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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 22:34

Kelly, neonata scimpanzé rifiutata dalla madre tra le braccia degli umani

Kelly, neonata scimpanzé rifiutata dalla madre tra le braccia degli umani
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Sei qui neonata, fagotto di natura, venuta al mondo per parlarci di ciò che siamo e che sei tu. Nel Centro Einaudi i vagiti sdilinquiscono le donne più degli uomini che preparano il biberon Chicco a lettere multicolori. Perché la fragilità dei pargoli commuove come la cometa che illuminava la culla di Gesù.

Kelly, pochi giorni di vita e poche notti. Nata, secondo certificato anagrafico, mentre il 25 marzo volgeva nel 26 di un difficile futuro. Tua madre ti ha rifiutata, e se per assenza di latte o anche per inadeguatezza al ruolo non lo saprà nessuno. Ecco perché da Fasano sei arrivata a Bari, germe del Cosmo, atomo che ha generato l’esistenza e che nell’esistenza in ogni forma si riconosce. Ti circonda l’amore di specialisti in camice che ti rifocillano con latte in polvere per bambini a bassa concentrazione di zuccheri ogni tre ore, che ti accarezzano, ti cullano, monitorano peso, assunzione dei pasti, vivacità, reazioni. Un’assistente in clinica ti ha cambiato il pannolone. Sembra di ascoltare il tintinnio di un carillon mentre stringi nel giaciglio di Betlemme l’orsacchiotto di pelouche.

Non è stato necessario chiamare il pediatra dal Policlinico per una consulenza aggiunta. Sei sotto controllo medico sanitario di norma. Perché sei così debole, sei così fragile; scossa dentro più che fuori.

Nel Centro veterinario Einaudi non c’è il prete per battezzarti nella Fonte, ma vieni accudita da persone di fiducia. E che sei più pelosa, e mancante di parola, che sei uno scimpanzé bambina e non una bambina d’uomo non importa. Hai il 98 per cento dei geni di bipedi che hanno inventato i cannoni, la filosofia platonica e la teoria dell’evoluzione. E oggi corrono, là dove sei tu, se l’istinto sulla razionalità la fa da padrone.

Scimmia, amore del mondo, «piccola Kelly» (suona quasi come una canzone), riflesso animalesco dei riflessi nostri. C’è chi ha pianto quando, completato l’iter sotto la responsabilità dei veterinari, sei tornata dove eri venuta: lo Zoosafari. A Fasano ti hanno nuovamente accolta il direttore zoologico del Parco che ti ospiterà ancora per lo svezzamento in aree di servizio, per lungo tempo lontana dagli occhi dei visitatori, le etologhe e le primatologhe, la tua madre adottiva umana, soprattutto, che ti allatterà e ti curerà notte e giorno. Tutti d’accordo che tu non debba mai crederti una donna crescendo tra gli uomini.

Faranno di tutto per reinserirti nel gruppo che non blatera al vento come noi, ma urla al cielo la ferocia. Lì con Sammy, il tuo amico fasanese di due anni, anche lui figlio scimmiesco del rifiuto. Per apprendere i meccanismi di comunicazione. Per dare corso alla storia. Per generare altri esseri che resteranno bambini irsuti. Per celebrare la volontà del libero arbitrio, Kelly adottata da tutti, del patrimonio genetico che insieme sparigliano, perfino tra gemelli omozigoti sottoposti a destino comune, le previsioni sul carattere del nato e sulle sue azioni, esprimendosi nella complessità della perfezione. Così che Caino nasca nello stesso alveo di Abele, così che un’ottima madre spunti da un orfanotrofio nel quale veniva maltrattata da tutti e un’anima di ghiaccio da una famiglia affettuosa. Così che l’intenzione di uno scimpanzé, perfino quella di una bestia incapace di erigere grattacieli che crollano o di sintetizzare nuove droghe, si perda nell’impressionante articolazione dei fattori, delle reciproche connessioni che non sono altro che la foresta di simboli sottesa al nostro corso, il labirinto di reminiscenze perdute svelatoci un secolo e mezzo fa dalla letteratura, il destino dei primati che ha fatto dell’uomo un animale domestico e di te, Kelly sorella nostra, un animale selvatico che parla di noi perché frutto dello stesso animalesco amore dorato come il sole.

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