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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 01:27

Ma davvero vuoi prendere in sposa la proba Laricchia?

Ma davvero vuoi prendere in sposa la proba Laricchia?
di ALBERTO SELVAGGI

Metti che tu sia figlio di un commerciante ex ricco, oggi alloffiato, o d’un micro-imprenditore funambolo locale. E metti che, colto da amore, o quasi, tu abbia appena sposato Antonella Laricchia, leader pugliese del Movimento 5 Stelle, iridata dall’ottima prova elettorale della fine di maggio. Sei felice, anche fiero del suo valore, della sua personalità, statura morale. Già, ma leggi un po’ qua, mio baresissimo incauto. «Antonellina, ti è piaciuta la mia idea di festeggiare il primo mese di matrimonio qui a Fesca fra le zoccole non umane che saltellano vicino al mare?». Bah, se la cosa ti diverte, per me va bene. D’altronde per il viaggio di nozze a Trinidad abbiamo speso troppo; una parte potevamo darla per l’autofinanziamento delle politiche.
«Ma che ce ne frega, amo’». Non mi piace quando mi chiami, amo’. «Va bene, mia adorata, farò tutto quello che vuoi, chiedo dei soldi a babbo morto a Daniele, mio cugino, tanto poi li scarico, cambiando l’importo sulle tasse, con l’aliquota... Così ho ricavato i soldi per l’anello a cinque brillantini stellati che ti ho regalato per il fidanzamento». Ah, non me lo avevi detto. «Anto’, svegliati, qua ognuno fa il suo interesse, lo vuoi capire? Secondo il rapporto: conviene-non conviene, serve-non serve. Sei o non sei di Bari?». Veramente sono nata ad Adelfia 28 anni fa, preferisco essere una cittadina attiva, e me ne vanto.
«Me dai, non stiamo a fare discussioni nel primo anniversario». Vuoi dire che mi hai sposata per interesse? Non sono ricca. «Ma sei di buona famiglia, nel senso vero, morale. E come sai, mio padre ha avuto quelle piccole denunce… Abbiamo fatto un bel matrimonio, ha detto mia madre».

Patetico. E triste. A proposito di genitori, non mi hai ancora chiarito il fatto che avresti molestato la segretaria sottopagata a nero di tuo padre, che oltretutto ha problemi di adattamento, povera ragazza. «Ma dai, Antonellina, era a ridere, a giocare, così, eh eh eh. E poi che ne sai, magari a lei ci è piaciuto. Poi tutto ‘sto moralismo: di’, a che serve, campi meglio? Chi sei tu per giudicare? Che ne sai dov’è il bene e dov’è il male?».
Sono una che crede che il relativismo morale sia il grimaldello della corruzione e l’anestetico per uomini squallidi. «Antonella, sembri una madonna sotto questa luce». Forse mi confondi con la corte pittorica delle ministre renziane. «Io ti amo, non ti basta?». Non puoi sapere che cosa significa. «Allora, ci baciamo sotto la luna per festeggiare ‘sta cacchio di ricorrenza? ». Preferirei farlo in diretta streaming. «Sei una stronza: pensa che per amor tuo mi sono esercitato a dormire con la foto di Casaleggio davanti, quando eravamo fidanzati!». E chi te l’ha chiesto? Io forse? «Tu non riconosci i miei sforzi. Non mia suocera, ma Beppe Grillo ci farà lasciare a noi! E anche la tua parmigiana: la fai a schifo, mia madre dice che in cucina non vuoi imparare apposta, ti rifiuti!».

E perché io ho detto qualcosa quando lei ha trattato a pezza da piede il cameriere sabato scorso al ristorante? Che volgarità. E siete pure pieni di debiti. Per non parlare del pass ZSR non identificato di tuo fratello e del tesserino volontari Croce Rossa falso. «Amo’, amo’, basta, sennò mi fai veramente incazzare: facciamo un figlio subito, lo iscriviamo a Giurisprudenza, tanto là tutti gli esami li passa in un amen grazie a…». Certo… Da cui è inutile che io ti abbia parlato del Porto di Molfetta, del crack alla Divina Provvidenza con il bel marchio Pd sopra all’ennesimo scandalo dei democratici, delle trivelle in mare volute dal Pd e ora dal Pd contestate seguendo il gioco interno delle parti, del Miulli… «An to’, Anto’, torna sulla terra, basta!, ora vado a prendere la focaccia al chiosco e torno». Vai. Ti aspetto. Forse.

«Ecco… Tieni, mangia… Sput!». Ma, hai sputato i pomodori sul muretto a calce… «Embè?». Evita, santo cielo, oltretutto ogni volta che lo fai assumi un’espressione molto simile a quella di Michele Emiliano. Mi fai impressione. «Ma vedi come se la mena questa! Mi correggi in inglese e francese, ché li parli. Ogni tanto pure in spagnolo, visto che hai la madre venezuelana e io ho imparato giusto qualche parola sporca a Cuba… Uh, cioè… Insomma, mi stai a rompere il c..!». Sono esterrefatta. «Sei una borghese di m..! Fascista! Non sei impegnata come me». Sì, a fare i cavoli tuoi. «Sì sì i cavoli miei, embè?! E ora butto pure la carta oliata della focaccia a terra…Tiè!, visto che facevi la volontaria per la differenziata e alla Pro loco lottavi per la salvaguardia del territorio, cara architetta dei miei co… con 29 di media agli esami! E anzi sai che c’è? Chiedo la separazione, e alle prossime elezioni, e vaffa tu, voto Emiliano!».

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