Venerdì 20 Luglio 2018 | 14:50

Ridatemi MichelEmiglién’ unico vero sindaco di Bari

Ridatemi MichelEmiglién’ unico vero sindaco di Bari
di ALBERTO SELVAGGI

Piangevano tutti, durante la consegna della fascia tricolore dall’ex primo cittadino al suo primo vicario: l’omaccione caricaturale, il cucciolotto con la crapa da televisore anni Sessanta (che le preoccupazioni stanno estendendo a uovo), i gregari, i sinceri affezionati, i numerosissimi lacchè per i quali un posto o una consulenza o dieci appalti valgono dalla sinistra mesciata quanto dalla destra incolore. E anch’io ho pianto. Vedendo sfocarsi, fra le trasparenze delle lacrime, l’unico bambolotto brutale che mi faceva sghignazzare e che riempiva il vuoto politico di questa città.

Certo, Michele Emiliano ingloba incarichi come un’idrovora – altra contingenza naturalmente comica -, pendolare a San Severo, a Santeramo in Colle. Lo vogliono a Galliate (Novara), dato che «è più leghista di noi». Nel futuro prossimo lo vedremo troneggiare sul Lungomare Nazario Sauro, civico 33 (immaginate la faccia) come governatore. Ma le sue natiche incallite non sfregheranno più la scranna del Municipio, suo vero proscenio di baresitudine. Non sarà più la stessa cosa. Perciò piango. Io più dei suoi sguatteri, o dei suoi pidini fighetti inutili.

Non ascolteremo più in strada crocchi di vecchiardi digrignare, «mocc’ a ‘l mu… d’ MichelEmiglién’…», «kudd’ cor nutòn’ d’u sindac’ de Bbare!». Le norme elettorali mi hanno scippato il cartone animato col suo testolone. Appena lo vedevo, in una delle sue pose, mi spiattellavo le mani sul volto e mi cappottavo dalle risate. E adesso che ci è rimasto? Non un fegato biancorosso, non una barbula da Canalone, no sceneggiate straordinarie: l’unica personalità d’impatto su queste rive smorte. Ecco perché sono piangiuto – come si dice a Bari – mentre tutti piangevano durante l’insediamento di Capa Quadrata in Comune.

Per carità, è stata una delle scene più ridicole della storia iper-umana (protagonisti erano due umanoidi). I colleghi della Cronaca di Bari della Gazzetta mi hanno telefonato in tempo reale, «corri!, vieni a vedere le foto della cerimonia arrivate sul nostro sistema, è roba che svieni dalle risate e ci monti una commedia sopra». Ma già mi si configuravano prospettive in desertificazione. Niente più corpaccione sciamannato che in pausa dieta si gonfia e alla ripresa si sgonfia. Niente più occhiolotto (occhio) aquileggiante brutto. Niente più petto tacchinoide di spocchia. Niente più piedozzi 49,5 menati a casaccio per l’aia, gamboni, manotte. Niente più sederotto rinforzato e bocca incarciofata come del cardo il bocciolo. Niente più MichelEmiglién’ che espettora: «Cittadini di Bbbari, vi prèigo, per favòure..!». Niente piùMichelEmiglién’ ch e spara un «questi quattro fascistelli qua abbasso al Comune che stanno protestando..!». Niente più acciènti doc sulle tv non appena scocchiava la bocca. Niente più MichelEmiglién’ fotografato mentre smanetta su Twitter e Facebook scornandosi col popolo bue, anche quando incontra il Papa o sul wc di casa ponza.

Niente più «trimone» sdoganato (grazie, smack smack!, da allora anch’io sono potuto utilizzarlo senza i tre puntini di censura), né «va’ a fatic’ uagliò» né «e ridi in bacci’a cùss’» o «rid’ in bacci’a chess’», declinato per Paola Concia durante una diatriba sui social network. Niente più MichelEmiglién’ con casco e occhialoni sul motorazzo che fa brum-brum (mi fai morire!). Niente più MichelEmiglién’ che per Legambiente solca la città su bici rossa con Vitantonio Laricchia al fianco (pazzeschi!, che coppia) e la faccia da centurione.

Dove lo troveremo un altro? Ha destrutturato, praticamente da solo, arrembando, sbaciucchiando cittadini-elettori sconosciuti, «ciao carissimo, come stai?», battendo mercati, lungomari e angiporti, il centrodestra sfasulato, dato che i voti si conquistano così e punto. E da allora, unico protagonista con Nichi Vendòla, ha continuato a triturare tutti. Mai più un Emiglién’che in via De Rossi scornacchia al cellulare a tutto volume, ancora unto di pizza e con la sciarpa biancorossa sul collo. Mai più Emiglién’ spiaggiato sul seggiolone che sbadiglia tanto che Moby Dick pare una triglia al confronto. Mai più scenette, più comiche che altro, di vasche da bagno animate da spigole e astici privi di visto di immigrazione. Mai più un teatro, trash quanto si vuole, ma capace di empire lo zero assoluto. Mai più – sigh sigh, sob! – un barese più barese della Bari più migliore ancora.

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