraggio, negli ultimi dieci giorni di settembre la media del servizio era a un terzo della capienza, meno della metà del Milano-Roma. È a rischio, insomma.

SELVAGGI: Questione politica, non strutturale, tantomeno economica. Democratica, in particolar modo, del Pd, cioè di Matteo Renzi, uomo composto da svariati nei e da due dentoni. Visto che il Pd e lui sono, nonostante le recite e le rappresentazioni di ruolo, un’unica appecoratissima cosa. Anche qui i piddini protestano contro se stessi, prerogativa tutta loro, dalle trivelle in giù. Magari si autodenunciano per aver fatto da non fare qualcosa. Il Pd molisano, per dirne una, si è ritrovato a interrogare il suo capo Renzi sulla cancellazione della fermata a Termoli di questo cavolo di Freccia Rossa. Mentre il «Movimento guerriero sannita» faceva lo stesso con il presidente democratico della Regione, Paolo Di Laura Frattura.

MINGO: Il Freccia, simbolo della distribuzione delle risorse per lo sviluppo, ha fatto deragliare un confronto allargato fra le due Italie che incominciava a prendere corpo, tra un convoglio e uno scambio con semaforo rosso.

SPUGNA: Caro papà Mingo, continuano a rifilarvi fumo. Nel senso che tutto nasce da lontano, e che questo è un Treno Politico che proviene dai tempi che furono. I Freccia Rossa in realtà già circolavano su tratte quali Lecce-Bari e Lecce-Roma. Erano sei e montavano ETR 500 locomotori. Quando venne definito il piano per l’Alta Velocità al Nord, con estensione a Salerno, in orizzontale e in verticale, le Ferrovie ordinarono i nuovi, rapidi Freccia Rossa 1000, concedendo a Bari soltanto quello nella precedente versione.

SELVAGGI: Non lo sapevo.

MINGO: Figurati…

SPUGNA: Figurati. Il percorso ferroviario italiano venne progettato dai Borboni. Dopo l’invasione venne mantenuto in stato di aborto, ancora oggi patiamo binari unici quali Bari-Ancona, Termoli-Lesina. In Finanziaria venne introdotta la voce per l’Alta Capacità su binari. Salvo poi a rinviare tutto al 2028.

SELVAGGI: Tredici anni.

MINGO: Così poco?

SPUGNA: Vuol dire: mai più.

SELVAGGI: Buuu..!

MINGO: Bastardi buffoni, buuu..!

SPUGNA: Papino, evita quel «bastardi», altrimenti verrai perseguito dal «Comitato politicamente corretto cinofili - Puglia». Suona caninamente brutto.

SELVAGGI: Brutto.

MINGO: Utto.

SPUGNA: Tuttavia non sono esche tipo i treni fantasma da 200 Km/h che Trenitalia ci concederebbe nel futuro anteriore a dare il quadro della situazione. Ma la rete ferroviaria nel suo permanere politico-storico: da Bari a Napoli non puoi arrivarci manco con una caffettiera locale. A Caserta devi scendere e appisolarti in un pullman. E «Matera-day after» la dice tutta.

SELVAGGI: Matera, fra tre anni capitale della cultura.

MINGO: Fra poco quindi, beh?, e allora?

SPUGNA: Ciuchi: sarà Capitale europea della cultura nel 2019. Eppure, questo ventre di bellezze arcaiche è l’unico capoluogo di provincia in Europa a non avere i binari pur possedendo una stazione FS. Si arriva soltanto con le Appulo-Lucane, diesel moviola.

SELVAGGI: Come dici, cane del tubo, scusa?

MINGO: Scherzi?

SPUGNA: Matera ha una stazione fantasma eretta nel nulla. Ma non i binari. Stop.

SELVAGGI: E che ci fanno là dentro?

MINGO: Magari andrà ad allenarsi a squash Francis Ford Coppola, che ha aperto a Bernalda il luxury hotel Palazzo Margherita.

SPUGNA: Buona occasione anche per buttar giù i dialoghi tipici delle nuove sceneggiature di film made in Usa, incavolandosi durante il gioco.

SELVAGGI: Cioè: caz… caz..! Fanculo fanculo!, no fanculo tu!, merda merda! THE END.

MINGO: Un treno rosso politico. Un treno italiano. Il Treno del Pd Freccia Rossa.

SPUGNA: E hanno avuto pure l’ardire di battezzarne uno «Mennea», che non sfiora la Puglia.

SELVAGGI: E senza manco dipingere sull’avantreno i denti serrati del Pietro vittorioso sul filo del traguardo, tipo caccia P-40 americani della Seconda guerra.

MINGO: Io non credo alla storia dei soldi, delle difficoltà strutturali per un Freccia Rossa a Lecce, cause del no dell’amministratore delegato di FS spa Michele Elia. E penso invece che in piazza in Salento siano scesi pure i correi della discriminazione ferroviaria.

SPUGNA: Più che questione politica, la definirei di partito. Un gioco fra chi regge le sorti.

SELVAGGI: Fra chi comunista sembrava o fu. Le Ferrovie parlano di collegamenti previsti tra i soli capoluoghi di regione, di domanda di mobilità non adeguata ai costi: un milione all’anno il danno economico. Cioè quanto mangia un assessore o un ingegnere di ufficio tecnico comunale in tre giorni.

MINGO: Nientedimeno.

SPUGNA: Un milione, addirittura... L’intervento della Regione Puglia per integrare le perdite sarebbe un indebito aiuto statale: infrazione europea, ricorsi di altri vettori. E la politica dov’è, allora? Nella soluzione: spetta al governo stipulare un contratto di servizio. Sua la decisione.

SELVAGGI: La decisione italiana coincide con il non scegliere nulla. È l’unica maniera per non risolvere, finalmente, le cose. Inoltre, ora che ricordo, quando Trenitalia ha portato il «Mennea» a Barletta per la prima e ultima volta, ha totalizzato un ritardo da manuale tricolore: quasi due ore.

MINGO: Che figura. E fosse la sola con ‘sti bolidi color di fuoco. Bidonisti ancor più che ultrasonici.

SPUGNA: Meno male che non era presente il compianto, grandissimo barlettano campione.

SELVAGGI: Procede puntuale, invece, di tappa in tappa, nel mese in corso, un convoglio più utile. Il Freccia Rosa: campagna di prevenzione contro i tumori al seno, quinta edizione. Con due locomotive di Freccia Rossa ridipinte all’uopo. Ecco, io in vita mia ho preferito sempre questo colore.

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