Domenica 22 Luglio 2018 | 01:23

«Anch’io finalmente tra i 972 attori baresi candidati all’Oscar»

di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Gentili spettator... uh, cioè, lettori. Fino a ieri ero l’unico a Bari a non aver recitato in una delle 600 pellicole che girano nei paraggi in contemporanea. Ora sono anch’io finalmente un attore avvezzo a frequentare Johnny Depp e Robert De Niro sniffando ai party. Sono fichissimo, montatissimo, saluto a stento gli amici di infanzia e posso dire, «faccio l’attore», «sai, lavoro nel cinema», in romanesco barivecchiano.

Tempo fa, in questa rubrica domenicale, scrissi dell’inedita vita di Lorenzo «Varichina» De Santis, sub-proletario allucinatorio che celebrò da solo il Gay Pride nei Settanta e Ottanta per le strade di Bari. Da Roma mi chiamarono i registi e sceneggiatori Mariangela Barbanente e Antonio Palumbo dicendo che volevano girare una docu-fiction basata sul mio articolo formato gigante. Seguirono telefonate di altri dell’ambiente con la stessa idea, poi proposte su miei scritti di diverse tematiche. Così sono diventato un divo hollywoodiano: trascinato per i capelli persi a recitare nei panni di me stesso, «giornalista Alberto Selvaggi», in Varichina – La vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis, di Barbanente e Palumbo, con Totò Onnis nei panni dell’ei fu mega-recchia di Bari. Così un signore baffuto mi ha presentato agli amici nel bar: «Questo è l’attore Selvaggi, sapete, sta facendo il film su Varichina…». «Ah sì!, lessi l’articolo sulla vita di Varichina, di Alberto Selvag... Ma… Quindi lei, Selvaggi, come attore, scrisse di Lorenzo Varichina, no..?».

Il primo giorno di riprese è stato terrificante: dalle 9 alle 14,30 senza mangiare né urinare, rosolato da una troupe di esemplari romani e non romani davanti a telecamere che fissavo con l’espressività di Tutankhamon nel secondo ciclo di imbalsamazione e la comunicativa brillante di un ammalato di Aids. Tuttavia ho ricevuto l’apprezzamento di edotti cinefili (sorvegliati speciali sghignati), tra via Ettore Fieramosca, via Garruba e traverse varie: «Sei un cornuto, Selvà’!». Poscia un «Alberto sei un grande. Grazie!» da un manipolo di omosessuali in via Andrea da Bari. Nessuna mano in culo, per adesso. Soltanto qualche foto di deretano maschile sul cellulare (se volete ve la giro). Nonché un estroverso «tremòne dd’ mmerd’!» da un fanciulletto che al Libertà tentava di investirmi in minimoto e al quale ho sorriso affabile, non per terrore di venir gambizzato dal parentado, ma perché mi era davvero simpatico.

Mariangela Barbanente mi guidava con fermezza materna, e difatti è pure incintola (incinta), ritmando gli ordini con colpetti di mano sulla gamba: «Alberto, togli gli occhiali da sole, rimettili, no!, guarda il portone, destra, a destra, di più, giù, guarda nella telecamera!, ancora, ti devono vedere bene in faccia, guardaci, la telecamera, guarda la telecamera! No, ora lo fai e basta, pazienza se non ti va: azione!». Antonio Palumbo la menava su certa psicologia da Actors Studio con pathos: «Attraversiamo un momento, tu ci sei dentro…». Mah. Giunto all’esasperazione mi stavo varichinizzando in un «sciàt’ tutt’ a ffà l’ b..!». Ma i forestieri della troupe non avrebbero compreso la frase. A meno che a espettorarla non fosse stato Tonino Cassano in campo.

Innumerabili le scenette tra Mola, il Murat, Cimitero di Bari. Per quanto sfibrato, «invergognato», non mi sono mai fatto ridere tanto da solo nella mia vita. Ma l’apoteosi, il «film nel film», inatteso, del tutto casuale, si è consumato in piazza Cesare Battisti sotto un sole aspro.

Parto dopo il ciak da via Crisanzio, tipo mulo al basto, filmato dal codazzo con i due registi aguzzini (stronzi!) teleguidanti. Svolto in Piazza Battisti per l’ingresso cinematografico e la trovo gremita per le lauree in giurisprudenza, come un mercato. Due conoscenti avvocati e un docente sbarrano gli occhi, muti al mio ormai disinvolto, recitativo passaggio di eroe scespiriano: «Alberto…». Bighellono ai comandi di Mariangela e di Antonio tra videofonini che impazzano. Finché dopo selfie, applausi e sghignazzi, tra i flash di chi mi scambia per Laurence Olivier, o per Toto Cutugno, o per il Jovanotti beota accorciato, vengo ghermito da sventole neolaureate che mi donano bouquet di fiori come fossi Raoul Bova baciandomi.

Bene; ehm ehm. Ora devo correre di nuovo sul set, non ho tempo da perdere con voi spettator… cioè, lettori fitecchie. Il direttore della «Gazzetta» mi ha chiesto di raccontare la mia esperienza di «Al Bacino» senza lesinare primizie. Per cui smentisco la lite con Brad Pitt: agli Oscar vincerà il migliore, inutile azzuffarsi. Confermo che mi sono lasciato con Sharon Stone (non sa aprire le cozze). E ribadisco il prossimo passo: a fine giugno reciterò in un film porno con un contributo di Rocco Siffredi. Titolo: Membri di giornale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

GDM.TV

Bari, avvistato grosso topo a Pane e Pomodoro: tranquilli è una bufala

Bari, avvistato grosso topo a Pane e Pomodoro: tranquilli è una bufala

 
Locorotondo, così il suocero tentòdi uccide il genero: «Sei morto»

Locorotondo, così il suocero tentò di uccidere il genero: «Sei morto»

 
Faida garganica, omicidio in pieno giorno a San Ferdinando

Faida garganica, omicidio in pieno giorno a San Ferdinando

 
Bari, donna prigioniera del fuoco in casa. le grida di aiuto

Bari, incendio e paura a Japigia. Le grida, il salvataggio e le testimonianze

 
Bari ai baresi

Bari ai baresi? I sogni e le voci dei biancorossi

 
Maxi sequestro a Lecce

Lecce, maxi sequestro di anabolizzanti: 500mila pasticche in un garage VIDEO

 
Commento fallimento Baricalcio di Fabrizio Nitti

Nitti (Gazzetta): «Troppo tardi. Evidenti colpe di chi ha gestito»

1commento

 
La sciarpata, l'inno, l'emozioneSulle note si «insegue un sogno»

La sciarpata, l'inno, l'emozione. Sulle note si «insegue un sogno»

 

PHOTONEWS