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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 05:40

Le difficili nozze per Eddy e Nichi

di ALBERTO SELVAGGI

Eddy Testa e Nichi VendolaVerso le nove della sera, ora in cui gli spettri incominciano a imbellettarsi per le apparizioni richieste da coloro che immaginano di vederli, la manina di un collega posa non vista per goliardia intellettualistica sulla mia tastiera in Gazzetta un prodotto fresco del campo editoriale di casa Laterza: Il matrimonio omosessuale è contro natura – FALSO! , di Nicla Vassallo, docente di teoretica all’Università di Genova. Forse perciò la notte ho vissuto il sogno squarciato d’incubo che segue.

Din-don!, suona al mio uscio un tizio. «Chi è?». «Un amico». «Eh. Aspetta che ti scruto dallo spioncino… Col cavolo! Ma tu sei Eddy Testa, o meglio, Ed, il zito di Nichi Vendola». «Sì, gli somiglio moltissimo, per cui sono effettivamente lui». «Certo non posso accoglierti benevolmente, visto che mi abbattesti con un tuzzo nella rubrica del 14 febbraio 2014, aizzato dal governatore, quando feci irruzione nel suo ufficio. Così ti rivelasti un finto italo- canadese, cioè barivecchiano vero». «Ritiro quello che ho fatto. Anzi, riscrivi quello che ho fatto. Ma adesso devi aiutarci, visto che ti sei proclamato Mago dell’Amore e godi di transumani poteri».

«Aiutare chi?». «Me e Nichi. Vogliamo sposarci. Lui dice che avrebbe trovato un iter legale estero-Italia, ma in realtà non lo vedo convinto. So che le tue facoltà invece dilagano tra realtà e fantasia, confondono il falso col vero imponendosi come autocrazie immaginifiche sull’elefantiasi normativa del riconoscimento delle unioni gay, sulla cruda prosaicità omofoba della conservazione maschilista, si abbattono come fulmini spiazzanti contro narrazioni epifaniche escludenti, rappresentazioni farisaiche e babeliche di un mondo che nel suo magma semantico inghiotte spazi di vivere associato e di diritto, di un mondo che mortifica la sapienza dell’aristocrazia degli ultimi, e che, cari compagni e compagne, reifica nell’apologia compulsiva un capitalismo irresponsabile in cui perfino l’innovazione diviene vettore di esclusione sociale e di implementazione delle potenze speculative..!» (l’orazione prosegue per mezzora in apnea interpuntata soltanto da sputacchi rarissimi).

«Francamente, Ed, non ci ho capito un fico. Mi sa che la vicinanza del presidente ti influenza negativamente nell’elucubrare poetizzato di multipla sega. Vendola è addirittura peggiore di me in questo, e io non lo ammetto! Comunque c’è altro che vorrei sapere prima di avviare qualunque transumano intervento, sì da coronare nel codice ciò che in cuore già avete».
«Domanda, o Mago d’Amore, tu che puoi tutto e tutto sei». «Per esempio, caro il mio finto canadese: il commaro lo tieni? Tipo, un segretario in ufficio, o l’uomo delle pulizie, secondo l’estro?». «Veramente, no».
«Tu e Nichi convivete in annoiata indifferenza per l’unico fine di empire l’horror vacui che è la solitudine cioè la vita stessa?». «Siamo dal 2004 nel centro storico di Terlizzi per la sola volontà di continuare ad essere felici». «Fate test di gravidanza?». «Non ancora». «E vi rompete i piatti in testa svelenando l’un l’altro sulle famiglie rispettive se uno strizza nel tratto centrale il tubetto del dentifricio?». «Il contrario, mi sembra ci sia parecchio rispetto. Quando discutiamo è su questioni serie». «Ah».

«Quello che per me è l’amore e per voi un presidente, a casa inventa canzoncine d’epoca per prendermi in giro». «Mah, secondo me le ricicla dai bootleg di Orietta Berti, o da Nicola Fratoianni quando si ‘mbriaca ai festacchioni o sul caicco». «Io e Nichi non abbiamo mai smesso di passeggiare insieme da quando a Roma, in quel bar nel caldo di settembre, le nostre anime si unirono».
«Eh. E voi due vorreste anche adottare un figlio, anzi, più d’uno, e poi mandarli a scuola come se nulla fosse tra i compagni tutti figli di divorziati o separati in casa, o di stalker denunciati invano all’autorità giammai costituita? Si sentirebbero dei diversi, emarginati, e crescerebbero con traumi che nelle separazioni, oggi, assumono invece scarso rilievo. Ci avete pensato tutt’e due a questo?».
«No, in effetti». «E dimmi, Eddino, ti dichiari apertamente omosessuale e poi alla chetichella fai sesso con femmine a pagamento, meglio se brasiliane o thailandesi, come per converso diversi noti etero baresi che pagano affinché saltuariamente qualche uomo o trans li possegga?». «Non avverto curiosità per l’altro sesso, ho delle carissime amiche, questo sì».

«Ah. E almeno ti sei fatto intestare un appartamento a Bari, o a Roma, progettando poi di lasciare subito dopo quel bambascione di Nikita per andarci a vivere con l’amante che tieni da un pezzo?». «Non ci penso nemmeno; un domani, al peggio, ci lasceremo». «Beh, allora, temo abbia ragione quel menagramo di Vendola: il riconoscimento sociale e giuridico della vostra unione lo vedo difficile. Poi non vi meravigliate se vi discriminano».

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