Venerdì 20 Luglio 2018 | 03:18

Capa Tonda presenta le sue «Ricottine» e i Comitati caseari

Capa Tonda presenta le sue «Ricottine» e i Comitati caseari
di ALBERTO SELVAGGI

Sono pronto a scatenare l’inferno. Mi è bastato sognare, neppure lambire, l’Oro del Reno, profluvio cromatico wagneriano inscritto nel male dell’animo umano, per compiere i primi passi per la vittoria del partito che io, Capa Tonda, super-candidato sindaco di Bari, coprofago dell’abiezione politicizzata, ho fondato nella rubrica di domenica scorsa: Rifondazione Ricottara. Capa Quadrata Antonio Decaro, mio principale avversario, individuo smentato (vuol dire, privo di mento, nel mio vocabolario), si è viepiù inscatolato. Incline alla commozione, pare abbia piagnucolato: «Come posso contrastare io, semplice cubo semiumano, l’Ill.mo Visconte Emerito Gran. Ricottar Capa Tonda, ormai considerato “uno dei più grandi uomini del mondo dopo Gesù, Pupo e Gandhi?”».

Lo comprendo. Solidarizzo, anzi. So che seguirete me più di chiunque altro. Perché la maggioranza tra Voi avverte senza confessarselo che, seduto alla tavola del caseificio comunale parzialmente scremato, s’abbof ferebbe peggio, o al meglio uguale, di quelli che addita forconi in mano. Privo di credo, di ragion d’essere e di volontà, ho cercato accordi interscambiabili anche con i contendenti che voglio affossare come bilanci statali. Ho contrattato con Ulivieri (suona meglio di Olivieri) in una salumeria (mi fai impazzire, Giacomo, t’amo!), ma non se n’è fatto nulla, come scrissi già.

Approfittando del suo stato di indigenza ho incontrato Sua Marchesità Domenico Di Paola: «Dimmi a me, quant’è che vuoi? Dimmi, avanti...», l’ho molestato prendendogli il braccio. Mi ha schifato: «Io con chi va in giro col Rolex falso e il maglione 70% poliestere e 30% simil-lana non soltanto non parlo: non lo guardo neanche». Ho azzardato incursioni nel centro-destra, visto che ci sono in lizza 44 candidati unici, ognuno dei quali briga per essere l’unico di tutti gli altri. Mi ero portato appresso il ricottometro, che è un applausometro di nuova concezione, col quale pare si sceglierà a furor di cagliata l’Unto tra quanti. Ho sventolato mazzette da 60 euro qua e là, ma mi hanno gelato: «E che ne dobbiamo fare di questi?».

Per cui ho deciso di ammenarmi sul mio solito centro-destra-sinistra solipsista con uppercut. È finita a schifìo pure con l’agenzia ConForma di Bari, esperta di campagne elettorali. Un giovinetto orribilmente ideologicizzato in quel di via Putignani è saltato su dal computer urlandomi sulla sferica faccia: «Sei una m.., Capa Tonda, io per te non ci lavoro!». I titolari, savi, hanno provato a mediare: «Sì è vero è un vomito, ma senza il dialogo non si approda a niente». Li ho denunciati per molestie sessuali. Per quanto false, rendono sempre sul fronte politico processuale: me l’ha imparato (mai usare «insegnato» a Bari se sei candidato) una separata, in causa con l’ex marito cornuto che a vita dovrà foraggiarla.

Bene, completato il resoconto delle azioni con la consueta trasparenza, passiamo all’organizzazione del partito Rifondazione Ricottara. E in nome del quale fin d’ora ringrazio i milioni fra Voi (questa l’ho rubata ad Alfano) che si sono già offerti per collaborare. La segreteria politica è stata inaugurata in via Dante. E verrà presto munita di telecamere per registrare videomessaggi web quotidiani: in tutti cercherò, rimario alla mano, di assumere l’espressione di Nichi Vendòla.
Sono in trattativa con l’Ordine dei giornalisti per una riduzione del 30% sulle mazzette da versare ai colleghi del politico ma per adesso non posso dirVi di più. Di certo c’è che per RR ho già firmato un contratto per una auto-produzione su Telenorba. Avremo una trasmissione tutta nostra, amici, compagni, camerati: Ricottaresimo oggi. La condurrà don Siero Margaro, un prete dissidente che sta stendendo preghiere cadenzate sui nostri ideali.

La Federazione pastorizzata è composta da diversi componenti: io. Cioè dalle mie multiple personalità adattive di «uomo per tutte le stagioni», come mi soprannominarono fin da ragazzo. Per gregari ho ramazzato mezzetacche cavate su un calco Pd, filtrati dal lattofermentatore ideologico: gli Uperizzati, prodotti a lunga conservazione in quanto ripeteranno acriticamente le identiche panzane finché camperanno. Stiamo, cioè sto, man mano aprendo i vari Comitati elettorali caseari, affidati a infedeli Mastri casari, nelle aree sordide della città, sì da garantire, grazie alla contiguità, il recupero sociale, con fluviale voto di scambio, dei marginalizzati, delle vittime della disuguaglianza sociale (criminali patentati per liberissimo arbitrio che andrebbero impalati sulla pubblica piazza). Puntiamo sul nuovo, sulla linfa vera di RR, sull’associazio ismo per delinquere della neonata Gioventù spannata (da, spannatoio).

Sugli sponsor non so dirVi granché: pur se sapessi non so chi fra me e me ne sappia. Mi compiaccio, scotendo il Capacchione a globo, soprattutto delle leggiadre hostess di partito, le Ricottine, sottopagate a nero col miraggio del posto statale, vero volano di risonanza politica, due delle quali in questa pagina coronano di venustà desiderabile il rossore del simbolo rifondarolo ricottaro. Le vedrete tutte insieme con le Burratine, aspiranti hostess di minore età, nell’appuntamento annuale ludico di partito, la Festa del caglio, organizzata dagli aderenti di cooperative ladrocinanti di Gioia del Colle e Putignano. È praticamente identica a quella dell’Unità. Bene. Che vuol dire, male. Adesso, elettore del cavolo, vai a immergere le terga boffici sul Lungomare. E ricorda: voti e fai votare all’Ill.mo Vis. Es. Gr. Ric. Capa Tonda, il peggio schifo che sta. Sostieni (e esci i soldi) a Rifondazione Ricottara, il più miglior partito dell’arco incostituzionale.

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