Lunedì 23 Luglio 2018 | 02:19

«Care lettrici non chiamatemi Rocco Siffredi»

«Care lettrici non chiamatemi Rocco Siffredi»
di ALBERTO SELVAGGI
Si tratta di una comunicazione seria e personale. Pertanto esigo una attenzione rispettosa con muso di prammatica. Sono da un po’, da un bel po’ ma non tanto, oggetto di attenzioni non sempre esenti da compromissioni sentimentali quando non sensualizzate da parte di lettrici giovani e stagionate. Su Gazzetta internet ai miei assai socialmente utili, e assolutamente razionali articoli «ilarotragici» (aggettivo, nonché nomignolo, «Selvaggi l’Ilarotragico», affibbiatomi dal collega e serpente a sonagli, dotto antichista Giacomo Annibaldis) tra i commenti di stima e di consenso («pagliaccio fottuto» «pervertito nazista» «razzista ti denunciamo» ecc…) si infiltrano a volte brevi missive digitali, messaggi di gentildonne sciorinanti tintinnii amorosi, proposte di incontri romantici, o di matrimonio, di fidanzamento, o, ancora, per stuzzichevole curiosità.

Ultimamente perfino da parte di fedifraghe sposate, proposte di conoscenza con divorzio integrato, un po’ come avviene a Eros Ramazzoti, o a Pupo, per scalare la vetta dei grandi. Mi giungono messaggi similari anche nella mail del giornale e sulla mia privata, che evidentemente qualche damigella infettiva avrà divulgato. Mi sono piovute missive anche nella buca di casa, spesso in stile aulico-scherzoso o dannunziano, tra le quali un paio bellissime e d’humor raffinato con calligrafie artistiche su carta Fabriano. E ancora, qualche foto di gambe di burlone o spasimanti, due bigliettini attaccati con lo scotch sulla porta di casa (Giovanni, o mio portiere interista diletto et amabile, non controlli?, che fai?).

E questo armamentario sempre con indirizzi di residenza (quasi tutti di Bari), numeri di cellulari quando non pure di casa. Bene. Tutto questo avviene perché, stando ai parametri della grammatica architetturale, sono semplicemente splendido. Ovvio. Tutti lo sanno. Ma il miracolo della perfezione, coniugata alla genetica maestà, non basta a tradurre quello che potremmo definire «fenomeno extra-ordinario». E che ha invece, supposizione che si fa certezza indiziaria, ha origini concrete in un episodio avvenuto l’estate scorsa nella mia tomba natale, Polignano a Mare. In agosto trascorsi un po’ di tempo con il mio amichetto Rocco Siffredi, in vacanza con moglie, donna bellissima e di grazia, alla Grotta Palazzese, suite a picco sul mare. Discorremmo come si fa tra gente del mestiere, citando da Jessica (Rizzo) a «Ciccio» (Cicciolina), a Rossén’ (Rossana Doll) a Francesco Malcom, le piazze di Ibiza dove si apprestava a girare. Accennando anche alle sceneggiature che per lui mi appresto a firmare.

Quando venne il tempo della classica sfida adolescenziale, essendo io e Rocchetto rimasti fanciulletti in animo: chi vanta lo membro maggiormente esmesurato. Ah, povero il mio amico. La contesa si svolse attraverso la ringhiera della balconata a strapiombo sulla quale affaccia l’ing resso della Palazzese, come il pornodivo e produttore stesso potrà confermare. Forse. Di essa suppongo sia rimasta traccia nei filmati delle telecamere esterne dell’hotel ristorante, nella proprietà di Modesto Scagliusi, patròn interplanetario. Rocchetto, «Mr. 28 centimetri per 6», ne venne fuori umiliato. Tanto che per distoglierlo dall’avvilimento lo consolai: «I saggi ci hanno insegnato che c’è sempre chi è migliore di noi.

Ad esempio, Paolo Villaggio mi confidò anni fa che era munito di “un pene di dimensioni mostruose”, e dunque a sua volta annienterebbe l’autostima della mia virilitade». Per questo i giornali locali scrissero, «Siffredi lascia la nostra Polignano con un sorriso di malinconia» (Fax Polignano, a firma di Michele Oggiano).

Ecco. Sappiate ciò che ho raccontato. Certo da allora, le rare lettere di ammiratrici divennero più frequenti, con un crescendo dall’inverno passato, man mano che la notizia correva sulle labbra del pubblico femmineo, incline al peccato in quanto tale. Ora, figliuole amabili, sappiate: nonostante la «potenza sessuale di minotauro» che mi viene generalmente attribuita (Enciclopedia della Scienza, Mondadori ed., Milano, 1979), io non posso possedere tutte le aspiranti contaminate dagli innumerabili virus vaginali. Anche perché sono in lista per la sostituzione della protesi erettile a Villa Bianca (è il modello innovativo, e più costoso, il «Cav. S.B.» System). C’è da aspettare un poco. Ma senza disperare.

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