Mercoledì 18 Luglio 2018 | 16:42

Da Bari un buongiorno per risorgere dalla crisi

Da Bari un buongiorno per risorgere dalla crisi
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Dall’aprile 2000 gli avventori del Mozart Caffè in via Melo guardano questo faccione bianco, nudo e largo come un lenzuolo strigliato acqua e sapone. Da 13 anni gli spiriti della sub-metropoli, sviriliti dalla crisi economica, rinsanguati dal plasma illusorio dei saldi senza stagione, si domandano: come fa questo tizio, il titolare dalla bocca tonda cartoon a sorridere nel sorgere del sole, a continuare a sorridere mentre il mare fetente inghiotte il disco di fuoco, a vivere nel vero senso della parola, anche quando tutto declina attorno, vivere che è l’arte più complessa al mondo?

E pian piano, chi prima chi dopo, chi nel profondo e chi nella superficie della maschera festosa, hanno capito che quel «buongiornooo..!», prolungato come nell’opera buffa, nelle giocosità operistiche italiote, quel «buongiornooo..!» che dal bancone brulicante quanto una mensa di poveri di gioia Massimo Marsico emette per accalappiarti financo mentre sgattaioli sul marciapiede opposto, quel verso commerciale e insieme amicale che tra i negozianti del centro, i titolari e dipendenti di studi è diventato un tormentone, è la filosofia morale del grazie a Dio per la vita, sempre e comunque, ed è il migliore antidoto alla condanna dell’euro che ci ha piagati come vermi, noi viziati dal Sessantotto e dal consumismo: i due alleati annientatori.

Massimo Marsico «Buongiornooo» ha una fede fatta di semplicità luminosa, una moglie, Lucia, una bimba Marzia. E un figlio di recente produzione, Massimo Mario, il cui nome è una dedica al cliente fisso professor Mario Testini, stimatissimo ordinario di Chirurgia generale, direttore dell’UO di chirurgia endocrina, digestiva e d’urgenza del Policlinico, che gli ha risolto l’irrisolvibile più volte, e che ogni mattina schizza via dal Mozart con un fagottino dolciario pagato al volo mentre Massimo salmodia laudi a chiunque si trovi: «Quello, professor Testini, numero uno, numero uno».

Come altri suoi connazionali ceppisti - essendo «il Quartiere», il San Paolo, una nazione - è pronto ad accogliere serenamente il crollo, l’eventuale impossibilità di pagare la scheda telefonica, o altre impellenze inutili imposte dal Leviatano che pizzicava i budelli del liuto. E tutti noi, come questo ragazzone scolpito nella bellezza della salute, come altri che dal San Paolo irrorano le attività nel Murat, San Pasquale, Carrassi, Baricentro, negli Ipercoop, negli uffici di Poggiofranco alta e nei restanti perimetri del paesone, potremmo spernacchiare l’indigenza che ci fiata sul collo assumendo l’antidoto del sacrificio che è tradizione.

Carmela (morta), Vittorio (deceduto), Domenico, Angela, Gennaro, Carmela, Vittorio, Maria, Michele, Antonio, Francesco, Vito, Pasquale, Vincenzo, Annagrazia: questi i fratelli del nostro «Signor Buongiornooo!», sgorgato nel ‘70, 2 agosto. Campavano tutti al Cep in via Umbria 1, tra i vicini di casa quel signor Antonio che vedete oggi dare una mano nel Mozart Caffè. Per madre tale filiale moltitudine aveva un carabiniere dalla mano implacabile e dura, Domenica Fanelli, bidella, sola a reggere il peso con la sua tempra di roccia. Il padre muratore, Onofrio Marsico, se lo era portato via la morte spaccandogli il cuore nel ’79. Ordine, rispetto (ai genitori la prole si rivolgeva col «sign’rì», mai col tu), niente giochi, se non tappi di bottiglia e pisticchio dalle mazze di scopa, niente carne e salumi, un pasto per volta, il secondo la domenica e stop, sberle potenti, e più forti se le aveva già assestate a uno dei figli il professore, rientro alle 17, alle 20 d’estate per tutti, organizzazione da caserma e nessuna concessione al dolciastro materno perché Sparta non la fecero i piagnoni. E lavoro, tanto lavoro per portare il pane a casa, e al contempo scuola.

Ecco da che cosa è nato questo bambolone che si dimena nell’argento vivo dalle 6,30 alle 21,30 ogni giorno dietro al bancone. Ecco l’alveo familiare ceppista conservatore che ha originato altre realtà di successo quali il Bar Moravia e il Panificio Palesano, dei fratelli di Massimone. Ecco l’orizzonte che proietta il «buongiornooo!», un verso insieme ossessionante e autoironico come i vari «guardami, caffè lì pronto, guardamiii..!» «già operatooo..!» del campionario del nostro. Ecco la carica di anticorpi contro la crisi di un ragazzone che sembra un uomo, di un uomo che sembra un ragazzone, e che a sette anni già sgambettava nei bar sottopagato come garzone. Ecco la ragione della rinascenza che canta il «buongiornooo» innodico contro la prostrazione della realtà che singhiozza.

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