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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 12:07

A me nessuno chiama per la video-secchiata?

A me nessuno chiama per la video-secchiata?
di ALBERTO SELVAGGI

Ehi tu, presidente Obama, uomo abbronzato (copyright Silvio Berlusconio, un grande), che fai dormi?, come diamine è che non mi hai ancora chiamato? Uelà te, culona di una Merkel (ibidem, e qui ascendiamo all’immensità), com’è che non hai messo su la cornetta come fa tutti i giorni Francesco il Papa e hai fatto «drin drin» sul 32832... per dirmi di prima mattina, «svegliati zubito Selvagginem, tu ora prenderti secchiata nelle corna essendo notariamente un kornuten grande grande e fare il fico assai in favore della ricerchen pro Sla e tutti i giornali parlare di te minchionen e tu con pochi marchi... uh, cioè, volevo diren, con pochi euro di voi fitecchie italianen diventare famoso, pur restando imbecillonen taraten, nonché invertebràten».

No, figliuoli miei amati, no verzurelle leggiadre, no, uccelletti che agonizzate per l’aere soffocante di questa Puglia tropicale: non sto farneticando. Non più del solito. Sono l’unico, credo, a non avere stato chiamato, o a non essere stato interpellato (secondo che come a uno ci piace), in questa simpatica catena di Sant’Antonio filantropica vippaiola esperenziale detta «Ice Bucket Challenge».
Che significa? «Semplice!», come direbbe Bill Gates, uno dei primi geni imbecilli che ha partecipato.

Qualcuno (non Dio, ve lo assicuro, e neppure Marta Flavi) si è svegliato una mattina e ha lanciato questa campagna a ritmo mediatico autoreferenziale concatenato: il vip, o il «vippe», o il televolto prezzolato, si mena una secchiata d’acqua gelida in faccia, filma la sceneggiata trasferendo su Youtube il video sceneggiato spesso con risate («ah ah, ah ah!»). Nomina in staffetta un pari o un impari o chi gli pare che farà altrettanto, e smolla, secondo la prassi, un obolo per una delle malattie più amare del Creato: la Sclerosi laterale amiotrofica. L’iniziativa teatrale, nata negli Usa e dilagata, questa Ice Bucket Challenge doccia ghiacciata è orientata da una forza inerziale. Quella che mette tutto all’ammasso, la condanna agonica con il tele-palato.

Papa Francesco ha detto no: sgancia ciclicamente denaro ma senza dirlo né recitare. Piersilvio Berlusconi (sì, lui) ha detto no: ha fatto beneficenza ma rifiutandosi di «fare il giullare». Giuliano Pisapia, un tizio dalla erre estremamente moscia, ha detto sì e s’è congelato con una secchiata impegnata. Ha passato il testimone a George Clooney, un intelligentone dalla mascella non so se più comasca o americana. Si è filmato grondante pure un cretino di talento nel corpo quasi elastico del multimilionario Adriano Celentano, che ha nominato a sua volta altri (in redazione mi hanno detto chi sono ma l’ho dimenticato).

Come su un Facebook o su un Twitter upper class, nell’esposizione ad alto ritorno d’immagine sono finiti anche il sindaco di Bari in video da spiaggia («via quella pancia!», ti direbbe Wanna Marchi, «cosa sono quei rotoli brutti di grascia sulla panciaaa?! Cos’è quel collaccio da tacchinello abbottato?!), a breve seguito dalla ministra Marianna Madia, da dj di grido o silenziati, musicisti, manager, attori, capre (sono quelli che recitano nelle fiction italiane e nei film italiani), starlette, divi di qualche cosa, personaggi di non si sa chi.

Il risultato dell’ambaradan è questo qua: totale di 30.000 euro bucati rimediati in cambio di una pioggia di filmati pluri-cliccati, condivisi e quant’altro, con protagonisti spesso fottuti riccastri. Trentamila euro del cavolo, nulla cioè, raffrontati in percentuale alla pioggia di donazioni per la ricerca sul territorio americano. Tirchieria militante in cambio di un colossale feedback mediatico, spesso politicizzato, con assalto alle redazioni di tv e giornali: «Ho fatto l’Ice Bucket, sì, in salotto, a casa, lo puoi mettere? Ti giro foto dal video e comunicato». Senza contare le zuffe fra vip e vip aspiratori o aspiranti, inviperiti per non essere stati chiamati al gioco sociale: «E che sono io, nessuno? Non mi pare. Ti volevi tenere tutta la scena? E tienitela, basta!».

Non so se è arrivata già voce a Totò Riina. O al casalese «Sandokan»: permesso premio per la bravata. O a Raffa Carrà; magari è in vacanza. Certo che ‘sta storia della video-Sla non mi spiace: paghi un fico e pigli assai. Non è come vincere «Amici». Ma quasi. Ecco perché aspetto che mi chiamino: 32832... Mè, chiama. Chiamate.

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