Sabato 21 Luglio 2018 | 13:53

Ex Caserma Liberata Rossani meglio okkupata che morta

Ex Caserma Liberata Rossani meglio okkupata che morta
di ALBERTO SELVAGGI

In via Cardassi, libreria Zaum, covo pacifico di CaratteriMobili, casa editrice barese di virtù eroiche che si regge sulle stampelle senza magnarsi soldi da improbabili autori, Arcangelo sbuca da una porticina coi capelli spioventi da un lato e rasati amezz’asta giù verso la nuca, dato che possiede ancora una chioma. Un’àncora pencolante dal lobo, acquistata su indicazione di Clara, un’altra dei quattro soci. Musica, tendenzissima anch’essa, indie laptop, che dà di sprofondo. Ma soprattutto un nome, sulle labbra di impegnatissimi giovani che discutono, «la Caserma», «ex Caserma Liberata » (questa l’esatta dizione), la Rossani, insomma, corso Benedetto Croce, dove praticavano atletica i ciucci vecchi tra noi. Con il titolo di un instant book CaratteriMobili: Diario Rossani, La difesa dello spazio pubblico e la privatizzazione della città, firmato da Nicola Signorile, giornalista della Gazzetta più bruno di un immigrato cotto, impegnato in circa 744 presentazioni, comprese tappe future a Roma e a Berlino, metropoli che presto verranno a sapere del più grande centro sociale d’Italia, aperto il primo febbraio nello sgombero di Villa Roth come un sipario lacero sul fondale di un palcoscenico brulicante di popolo. Lungo via Giulio Petroni vedi passare soggetti crestati in bermuda, canotte scure, dred, anfibi, cani rigorosamente privi di pedigrée, una ragazza dai capelli azzurro Fata Turchina e rosa, etnie di controculture che si interfacciano e si fanno una nell’intenzione di far politica dal basso, ovvero dagli uomini. E capisci subito che è vicino l’ingresso del luogo.

Un cancello monco ha una freccia di legno inchiodata sopra, «Felicità». Un murales di fronte, con «Libero e ribelle» spruzzato dentro alla stella da contras. E a destra un colossale Massimiliano Fuksas che accoppa Santo Nicola. È un milionario che fa l’architetto, romano de Roma, e nella Rossani vorrebbe impiantare senza rigetto il parcheggio di 800 posti. Fra le sorprese che ai combattenti non vanno giù. Un robot alto due vatussi, composto con materiale strappato ai bidoni, ti fissa stroboscopico all’imbocco del gigantesco piazzale dal quale tutto si snoda: «Non delegare la tua rabbia».
Sulle pareti si innalzano barbagli di fuoco e slogan di lotta, lungo una rete di recinzione dell’area off-limits una pinacoteca sotto le nuvole, all’ombra di un muro un salottino surrealista attorniato da resti di materiali insoluti, ovunque cadaveri della Caserma che fu, pedane, tettoie scuoiate, sedie nel nulla; ovunque creazioni scultoree, o di writers come rigogli allucinatori.

I ragazzi sono lì. Punk, rasta, ska, sinistra antagonista in ogni declinazione. Hanno fatto la pappa nel camerone attrezzato per le cotture. C’è aria di bivacco digestivo e in alto ci sono i sogni e c’è il sole. Il verde divora gli edifici di questi 80mila metri quadrati abbandonati da dieci anni e il cemento devitalizza quello che può. Spunta un giornalista, specie di inglesino lebbroso, che comincia a scattare foto con l’iPad a un pene a spray: «Mirabilmente artefatto, miracoloso». Viene tosto avvicinato e ammonito dai responsabili dell’okkupazione. E a ‘sto punto non ci vuol molto a immaginare l’arrivo in bici dell’ologramma di Signorile, col baffetto e il sorriso da dirottatore, neutralizzare i giovinotti con far saputo in difesa del collega collezionista di membri e griffato fino al culo: «Ehi compagni, conoscete il giorno del bando concorso del 2010 e le cubature dell’area Rossani destinata al recupero?». «…». «E come la mettiamo con le ripercussioni nel DPP sulla cosiddetta sella centrale?». «Ma che c…».

Tutto è irreale, in fondo, nello sconfinato perno di quattro quartieri dell’urbe. C’è un orto biologico, c’è un bosco, oltre le colonne lo skate park, il cesto da basket costruito con le mani nude. «E tra i progetti autunnali un campo da calcio e uno da calcetto», annuncia Vincenzo Inzerillo, palermitano ventunenne precoce. «Per uno sport non agonistico bensì salutista e accessibile a tutti». Un lenzuolo all’ingresso delle palazzine in uso, sopra a due metafisiche sedie da cinema loffio, espone un cubitale «Questa non è una piazza di spaccio». «Al massimo fumiamo canne, stop», dice una ragazza importata da Ruvo che ascolta la medesima musica che risuona in Zaum.

Il Collettivo di 50 persone, estendibile in assemblea a chiunque si trovi, si riunisce ogni lunedì per l’autorganizzazione. Antifascismo, antisessismo, anticapitalismo, autofinanziamento, tutto gratis libero contributo: concerti, arte, corsi, recitazione, mostre- mercato, «chi vuole viene qui e fa qualcosa». Riprendiamoci la città, Krew, Autonomia Galattica, Fluo, Intifada fino alla vittoria. La partecipazione dei residenti si è diluita, ma «c’è pure l’estate che smorza», notano un hipster proletarizzato e un torvo hip hop. Con un lavoro da bestia i disobbedienti hanno messo su il Teatro sociale e montato il palco ramazzando legname ovunque. Una Palestra popolare con discipline che vanno da «Mazzate miste» alla «Thai Box», senza dimenticare i corsi «Yoga », lunedì, mercoledì e venerdì; martedì e giovedì ginnastica pura. Al primo piano da due finestroni vacanti sventolano i panni del quartier generale rosa della Clown Army, collettivo antimilitarista di guastatori giocosi. Attigui la Libreria sociale «Pavlov Fyssas», rapper greco ucciso dai militanti di Alba Dorata, dove molti leggono e studiano, Pinacoteca, la Stanza del Kasba, Kollettivo autonomo studentesco barese, Progetto scuola libera, il Laboratorio. C’è un problemuccio. Manca l’energia elettrica, se escludiamo i generatori pendolari che urlano.

Manca l’acqua, anche lassù nel cesso unico: la si raccoglie da una fontana vicina in bidoni, carrelli della spesa per il quotidiano trasporto. La ex Caserma è «presidiata e okkupata», non ci si dorme la notte. Ma ugualmente è auspicabile che Fuksas vi dirotti il Tevere o i flussi del Canalone, con un progetto dei suoi vistato «Comune». Date l’acquetta a questi figliuoli.

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