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Mercoledì 24 Gennaio 2018 | 04:47

Ti presento Bari ... anni Settanta

Ti presento Bari ... anni Settanta
di ALBERTO SELVAGGI

Una specie di freddo che sa di passato cinge Bari. Sei nella braceria El Churrasco, la gente fa la carne a brani con mandibole di cane. Quand’ecco che dal profondo dei decenni spunta tale cameriere Gianni, porge verdura con quel tipico sguardo equivoco e piatto da comparsa B-movie anni Settanta: santo cielo ma chi sei tu, un miracolo?, fermati, individuo cristallizzato, devo fotografarti, sei la prova che ci sopravvive ciò che abbiamo dimenticato.

Te li ricordi i Settanta? Dico anche a te che non eri nato. Erano gli anni Settanta e tu soffrivi profondamente. Erano gli anni Settanta e tu amavi profondamente. Erano gli anni Settanta e sentivi tutto profondamente perché alla vita credevi. I prof Babudri, la Tatulli, «il 6 politico non lo assegnerò mai!», il liceo Flacco che fece la storia, Marco Barbieri e Leonardo Spagnoletti in assemblea hanno incantato i compagni, Gaetano Quagliariello chiede i soldi come tutti i radicali, Berlinguer e Moro, calci in testa rossi e fasci, Diccì Piccì, sindaci monocolore scudocrociati, Antonio Laforgia, Paolo Forte, Nino Vernola, Nicola Lamaddalena, Luigi Farace. Vito Laterza e il libro-intervista, «i ragazzi di via Dante», gli intellettuali, «io sono un intellettuale», école barisienne, Beppe Vacca, Mario Santostasi, Franco De Felice, Vito Amoruso e Franco Buono, editore Diego De Donato, Biagio de Giovanni, Arcangelo Leone de Castris, nome letterario interminato, Vito Amoruso, Franco Botta, Franco Cassano e Giuseppe Vaccari, Marx nel paradigma gramsciano, Mao ed in Cina vacci tu, avanti vediamo, Russia, vacanza in Jugoslavia, si suona nei locali privati, si suona nelle scuole, Eko 12 corde, kazoo di plastica, al Libertà Francesco De Gregori chiede scusa dal palco: «Calmatevi… So che siete più a sinistra di me».

Gli Area spendono troppo per la strumentazione: a pugno chiuso l’Internazionale. Edoardo Bennato nel Supercinema cantando saluta Lorenzo «Varichina» e quattro ricchioni fantasmatici: «Siete voi, sì sì, soltanto voi..!». Fiat 127, Renault R4, «austerity», in viale Peucezia col calesse, sulla Graziella o sopra i pattini, maglione girocollo, pantalone a zampa, ’75 e ’76 sciopero degli autobus, il bipiano verdegiallo verso il San Paolo, palazzinari. Il Purgatorio, fammi posto, hai una Marlboro? Nico Salatino, Gianni Ciardo, Mariolina De Fano, Nicola Pignataro, canzoni di Natale in vernacolo, il popolare teatralizzato, Bari Vecchia e la gastronomia tradizionale, Nietta Tempesta e Jarche Vasce miracolo del Piccolo Teatro, Leone Di Lernia con Gaccia ad’avè e due ballerine abarthizzate su Telebari, si inceppano i film western e di notte quelli pornografici, Marina Frajese, Vanessa Del Rio, Karin Schubert, cinema Marilon. Meglio a piedi che in filovia, il pennone di trasmissione elettrica s’è staccato dal cavo, l’ar te, dalla A alla Z, in mano al genio dei compagni, il Giardino (Piazza «Rossa» Umberto), che vuol dire Armando, Mls, Bar della Posta, non passare da Piazza San Ferdinando, Poggiofranco Sieg Heil! Caffè Esperia, Bar delle Rose, nella sezione Passaquindici tengono sempre due pistole, già, e noi le spranghe. Maurizio Pollini vuole suonare gratis per gli operai, Giorgio Gaslini nella facoltà di Lingue stira l’occhio mezzo chiuso maliardo: «Hai una sigaretta? », «certo, maestro» si sdilinquisce una riccia sexy dagli occhi neri fiammeggianti.

Tutto era nel ventre verso il basso: giù nel box per suonare i King Crimson, giù nella garconniere, giù nel locale fatto in casa luci verdi, rosse e gialle, giù nel cineforum dibattito, giù a teatro, giù nell’Hokum Club con la strobosfera-mondo dei camerati, giù nel Cellar e nel Privè, fino ai nuovi templi discotecari, su a Lotta Continua per le scale scassate, «vuoi fare l’offerta per il ciclostile?», «tieni 70 lire, il resto mi serve per il gettone telefonico, devo avvisare mia madre». Maggi Junior, Santagostino, Capozzi, Armeria Bernardelli, Mincuzzi, Bimbi, Superga e sandali occhi di bue dalle fibbie sadiche. Ranieri dischi in via Sparano, 7Note baffino in corso Cavour, l’adesivo arancione dalla copertina non si stacca. Le radio libertarie con musica, prima e dopo, ineguagliata.

«I compagni di Roma sono tosti, schierati davanti ai celerini a battere le mazze sull’asfalto», Antonio con Nino guarda giù dal balcone nel rione San Pasquale. «Quando verrà la Rivoluzione», sì, dice Rivoluzione, mentre un topino infrange il deflettore di una Fiat 128 bianca con il gomito per rubare il mangianastri. Io ho provato l’eroina due volte e stop, ho letto sui fumetti di Frigidaire che la demonizzazione della sostanza è roba dei matusa. Con l’acido non riuscivamo più a tornare a casa. Scusa, ma tu che fai? Io? Teatro, ma non con il Cut, non conosco il regista Michele Mirabella, ho inscenato la mia finta morte, sai, una rappresentazione di vita reale. Al Petruzzelli è arrivato il Living Theatre, Nicola ha conosciuto una ballerina in camerino ma ha soltanto pomiciato, dopo, a casa sua. Non capisco perché Raffaella vada a letto con tutti e con me no, stavamo a casa in sette, ognuno con qualcuno nelle camere, poi ci scambiavamo, e con me niente, mai. «Cachiamoci», «a sciolta e a spruzzo», «Pino è un chiavico», «Giuliano a scuola è considerato un bono», «Tony è forte a fare a mazzate», «cq dx, cq dx», la Gbc, radioamatori che scendono e salgono, antenne watusse che cascano, Gioele Pignone «Amos», cibbista mobile in Maggiolino scarlatto. Nicola Di Bari ha vinto Sanremo. Ma è di Bari? No, di Zapponeta ma devoto al nostro santo.

Italo «Paperino» Florio, leggenda del calcio, 3-1 Bari-Catanzaro, gli hanno fregato la radio dall’auto, no, i topini gliel’hanno ridata, «scusate, non sap eva m o …». Lo Stadio della Vittoria è pieno di puttane, puttane verso Torre a Mare, la tettona della ferrovia dell’estramurale Capruzzi. Il flipper si è scassato, Crystal Ball, palline Clic-Clac mi sono rotto il radio, organo Farfisa, Selling England by the Pound, la puntina del giradischi è consumata. Sei un anarchico? No, degli autonomi. L’esorcista , Il padrino, Fantozzi, Yuppi du: sai che c’è un attore cinematografico di Bari? Con Gian Maria Volontè in Sacco e Vanzetti faceva Sacco: Riccardo Cucciolla, straordinario. Din-don, quarto piano, il Pioneer argento diffonde The Lady and the Unicorn di John Renbourn, «ciao Rosa, ciao Angela», entra Tiziana Schiavarelli portandosi dietro una nube di fascino ramato. Sai che fa l’attrice?, è un po’ più grande di noi, ha 15 anni, va in Piazza Umberto, è una incazzata.

Sangue tra compagni sbrindellati e mazzieri con svastiche d’oro e ben lavati, il 28 novembre ’77 parte un commando per vendicare tre camerati spediti in ospedale: «In piazza Prefettura hanno ammazzato il giovane comunista Benedetto Petrone!». Msi, Cisnal e tutta Bari a ferro e a fuoco, «Benny vive» scrive a spray Gianluca planando sulla pensilina del liceo Salvemini con un balzo: nessuno fiata. Tutti in fuga, piangono le fidanzate dei fasci: «Accelera, portami a casa!». Poi nella Chiglia Apula organizzarono la prima festa con neri e rossi, fra i quali molti destinati a passare in concordia dall’esercito ideologico a quello degli spacciatori o dei drogati. E La febbre del sabato sera al Rainbow si portò via ballando tutto ciò che ancora non era incominciato.

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