Lunedì 23 Luglio 2018 | 02:17

Cronaca dell’unica vera splendida Bari

Cronaca dell’unica vera splendida Bari
di ALBERTO SELVAGGI

Fai finta che esista un tizio che si occupa di cervelli umani; che fin dal primo istante lo hai detestato e che nel fondo continui a odiarlo; un professionista fottuto senz’anima che non ti saluta per strada o che ti fa a stento un cenno di mano, e che ti è implicitamente fatto divieto di nominare perché lo giudica inquinante e da accattone volgare; fai finta che tu lo abbia visto mutarsi per due volte in un mostro inquietante pur conservando fattezze umane, «santa Madonna, mi fai spavento, ti stai trasformando», e che lui non abbia fatto una grinza neppure in tal caso, né bene né male; e fai conto che l’embrione di un proiettore diverso, non sai come né quando perché di niente hai capito un cavolo, ti si sia innestato nel cranio, così che la bellezza venga dalla mostruosità della vita reale, visto che siamo il riflesso del film che programmiamo; e fai finta, ancora, che la storia assurda che ti sto raccontando, su questo continuum senza un punto ortografico per prendere fiato, anche a te un giorno possa capitare, a Bari, questa città, e che tu veda quindi gli stessi palazzi, le stesse buche delle stesse strade, gli stessi pesci dalle branchie inquinate, secondo l’ottica rovesciata e felice del sistema che ti sei dato, così che possa cantare le strofe incredibili della «Bella Bari», di un luogo non splendido, neppure esaltante, ma che dentro tuttavia spande trasfigurato: nella luce straziata del mattino, nella luce d’oro della verginità, Bari stira le braccia e si anima; i medici scalpicciano sui marciapiedi, i giornalai scaricano pacchi, il sole si deposita sui rami e ricasca, perfino i topi sopra le palme si sono rintanati nelle cavità dei pennacchi africani; in centro si sfrenano le cosce dei runner, un drappello ticchetta all’unisono sull’asfalto dermatico con talloniere C4, e le vetrine si imbevono di luce immortale: spesso sono lì due viventi «XX» nel cromosoma sessuale, le Due Grazie brune Valeria e Alessandra, a provare che tra i 40 e i 50 anni si può essere belle se l’armonia s’è appuntata nello sport amatoriale, e poco più avanti ti appare la Terza Grazia, una seconda Alessandra dipinta di luci mediorientali, un esemplare che incontri di rado, dal gusto e dallo stile innati, e anche questa visione benefica, nella sua snellezza, giova al tuo caso, là ferma all’angolo, gente che passa, condivide una vicinanza fisica col marito Vittorio, complemento perfetto di venustà urbana, nel convergere di teste sul declinare contrario, è un fenomeno che osservi da mesi, che ti ha impressionato, e vedi quindi chiaramente, in questo quadro di Klimt a tema sentimentale, il perforarsi nella comunione delle due aure, e pensi pertanto che l’amore esiste, che i tuoi occhi stessi l’hanno constatato, e non conta che tu sappia perfettamente che ti trovi davanti a due comuni esseri umani che il genio del gene ha, semplicemente, ben assortito e plasmato; e più in là, mentre ti scorre in testa la pellicola di questa scrittura automatica, si manifesta l’apparizione più bella della giornata, sono due scarpe bicolore cannella e bianche con frange in equilibrio fantastico, scarpe che vanno da sole per Bari, si staccano dalle caviglie femminee nutrite di crema idratante avanzando come proiezioni fantastiche sulla diagonale della piazzetta Cavour desolata; e ti convinci che è giusta la regola che vuole il sublime nella semplicità, e pensi allo spirito, pensi ai fondamenti del pensiero orientale, pensi alla sospensione claustrale, alla purezza sgombra di tutto e alla felicità, è orribile dirselo, peggio ancora guardarlo, ma la gioia potrebbe apparire d’emblée sotto le pieghe d’asfalto di questa città, e allora che fai?, tu sai come fare?, passano sgambettanti due bancari in abito, li guardi e capisci che corrono verso la morte, vanno in ufficio, snoccioleranno conti, e dopo i conti verrà la morte amore del mondo, e non è già questo un destino fantastico?, non è abbracciare, senza mai vincere, l’amore del mondo Thanatos?, ecco due commesse ridotte a sguattere, davanti alla vetrina in metallo preparano stracci, fanno la conta delle t-shirt da piegare, incroci un bellissimo mediatore immobiliare dentro a una giacca volante: sei matto, potevi fare il modello, hai sbagliato indirizzo, diciamo, eppure perfino questa mancanza è fantastica, la beatitudine percorre ogni via, le nostre vie stesse inesplorate, e mentre procedi nell’aria del tempo sovrano, sai che questa, soltanto questa è la cronaca vera della vera splendida Bari.

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