Venerdì 20 Luglio 2018 | 07:07

Maschi tremate le scrittrici baresi ora sono arrivate

Maschi tremate le scrittrici baresi ora sono arrivate
di ALBERTO SELVAGGI

Viviamo in una società fallocentrica maschilista repressiva castrante ruolizzata sciovinista plutocratica nella quale l’aborto fa tremare il Capitale, l’erotismo dell’America imperialista dilaga mentre il Sistema addormenta la donna. E questo, care compagne del «Collettivo femminista Japigia ‘72», è valido ancora oggi. Per questo siamo qui: per far piangere l’informazione borghese e il patriarcato letterario. Per cantare le scrittrici baresi che stanno già facendo a polpette i colleghi padroni («no pasaran!»), sovente arrapati, vanesi e stizzosetti quando non supponenti, vuoti quando non pieni di sé che se la stramenano in vetero-intellettualese. Un trionfo che sta mutando le condizioni delle masse femminili e la mentalità subalterna imposta dallo Stato borghese.

Compagne! E anche voi, compagni alleati dei critici letterari maschi porci venduti: avete mai sentito parlare di una certa Rosa Ventrella? Eh?! No, certo. È nata e vissuta a Bari, anche se adesso si è trasferita a Cremona, studiosa della condizione femminile nella storia, insegna lettere nelle medie. Ha il difetto d’essere «sposa e madre felice», dunque non appetibile per il «Gruppo lesbiche marxiste Bari-Stanic». Ma ciò che vogliamo urlare oggi è questo: dopo la candidatura al Premio Campiello 2013 con La badessa, Rosa furoreggia nelle classifiche librarie nazionali, col suo Il giardino degli oleandri (Newton & Compton), saga familiare ambientata a... Carvnàr’ (Carbonara)! Abbiamo in casa la nuova Tracy Chevalier, e ci volevamo noi streghe a farlo sapere! Stesso trattamento mediatico discriminatorio per Antonella Lattanzi, scuderia Einaudi, nata nel ’79, scrittrice barese diventata famosa anche perché Coppola la indicò – ancor prima che lei venisse al mondo - ai truccatori quale modello per la sorella dei Corleone del Padrino. Dopo aver scoperchiato il cesso del mal d’eroina con Devozione, terrorizza da giorni l’editoria fallocratica con un riuscitissimo Prima che tu mi tradisca, ambientato tra Bari e Roma con espressioni vernacolari nostrane.

Compagne femministe, corriamo a comprare anche questa combattente che calza scarponcini perfino sotto il sole cocente! E che dire di Gabriella Genisi? Vanta ormai un numeroso e solido bacino di lettori. La sua commissaria Lolita tornerà in libreria in febbraio con Gioco pericoloso (Sonzogno), districandosi nel Calcioscommesse barese. E si appresta a materializzarsi in una fiction Rai, Il commissario Lolì, Ivan Cotroneo co-sceneggiatore. È vero, il 75% dei suoi introiti passa direttamente via bonifico sui conti delle migliori maison di Roma, Milano, Parigi e New York, data la mania della Genisi per scarpe e borsette griffate. Ma il piglio della sua Lolita ci fa dimenticare certe licenze di genere. In questa città di mandrilli polpeschi e viagrati abbiamo, ancora, Eva Clesis col suo Parole sante (Perdisa Pop) ambientato in Salento.

Autrice che, attraverso trame conturbanti, ha liberato sessualmente donne altrimenti ammuffite. Abbiamo Ada Bagnato Ranieri, teniamo pure la capocronista della Gazzetta, Carmela Formicola (che ha pubblicato per Florestano), sulla quale non mi dilungo per non venire accusata di ricottarismo, essendo anch’io gazzettara. Enza Buono, madre dei Carofiglio G. e F. privilegiati dai media maschilisti, la Annella Andriani from Mola di Storia di una narratrice in fuga (Grillo). E tra le nuove leve Chiara Abbatantuono, classe 1990, blogger barese sbarcata sugli scaffali con Doppio cieco (Europa). Una purosangue equipaggiata di verve per la riscossa: sostenitrice dei diritti delle donne, dei diritti Lgbtqi, oltre che bassista della Foxcore all-female band Maneaters. Compagne, ho finito. Vi ringrazio di non esservi tirate indietro, anche questa domenica. E mi scuso se ho dimenticato di citare qualche nostra scrittrice. Ma, evidentemente, non ha sborsato a sufficienza. Per il Collettivo, naturalmente.

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