Domenica 22 Luglio 2018 | 20:22

Bari, il giallo del geco assassinato sotto la pioggia

Bari, il giallo del geco assassinato sotto la pioggia
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Era un maledetto giorno di pioggia di un venerdì 27 febbraio, che è poi l’unico nel 2015 sul calendario. Sulla coltre del cielo color topo affumicato si specchiava la gola tozza di un geco, pancia all’aria, dita divaricate nel rigore della rigidità mortale sopravvenuta almeno un paio d’ore prima le 11 che segnavano le lancette di questa città.

Il cadavere era a piè del marciapiede, accarezzato da languori di pioggia che scorrevano lungo via Dante, all’altezza delle vetrine di Geox, accanto a una Smart bianca, civico 21, per essere esatti, presso uno stabile dall’androne in granito sanguinario, al 25, menzionato più volte in questo spazio di giornale che tenete in mano.

Il geco non aveva lasciato niente di scritto, per cui il suicidio apparve subito una pista investigativa non praticabile. Difficile pure che fosse annegato come un alluvionato del nord Italia: pioveva fitto ma non era esplosa una bomba d’acqua. Nessuno si era presentato squittendo o fischiando per identificarlo. Nessuno aveva raccolto frasi di maledizione o di accusa dalla sua bocca mentre spirava; e il caso era viepiù alterato sul piano di realtà dal fatto che non è chiaro se i rettili parlino. Di indizi, o testimoni, manco a parlarne. L’unica certezza era il movente: la ripugnanza.

Il portiere del palazzo, Giovanni Colaianni, eccellente gecatore (cacciatore di lucertole dei muri) del Murat era assente e venne contattato sul cellulare: «Ehi, sai niente di un geconide bioadesivo del cavolo stecchito due vetrine accanto al portone che guidi come un capitano di nave?». «No, ma cos’è ‘sta storia, è assurdo, in pieno inverno, e mentre piove un sacco. Sono fuori per gravi motivi familiari». Alibi confermato.

La vittima presentava ferite lacero-contuse alla base del collo; già, ma dov’è il collo di un geco, o il geco di un collo? Poteva avere tra i 40 e i 45 anni. Probabilmente separato (così, a occhio). Le sue mani… uh, cioè, le sue zampe a spatola non presentavano escoriazioni né porzioni tumefatte il che escludeva un tentativo di difesa: probabilmente si fidava di chi lo aveva accoppato. Erano prive di callosità, denotavano anzi abitudini da artista: poteva essere un musicista. Comunque io non lo conoscevo.

Nel Policlinico non erano disponibili anatomopatologi. Venne allertata la Questura: «C’è un morto qua, non che io sia scontento, intendiamoci, ma lo segnalo per spirito civile». Campa cavallo. Non si trovava un poliziotto manco a sparargli con munizioni acquistate dallo Stato su assegni postdatati. La Scientifica era impegnata in un corso di aggiornamento a Roma. I passanti si fermavano, modulando ricostruzioni di delitto campate in aria. Più spesso si allontanavano schifati. E quello era là, supino, imbalsamato nell’estrema boccata. Dicci, geco, dov’è la tua anima? In quale dei nostri spazi si è rifugiata? In quale fenditura d’immaginario si è rimpiattata? Eri forte, lo dice la tua stazza. Eri impietoso nello sguardo. Non una prece, né un Canto del geco morto ammazzato.

Ci si interrogava guardando i negozi prospicienti Fizzy, Pintucci, gli attigui Luciana, Berga 35, Lamparelli. Ma il sospetto sfiorò soltanto l’ingresso del personale della Bnl. Il segretario di un avvocato, non ricordo se di sinistra o renziano, accampò l’ipotesi che l’omicidio potesse essere avvenuto altrove e che la vittima, similmente a una orripilante Ofelia scespiriana, fosse stata trascinata dalle correnti pluviali e deposta colà. Dunque: la Piazzetta dei Sapori campani? Gab different outlet? Nuccia Costantini, Liu-Jo, David Naman, Prima Donna, Bassetti, Experya, Ruco Line, fino all’incantato Fiori Blu su via Argiro alla girata? E poi chi. Chi si era macchiato le mani di sangue freddo non versato? Un commerciante gecofobico? Una commessa satanista dagli occhi d’acido che intendeva sacrificare al Male? Un rude ungitore di saracinesche? Un lavavetri complessato?

Proprio in quel mentre scese in cappotto nocciola l’ex procuratore di Bari, Michele De Marinis, che ha studio legale in via Dante. Quale persona più esperta per guidare una indagine? Ma lambì il mistero senza avvedersi del sauro: «Salve, signor procuratore». «Buon-giorno».

Da cui incominciai a chiedermi senza rispondere se l’assassino non fosse quello che adesso scrutava così da vicino la bruttezza urticante dell’ammazzato. Ovvero io, a quanto mi pare.

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