Cerca

Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 19:15

Mingo & Spugna il 666 e la psicologa in giacca ottanio

Alberto Selvaggi e Mingodi ALBERTO SELVAGGI

Incontro una psichiatra; la odio caricandomi del preconcetto arcaico che la vorrebbe aguzzina con gli psicofarmaci. «Guarda che sono psicologa», fa. Ah. Reinterpreto il tutto in ostilità sulla nuova veste professionale. Accenno di certe mie teorie su Satana. Mi fissa come una sfinge di cristallo. Quand’ecco che, tra le code del 666 impennate, mi accorgo che indossa una splendida giacca in velluto ottanio (verde-blu). Ci punzecchiamo anche sulla tinta armonizzata. E la lascio giurando: se ce l’ha ‘sta str… a n ch ’io avrò la mia giacca ottanio.

Questo è l’antefatto del fatto che vado a raccontare: e cioè Mingo De Pasquale, l’attore e guastatore di Striscia la notizia con Fabio, e di come va a zonzo con me a Bari. Perché la psicologa ex psichiatra, la giacca ottanio, il 666 numero satanico e l’inviato Mediaset li scoprirete collegati. Mingo, classe ’66, coniugato con Corinne, ha occhi chiari. Li porta a passo veloce per le strade del centro murattiano. La sua stessa società che produce anche i servizi per Striscia, MEC, affaccia su via Sparano, in prossimità della mia casa. Perciò è facile che Mingo nelle pause diriga verso il palazzo, talvolta col cane Spugna che ha un punto interrogativo sul muso, anzi in faccia, e chieda al mio inimitabile portiere interista Giovanni Colaianni: «Fai scendere il dissociato pluri-querelato per favore». E io, udendo al citofono il rituale «dòctor, c’è Mingo qua», so già che l’intera mattina sarà sprecata, quando la avevo invece già tutta impegnata a fare niente.

Egli porta ancora due stupidi baffi sotto il naso, utilizzati per recitare nel film Nomi e cognomi di Sebastiano Rizzo. In grembo regge il suo boston terrier del cavolo, non avendo ancora figliato. Andare a spasso con Mingo è moderatamente stressante. C’è qualcosa di buono: spesso nei bar non si paga, talvolta nei negozi si rimedia vestiario sponsorizzato. Ma il ruolo di Striscia è la spada pendente sulle luci di ribalta. A ogni metro ‘sto Mingo qua saluta qualcuno che non conosce perché gli ha fatto «ciao». A ogni metro finge di ricordare un esaltato che lo abbraccia o lo chiama a distanza. Ho notato che Antonio Ricci, lo Zeus barbuto di Striscia, gli ha impiantato due occhi aggiunti nel retro del cranio. De Pasquale si avvede d’anticipo quando una comitiva di ragazzi alle sue spalle si appresta a tallonarlo: «Guarda, adesso ci seguono…». E così accade. Il verso di richiamo classico è: «Mò aeeiueiou Mingauuu..!».

La richiesta standard è la foto ricordo rilanciata su Facebook all’istante. La giornata ritaglia quadretti straordinari nel contesto delle smanie di riscatto. C’è il rapper ammortizzato: «Tranqui Mingo, tranqui, mi piace il tuo mood molto fly». L’omone che lo placca: «Où ‘u Ming’, il cortiletto du condomini’ se lo ha frecato il Comune, faccelo ridare». Il vucumprà africano: «Uè Bingo, tu forte!». Il farneticante: «Noi, aslafaci giardino Multiservizi sinalo afla denuncia ablamova giardinett’ a pezz’». Porno-ragazze da cardiopalma: «Mingo, sei perchio (mah, ndr), vuoi venire a una festa sabato?». «Mingau, ouaeiaou Mingau! Il marciapppiede tutto scassato abbasso a casa» «Fai la denuncia sui citofoni abbruciati» «I vigili non fanno le multe alle cacche dei cani: le dovrebbero multare per fare più civiltà a Bari!» «Mingo!, bellissimo quando ti hanno preso a stampate nel servizio di ieri, mudùuu..!». Senza contare i visionari in via Sparano: «Vedi quello che suona l’arpa? Avvisa Striscia: è un angelo».

Siamo ambedue afflitti da acquisto compulsivo, passiamo di boutique in boutique scialando. Io ho sulla lista shopping un cilindro a macule ispirato al Cappellaio matto. Ma in fronte ho piantato soltanto un capo di vestiario: la giacca ottanio della fottuta psicologa scambiata per carogna psichiatra. Me ne fotto di Mingau e delle sue Adidas camoscio vintage introvabili. Lo trascino in lungo e in largo finché non becco almeno una giacca di velluto simil-ottanio, dato che vi primeggia il verde in verità. Compro anche un papillon di raso che non indosserò mai. Il negoziante stampa lo scontrino e – testimoni Dio e Mingo ignaro dell’antefatto – viene fuori la cifra da pagare: 666 euro. Il numero dell’Angelo nero, del Padre infernale. Che mi si è ripresentato per la prima volta giorni dopo in redazione, anche se lo avevo davanti agli occhi da anni. È sul retro dello schermo pc del mio detrattore massimo, un cattogiornalista implacabile che chiamo «il Nemico» o «Fustigàtor». Sull’etichetta «Edisud spa Bari – Inventario n. 06660»; e che mi risuona in testa come il «Nema» rovescio dell’Amen.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400