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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 15:36

E per San Nicola ecco Emiliano «il vescovo di Puglia»

E per San Nicola ecco Emiliano «il vescovo di Puglia»
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - San Nicola è il santo dei baresi e di altri devoti che baresi non sono. Ha un bel volto anche nelle ricostruzioni sviluppate da tracce in tridimensione. È meticcio, non bianco. E come tutti i santi è una brava persona.

Stava lì a Myra tranquillo sepolto in cenere e ossa. E si è ritrovato a Bari, di là di una Muraglia tempestata da onde invernali furiose, portato a braccia da marinai che digrignavano un sermo volgare aspro quanto versi in musica rock.

E guarda, tu pellegrino, allora, quello che guarda oggi San Nicola, lui che sussiste nella santità senza esistere più. Nella Basilica, che è magnifica, e su questo non c’è questione, il Vescovo scruta l’ombra attraverso il cristallo degli occhi. In maggio, mese fatato anche per i suoi fiori, dopo che l’anima gli si è liquefatta servendo manna all’immaginazione di molti, ode un fracasso di individui che irrompono, li fissa attraverso la Luce dell’Alto Fattore mentre lo abbrancano, lo scuotono, mani forti d’uomini che, fatta fede in Dio, hanno fatto fede di lui, e poi scruta tra le idee di questi crani, spelati, erosi, o ritti e folti, laici, monacali, prelateschi o non, sussidiari, principali, sinceri, profondamente ipocriti talvolta, tanto che il credo si perde nell’ambiguità dell’interpretazione.

E poi segue, sospirando quasi, riducendo la visuale sulle orbite, l’affaccendarsi di frati domenicani, ingegni saldi nella loro cultura e nei compiti, mentre comincia il breve viaggio, che è immensità per lui, Nicola Santo, per terra e per mare, attraverso le ali e le scosse telluriche del mostro che si fa folla di baresi, foggiani, milanesi, russi, tedeschi, cittadini di ovunque che gridano ritualmente, «San Nicola, San Nicola!», e qui sì, di sicuro, il prescelto da Dio, metà negro e metà color del giglio, non sa darsi spiegazione.

Perché lui crede. Perché lui ristà. Perché s’illumina, perfino nella sorte di essere finito tra i protagonisti di un film firmato da un tizio dalle chiome di Vercingetorige che parla mezzo romano ma che è tutto di Grumo, Sergio Rubini, il quale sarebbe un pozzo di scienza ed un pozzo di cinema pagato dal Comune di Bari che già furoreggia da mesi in servizi di giornali, web e tivù per il suo record di consulenze democratiche ignominiose.

Non bastavano la ressa paurosa, i gas di scarico, panini e verdure sottolio seminati in grani sull’asfalto, bocconi succosi per gli scarafoni. Né la tempesta dei botti, tanto simile ai flash esperienziali degli allucinogeni. Né i colpi al cuore dei cani, bum bum!, bau bau! Le strade chiuse mentre gli autoctoni premono i clacson ed elevano «aouuu!» in armonizzazione.

Gli occhi del Santo dei baresi, con gli orecchi tesi a carpire voci, seguono anche la querelle legata all’invito per l’ammucchiata inter-religiosa, dacché gli islamici, mica a torto, hanno fatto notare che con Nicola e gli altri santi cristiani, con i furti che danno di traslazioni, con le grigliate sul Lungomare fumogeno e i resti di focaccia lanciati alle bavose, nel ruolo di figuranti del filmetto italiota non c’entrano molto. Soprattutto dal giorno in cui le sue pupille ornate di color nocciola hanno catturato il labiale di due scansafatiche del Municipio a zonzo in piazza Prefettura: «Le idee per la processione stanno piacendo molto. Rubini sta pensando di girare una serie per Raiuno, in autunno: Marietta di Rivombrosa e il segreto di Santo Nicola». Con Michele Emiliano nei panni del Taumaturgo cristiano di Myra che si allea al contempo con musulmani, sciiti, terroristi zeloti armati di «sica» e greci ortodossi presentandosi al mondo come «Il Vescovo di Puglia». Tanto la sinistra non esiste più.

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