Venerdì 20 Luglio 2018 | 14:51

«Golpe ricottaro» contro la sede di Rifondazione

«Golpe ricottaro» contro la sede di Rifondazione
di ALBERTO SELVAGGI

Il vostro Ill.mo Visc. Esim. Gran Ricottar Capa Tonda, il politico più corrotto e ambiguo della storia d’Italia, candidato sindaco di Bari con il Partito della Rifondazione Ricottara, in questi giorni ha lavorato. E, sempre in vista delle elezioni di maggio, ha fondato un giornale, Sottomissione, nome riletto dal più famoso Liberazione comunista rifondato. E per Voi, per Noi, cioè per Me in sostanza, ho deciso di affrontare il primo punto del piano operativo senza se e senza ma: eliminare il partito che, scimmiottando il nome della mia formazione politica avanzata, si fregia del marchio Partito della Rifondazione Comunista (Prc), pur non vantando nemmeno un inquisito né un ingabbiato. E senza manco vergognarsene.

Questi compagni associati al cartello elettorale «Convochiamoci per Bari» nella loro Federazione di Bari trascorrono giornate a cavillare su come sovvertire il corretto convivere sociale. C’era tra l’altro una cosa che non sopportavo: il bussolotto. Si racconta infatti che, non sazi della vita parca, senza appalti truccati, senza accordi con tifoserie semi-delinquenziali, senza voti di scambio coi clan, usano castrarsi ulteriormente mollando parte dei loro stipendi nelle casse del partito per il comunismo rifondato. Vedevo rosso diavolo. Così, dopo giorni di appostamenti, munito di mappa, sono partito in assetto combact dalla segreteria di Rr in via Dante verso la poco distante Federazione di Rc. Da via Crisanzio, col volto travisato da Lotta Comunista, interessantissimo mensile anti-europeista da collezionare, mi sono immesso sul sagrato della chiesa Santa Croce disgustando i santi e ho imboccato via Fornari.

Ore 14,11, saracinesche abbassate. Ma attraverso le quali pareva filtrare ugualmente uno strano gas. «Bastardi, merde!, grandissimi figli di una put..!» ho gridato. E presto ho avvertito un mancamento, poi il malessere dell’invasato: erano gli effluvi sprigionati dalla Moralite che nella sede di certo conservavano (è un po’ come la kryptonite per Superman), ceppo virale più endemico della stessa zoccolite che colpisce le ragazze. Non avevo con me il Mazzettone (malloppo d’euro giganti) da scagliare per neutralizzarla.
Daniela - la fotoreporter del Luca Turi Group Intergalactic che mi accompagnava - aveva lasciato la mia arma letale sul suo scooterazzo. Ma Corruttore Satana mi aveva equipaggiato di un cinturone rambesco di ricotte «El Diablo», le più potenti dell’armamentario, ottenute da bacilli esportati dalla camorra bufalina campana. Un fuscello, tra l’altro, recava il marchio dop «Pd - Comitato per affari». «Vieni fuori di là, Fabio Erriquenz, e anche tu se campi, Ettore Foggetti, o Poggetti o come ti chiami» ho chiamato i segretari cittadino e provinciale, ben conscio che tra il rosso e il nero di quelle stanze non c’era u n’anima: sennò col cavolo ci andavo. «Palesatevi, o fantàsimi, convertitevi al ricottaresimo e al ricottame! Pentitevi, spirti maculati, guadagnatevi lo paradiso tangentizio poiché verrà il giorno dello giudizio universale caseario!».

E ho scagliato il primo latticino ad alto potenziale infettivo amorale con clamore di bombarda: spataciaf! Daniela a quel punto è sbiancata: «Scusami, Alberto…uh, cioè, volevo dire, Capa Tonda, ma io di qua me ne vado, sicuramente ci sono delle telecamere e non mi va di venire schedata dalla Digos». Così, diarreandomi addosso alquanto, ho piazzato tremolante a piè delle saracinesche due bombe ricottare, cioè due latticini da 200 grammi su inneschi di piattini rossi a pois bianchi, e mi sono allontanato col pugno chiuso levato.

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