Lunedì 25 Giugno 2018 | 12:09

Una xylella all’italiana Mingo, Spugna e Selvaggi qui siamo tutti olivicoltori

Una xylella all’italiana Mingo, Spugna e Selvaggi qui siamo tutti olivicoltori
È un dramma tormentoso agricolo quello della xylella. E anche se in pochi sono a conoscenza dei meccanismi vegetali infettivi, che ci fanno guardare con timore perfino a mandorli, oleandri, alle viti, questa presenza abita come una zanzara fastidiosa, invincibile, persistente sui media da alcuni mesi le nostre vite. Sentiamo che cosa ne pensa, anzi, non ne pensa il trio estemporaneo di «Attenti a quei tre», l’attore Mingo De Pasquale, Spugna, cane bambino, e Alberto Selvaggi, giornalista.

MINGO: Xi-

SPUGNA: lel-

SELVAGGI: la.

MINGO: Accidenti, siamo entrati in una processione sillabica che può non aver fine.

SPUGNA: Xylel-

SELVAGGI: la.

MINGO: Bisogna fermare Alberto. Temo si sia incantato, scrivendo, sulle nostre sillabe.

SPUGNA: Il terrore dei campi si fonda su una grammatica simile a questa ossessiva: insegue se stesso.

SELVAGGI: Io non ne so moltissimo di questa tragedia che divora la terra dei padri che è la nostra vita.

MINGO: Ovvio, per questo fai il giornalista. La quaestio xylella ha un andamento spiraliforme, ripropone tappe insolute come le scale di Escher. Un caso squisitamente italiano, quindi: esiste, ma non esiste. Determina un’ecatombe di ulivi salentini, ma poi un depistaggio afferma che soltanto il 2 per cento degli infetti tra Lecce e Oria (Brindisi) ne è colpito. Approda a una soluzione che diventa inghippo.

SPUGNA: La xylella è un mistero come la strage di piazza Fontana, la bomba alla stazione di Bologna, il caso Ustica e così via. Si contano soltanto i cadaveri ma senza essere certi nemmeno dell’agente omicida.

SELVAGGI: La xylella è un buon motivo per riscoprire le nostre origini, che non sono il mare, come prova la scienza, bensì la terra che ansima nelle nostre viscere. La chiamano Madre in tutti i paesi. E l’Oceano è soltanto l’elemento primigenio che ci aspetta pertanto alla morte.

MINGO: Gli olivicoltori rischiano di venir seppelliti.

SPUGNA: E scherniti: nei 31 siti interessati daranno da 98 a 146 euro per tronco untore soppresso come indennizzo.

SELVAGGI: E forse in omaggio anche una caramella Golia.

MINGO: I contadini sono nostri fratelli. E i nostri padri sono gli ulivi: la ricerca agronomica salvi il Brindisino e il Leccese, anche se perfino Monopoli, delizia turistica, ha sudato freddo.

SPUGNA: Gli ulivi stanno morendo. Ed è bene che li accompagni un pianto greco, anzi, griko.

SELVAGGI: Al loro fianco è sceso un uomo dalla fede rurale potente come Al Bano Carrisi. Chi ha conosciuto suo padre, il compianto don Carmelo, chi ha incontrato sua madre Jolanda non può che amare le zolle e questi alberi simbolo.

MINGO: Lo dici soltanto perché donna Jolanda a Cellino San Marco, nella tenuta di Curtipitrizzi, ti offrì crostini e salsette.

SPUGNA: Tutti i giornalisti mangiano a scrocco. E Selvaggi in questo è sicuramente un iscritto all’Ordine dei professionisti.

SELVAGGI: No, o cane simile a un manufatto cubista creato sotto effetto di Lsd. Non lo dico perché ella mi donò pietosa in cucina del cibo. Bensì perché se Al Bano, figlio del contado brindisino, s’è buttato a capofitto nella crociata per la salvezza degli ulivi pugliesi, significa che c’è da tremare sul serio. Gli ho parlato poco fa. Mi ha detto che accoglie «come soluzione estrema, e con riserva, il piano di Giuseppe Silletti, cioè della scienza». Ma si chiede «come è possibile che la ricerca non abbia identificato ancora un animale che neutralizzi questo killer: in natura ogni bestia mangia un’altra bestia». Spera «nel miracolo» e prega. È in gioco l’identità di una regione intera. Colpita nella sua area più amata perché più ricca di sensi.

MINGO:Il taglio alla radice non basterebbe: altri esperti ora chiedono l’eradicazione imposta al principio della moria. Ogni giorno una notizia, un colpo di scena. Tanto che in testa non mi è rimasto che il nome xylella.

SPUGNA: È un affare squisitamente nostrano. In senso andreottesco, cioè del politico che unì tutti i significati d’essere italiense.

SELVAGGI: A pensare male non si fa peccato. E la dietrologia collima con il sistema. Lessi di agricoltori in lacrime a Veglie, titolari di aziende già vacillanti come vacche anoressiche. Il sabato arrivò la notifica di eradicazione di una cioffa di ulivi secolari, nodosi come i pugni di Ercole, e il martedì il Corpo forestale li soppresse mentre minchioni governativi minchionavano di 2.000 euro ad albero per risarcimento.

MINGO: Per quel poco che ne capisco, l’emergenza ormai ha assunto una piega di intervento militaresco.

SPUGNA: Faccio notare che Selvaggi, patetico, non ricordava il numero degli ulivi di Veglie e ha adottato l’escamotage stilistico della «cioffa di ulivi secolari». Erano 22. E quelli davvero vetusti il 60 per cento, ostreghéta, ti xe un mona!

SELVAGGI: Ma vattene aff..!, come direbbe un bravo grillino. La cosa che più mi dà sui nervi è quando ‘sto cane, che cane sembra, oltre a parlare si balocca con una sorta di dialetto veneto. Gli sfonderei a tuzzi, che vuol dire testate in barese, il cranio già deformato che tiene.

MINGO: Voi due non troverete mai un rapporto sereno. Vi detestate perché siete troppo diversi. Mio figlio Spugnetto è tachipsichico, tu bradipsichico. Lui ha un gran cervello, ha tempra, è perfetto. Tu, Alberto, in testa hai soltanto cappelli.

SPUGNA: Bravo, hai centrato al cuore lo squallido: che te vegna ea cagariòla, Alberto! Tuttavia anche tu papino, come il pennivendolo al quale ho appena augurato di andare a diarrea, fai confusione sul giallo xylella. Salvo ennesimi teatrini italiani, e pugliesi, secondo accordi a chi subirà tagli degli alberi, e non più estirpazioni, verranno corrisposti 14.000 euro ad ettaro. Piante ospiti soppresse in un’area di 100 metri, trattamento con insetticidi compatibili. Ultima spiaggia dopo il garbuglio, le frodi presunte e l’inerzia risalente al 2011, almeno, che ci sono costati tirate d’orecchi dell’Unione europea, azioni legali di comitati, di cordate di imprenditori olivicoli, di Tar a testa bassa contro le misure comunitarie.

SELVAGGI: Io odio l’Europa. E tutto ciò che Europa significa. Oltre all’ombra della multinazionale americana di prodotti transgenici Monsanto nel cosiddetto «Complesso di disseccamento rapido dell’olivo», metterei anche le speculazioni di Bruxelles con le agromafie locali, sicari Sparafucile.

MINGO: Cioè, che sarebbe ‘sta cosa? Non l’ho mai sentita.

SPUGNA: Niente, lo stolido vorrebbe ammantarsi di una gran preparazione in materia, degradata ahinoi in nozionismo complottardo da internet, che evoca trame internazionali in qualunque oscura vicenda, tipo caso Moro, morte di Enrico Mattei. L’inchiesta dell’epidemia da cicalina, insetto vettore del batterio gram-negativo, è arenata sulla documentazione blindata dell’Istituto di ricerca barese. Ma la comunità scientifica internazionale ha chiamato fuori i colleghi. Altri ancora citano diversa sottospecie genetica e fenotipica. L’unica cosa certa, al momento, è che 3-4.000 alberi disseccati, bruscati, imbruniti, verranno decapitati, prima tappa prevista. Per salvarne un numero pari alle stelle del nostro fazzoletto di cielo. Si moltiplicano gli uliveti illividiti dall’asfissia, tinti di necrosi, che s’estendono come foreste morenti che camminano, minacciando l’intero Salento, domani la Puglia intera, a Dio dispiacendo. Ecco perché tutto è nella sentenza di Al Bano Carrisi: «Una Puglia nuda di ulivi è inimmaginabile». Excalibur. Graal. Il Re senza una spada: la terra senza un Re!

SELVAGGI: Se potessi chiamerei San Francesco. Non so per quale motivo ma immagino che una soluzione la troverebbe.

MINGO: Preghiamo per i figli della terra, i contadini, e per i loro signori e prìncipi, olivi che con l’extravergine si perdono, man mano soverchiati da rifiuti e reflui campestri; e quindi per noi stessi, pur se senza fede. Mai dire xylella, che ancora non ho ben chiaro cosa sia.

SPUGNA: La xylella è fastidiosa. Ma è un arcano, frutto di pensiero, prodotto della realtà immateriale, come ogni enigma che si insegue e non si svela.

SELVAGGI: In tutte le cose noi cerchiamo la verità. Proprio perché è l’unica cosa che non esiste.

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