Mercoledì 18 Luglio 2018 | 16:34

«Salentineide» IV puntata Non più soltanto taranta l’era del geco è arrivata

«Salentineide» IV puntata Non più soltanto taranta l’era del geco è arrivata
di ALBERTO SELVAGGI

Sono un omicida. Mai colto in fragranza (non flagranza) di reato. Ma ho le mani macchiate di sangue. E ho appreso soltanto di recente, forse meno di un anno, il modo del «delitto come una delle belle arti», per dirla col titolo di De Quincey, il più grande oppiomane che la storia ci abbia consegnato. E questo da quando ho, non so come, superato lo stato di paralisi orripilata davanti al rettile che qui nel Salento vedo riprodotto in souvenir d’ogni materiale, acquisendo la capacità di spiaccicare con la scopa, pur schifato, alcuni esemplari, adolescenti o da poco diplomati, di Tarentola mauritanica. Ovvero gechi, in italiano, «lucertula fracitana» o «libbrosa» o «limbrosa », «li stijuni», come li chiamano spesso amorosamente, orgogliosamente ormai da queste parti. Perché, oltre al ragno taranta, sui tamburelli dello zinghe e zanghe adesso compare anche la silhouette spiaccicata del sauro ripugnante. Soltanto un occhio paranoide et monomaniacale poteva cogliere al volo la deriva gecale della nouvelle vague pizzicata.

Per cui mi beo di gridare al mondo prima degli altri: dopo la velenosa Lycosa tarantula, l’innocua Tarentola mauritanica è l’animale denotativo della salentinità. Simbolo, divinità rispettata come in India la vacca. Tanto che le hanno dedicato perfino le Olimpiadi locali, inaugurate a San Cassiano due anni fa: Giochi dei cinque gechi le hanno chiamate. L’andazzo d’altronde richiama l’ipotesi di alcuni studiosi che attribuiscono, nel tarantismo rituale esterno alla Grecìa, un ruolo alla leggenda sul morso della lucertola appestata ipotizzando una sovrapposizione tra i nomi Tarantola e Taranta o Tarantola. Anche se prevedo qualche difficoltà per i titoli dei giornali: «Il ragno pizzica al Concertone di Melpignano». Eh. E col geco che schiocca come si fa?

Il successore del peloso aracnide è ovunque in queste terre arse, imbevute dei succhi della pioggia improvvisata. Ovvio che è sempre esistito, citato in tomi di archivi vari. Ma adesso viene esibito come uno stendardo. Tanto che il Cav. Giuseppe Ferraro, di Acquarica del Capo, lo ha incluso, con l’elmo messapico e col ragno, fra i tre simboli del bello stemma che ha ideato per il Grande Sallentum regione a se stante. La camaleontica specie Kotschy si riproduce soltanto in questo rettilario sconfinato (soprattutto alto Salento). E il comune geco moresco, più del liscio, entra negli occhi ovunque si vada. Appena arrivato a Lecce, perso in zona tribunale, apro una guida turistica e leggo del «simpatico animaletto molto comune da queste parti». Affermazioni esaltate da organi di informazione quali U Salentinu.it, che presenta i bitorzoluti come «simbolo ormai tipico del Salento», o SalentoPuro, che sbandiera in foto l’opera «Il geco», acrilico e collage. A sera mi imbatto nell’insegna di Artefatto con fracitana colossal illuminata, bottega che produce la serie Jek in terracotta smaltata: «Il portafortuna della casa».

Mi avventuro per Otranto vecchia e attorno a una finestra scorgo una corona di emidattili in rame inchiodati. Sotto il citofono di un’abitazione, lungo una stradina, su un laboratorio. Corso Garibaldi, via Cenobio, Bottega dell’arte, in ogni negozio trovo bestiole dalle zampette palmate, in ceramica, terracotta, pietra leccese, vetro, cristallo, pezza, muschio, legno, argento e oro, mirra magari. Ne L’Acchiatura, via Papa Costantino, su una mensola s‘affollano incubi di raccapricciante veridicità. E a quel punto, con piglio austero di cattedratico, mentalmente anche molto sano, approfondisco con Beatrice Sindaco, la titolare – eh eh, signora, se ora mi legge, eh eh eh, sono io quel tale -: «Li gechi nel Salento sono molto amati – fa -. Prima molto meno, ma da un po’ si è aperta una campagna di educazione per tutelarli. Mangiano gli insetti, sono considerati portafortuna e difatti si moltiplicano, sono molti di più che in passato, quando ancora si ammazzavano. Ora è reato».
Già. Dunque il mio intuito non avea fallato. Vagando nellu Salentu leggo «gecu» da ogni parte, o almeno così pare alli miei occhiucci farneticanti. E le ombre si moltiplicano nelle strettoie gallipoline, tanto che mi appare un fantàsima, che invece è soltanto un tratto di muro scorciato, sotto al davanzale di Palazzo D’Ospina dal quale si affacciava Antonietta De Pace, eroina risorgimentale. Anche Leuca mi pare una gecheria niente male: in centro tra gli appartamenti de La Plumeria spicca il residence Geco, curato. Anche se Aristotele infangò a dovere l’animale e Prassitele lo fissò nel bronzo dell’Apollo Sauroctono come figurazione del male. Incomincio a fotografare a raffica ogni simulacro. A testimonio che la famiglia dei Gekkonidi è più tutelata del Lecce Calcio. C’è chi alleva nelle masserie o in terrari climatizzati a 30° e 24° i mauritanici e i leopardini extracomunitari, assai ricercati. Soprattutto fra i giovani si diffonde il vezzo di tenerli in casa: i «piccoli draghi» prediligono gli ambienti antropizzati. E c’è chi ha messo a punto una terapia mirata per i «maschi depressi o stressati»: isolamento dalla compagna «e camole di farina», no psicofarmaci. I frequentatori di Gechi Discussion Forum sul web forse non sanno che alcuni hanno avviato studi sulle proprietà lamellari (primi tentativi di applicazione effettuati dalla Nasa) che permettono agli orrori, grazie a 14600 setae per millimetro quadrato di zampa, di aderire alle superfici meglio dell’Uomo Ragno: forze di van Der Waals.

Ci sono i nostalgici che ricordano gli stijuni protagonisti sullo schermo in muratura del Cinema Umberto I di Uggiano. I campanilisti che li chiamano «stigliuni e non stijuni», come a Melissano, o «li zumiti», nel dialetto di Cannole. Mentre la pelle desquamata si distende come un sudario sulle insegne del Salento mirabolante. Sulla Gallipoli-Santa Maria di Leuca c’è la Tana del Geco, località Torre Suda, casa vacanze. Casa Geco nel borgo storico di Matino. La Casa dei Gechi a Casamassella. La Villa del Geco a Casarano, alloggio signorile per una-otto persone, gestita dagli amabili Antonella e Cosimo. Aziende artigiane pubblicizzano gechi manufatti «piccoli e grandi», come La Terracotta di Indino Gianpiero (è d’ob - bligo sempre prima il cognome) di Lucugnano. Tatuaggi e piercing con 13 differenti stilizzazioni del dio di queste parti. Anelli, bracciali, orecchini, collane, spille e spilloni, fermacapelli, magliette, mutande, felpe uomo e bimbo, cappelli, scarpe. E la Geco produzioni audiovisive a Castrignano de’ Greci non poteva mancare. La tendenza si diffonde nel Brindisino con realtà quali Il Geco di Mesagne, pizzeria ristorante. E nel Nord viene esportata: la Paranza del Geco è la più richiesta compagnia artistica (30 elementi) settentrionale tarantata. I Ssammiti (ennesimo nome vernacolare con cui si appella la tarentola mauritanica) è un gruppo folcloristico in dialetto leccese che da Zurigo muove alla volta di lidi inesplorati. Qualcuno si lamenta. «Chiudete sempre le zanzariere contro gechi e insetti», avverte l’agenzia immobiliare e turistica Salento Nascosto di Lecce. Capita sempre la nordista terrorizzata.

La fobia non è così rara. C’è chi si rammarica del progressivo elevarsi del Geco Triumphans. Ma perfino u n’agenzia di pulizie e igiene che pubblicizza «repellenti per gechi e lucertole», e opera da Vernole al capoluogo a Campi, puntualizza che si tratta di «piccoli rettili che non fanno danni»; rifugge l’aggressività degli insetticidi, predilige «rimedi naturali», aborrisce soluzioni naziste finali. Per cui se vieni qua abbascio allu Salentu, è mègghiu che ti rassegni, sennò nun campi; non sai?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

GDM.TV

Maxi sequestro a Lecce

Lecce, maxi sequestro di anabolizzanti: 500mila pasticche in un garage VIDEO

 
Commento fallimento Baricalcio di Fabrizio Nitti

Nitti (Gazzetta): «Troppo tardi. Evidenti colpe di chi ha gestito»

 
La sciarpata, l'inno, l'emozioneSulle note si «insegue un sogno»

La sciarpata, l'inno, l'emozione. Sulle note si «insegue un sogno»

 
Brindisi, più di 260 chili di droga nascosti in un gommone: arrestato 26enne

Brindisi, più di 260 chili di droga nascosti in un gommone: arrestato 26enne (Vd)

 
I pugliesi lo fanno meglio: ecco Roberta e il suo 'U Taràll

Roberta, 2 lauree e un sogno da giornalista: torna a Bari da Londra per fare i taralli

 
Bari, francesi cantano Marsigliese per festeggiare Coppa del Mondo

Bari, francesi cantano Marsigliese per festeggiare Coppa del Mondo Vd

 
Pio e Amedeo, l'incursione nello stadio dei Leeds: Presidente, giochiamo col Foggia?

Pio e Amedeo, l'incursione nello stadio dei Leeds: Presidente, giochiamo col Foggia?

 
Di Maio a Matera: «Via Pittella, non si gioca con la sanità»

Di Maio a Matera: «Via Pittella, non si gioca con la sanità»

 

PHOTONEWS