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Sabato 20 Gennaio 2018 | 07:58

Sesso e crisi a Bari Amica fidata... offresi anche per «altro»

Sesso e crisi a Bari Amica fidata... offresi anche per «altro»
di ALBERTO SELVAGGI 

Ha due gambe tornite, che sono uno strumento di lavoro importante. Ha una bocca carminio naturale, che è uno strumento di lavoro importante. Ha fianchi come barche placide, fatti per sdilinquire i destituiti satiri. Ha un seno né bene né male, più adatto alle ristrettezze contemporanee che alle floridezze oniriche del passato, strumento di lavoro importante. Ha occhi che non guardano, quando non è il caso di guardare, perché non sono strumenti di lavoro importanti. Aveva un’anima, ma se l’è levata. Perché l’anima non è uno strumento di lavoro. 

È una quarantenne ben messa, separata, con un figlio che da tempo ha smesso di allattare. Insegnante precaria, va a letto per soldi ogni tanto, magari è proprio lei che aggancia, se il soggetto le piace, cioè non le dispiace. Mi parla, le parlo. Sta in fitto al Madonnella. Chi paga il mese? Le bollette? La scuola, il bambino, mangiare, medicine, soffre di un problema alimentare. Il suo ex è un bastardo, non paga. I soldi sono l’unica ragione di lavoro, tutto è lavoro per tutti quanti. Il figlio è felice. Anche se sta più con la nonna. Anche se lei non lo desiderava. Anche se non vede il padre. Perché questa è la legge dell’impenetrabilità, che è imprevedibilità della mente umana. 

A Bari la crisi economica ha generato una gettata di seni, di gambe, di erotismo discreto, amicale, estemporaneo. Così è nei paesi dell’Est miserabili. Così nella Cuba di Castro. Eccone un’altra. Frequenta comitive né chic né marginali. Casa d’epoca al Libertà. Lavorava nella ristorazione: licenziata. E che fai a 44 anni? Terza di seno, chiara naturale, ogni tanto azzarda qualche annuncio lampo su Bakeka Incontri Bari, su Tuttoannunci. Appare, scompare secondo necessità. Dizione un po’ greve, gambe non male. Ogni tanto torna in pista in pizzeria, pub, ristoranti: due, tre mesi a nero. Poi basta: le tasse universitarie alla figlia, gli studi per l’altro figlio li paga col passaparola. Questa è la «prostituzione della porta accanto». 

Non sono studentesse che vogliono pellicce e décolleté da sfilata. Sono donne. Donne vere. Donne pure che non piangono. Chiedo un po’ a tutte se fra i rimorsi rantolano. Se hanno fatto opera di rimozione. La risposta è questa: mah, francamente no. Pensa un po’ quest’altra. Carina. Magra. Lavorava per le Case di cura riunite. Sì, in quella baracca di quel pateracchio. Si offre di rado. Fa lo stesso un’amica defraudata dello stesso campo. Prima collaboravano. Hanno litigato. Fate la pace. 

Estetista professionale riceve in casa. Beh, potrebbe far altro se paghi. Pedicure e epilazione, a domicilio pulizia e massaggio. Potrebbe far altro. Cameriera casa ufficio offresi anche festivi. Potrebbe far altro. E le ex negozianti, e le ex commesse scaraventate in strada dove le mettiamo? Chi se la sente si arrangia. Un paio operano in coppia, massaggi erotizzanti. Tipe vivaci. Un’altra ha aperto «lo studio», come lo chiama, nel bilocale ereditato. La figlia è via, la figlia è grande. Un’altra prepara la seconda laurea. Cita Shakespeare, Tasso. Brecht, soprattutto. Che c’entra Brecht? C’entra: aveva i denti marci, e «quando ti capita una dentatura del genere dici: non se ne parla». No anale. No lesbo. No orge no trans. Simpatica. Alta. Vive con l’ex fidanzato che sa: fatti tuoi. Anzi, meglio, delle bollette paga la quota scarsa. Tra le amiche della porta accanto e la presunta purezza della gratuità c’è la zona grigia delle «non collocabili». 

Eccone una: ha tre bambini. Eccone un’altra: ha un bambino, sei anni. Una è sposata, ha un amante soltanto, e quando l’incontro è finito accenna a un contributo spese familiari stimato dalla generosità del professionista con cui si vede di rado. L’altra, divorziata, fa lo stesso in tre relazioni senza coda né capo. Soluzione migliore. Perché sei mani lavano meglio di due e meglio di quattro.

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