Venerdì 20 Luglio 2018 | 14:50

Evviva il «Finetto» uomo chic barese

di ALBERTO SELVAGGI

È lì «il Finetto», lo vedi, lo senti. Sempre uguale a se stesso, una specie di baronetto che blasonato non è, scoria barese di un processo di raffinamento sulla materia grezza che conserva le asperità sotto la lustra apparenza.

Il Finetto è perfetto: ogni mattina la calzetta a velo, il pantalone giusto con risvolto o senza, la camicia con iniziali d’emblema, cravatta, giacchetta, e il soprabito che linearmente sventola atteggiandosi financo nei tiraggi del vento. È un tipo, anzi un topos, koinè, epistème – tanto per menarsela con filosofaggini che se la stramenano – che peschi soltanto nelle strade belle del centro. E del De contemptu mundi, portentoso libro di nichilistica penitenza, se ne «freca aldamente».

Si presenta da solo, in crocchietti più spesso. Cammina svelto, scattante, nervosetto, poiché tiene i suoi impegni, con sedere eretto mandolinesco che dallo spacco del cappottino s’insinua per fare l’occhietto sul retro. Indossa capi sartoriali o, da qualche anno, sintetici, fascianti, lucenti. Tiene le mani in tasca, postura garante di permanenza attraente, ha il cranio inguainato in una scazzetta di cashmere calata fino al comignolo senza incertezze, che paga il suo anonimato con 90-120 euro.

La gola del Finetto – che non è fesso – è protetta da sciarpette floreali integrate estroverse, costo 180-200 euro (spesso da versare ancora al negoziante amico affiliato al finettamento). Dai quarant’anni veleggia verso i sessanta, più o meno. Nei momenti intensi s’esprime in un grattugiamento ultrasonico delle pudenda, inavvertibile come il frullo d’ali d’un colibrì sui petali; ma senza sorchiare, perché appunto Finetto.

Si allampada appena, a volte niente, più trattamenti viso-mani-piedi che carbonizzazioni da finto negro. Ama i bambini ma i cacchi suoi li tutela. Si psycoimpasticca in casi rari e per breve, va al cinemino, si fa lo spaghetto, rotando il polso nel gesto vu alla rovescia.

Il Finetto subisce scarse degenerazioni col passare del tempo. Perché si reincarna nell’«Immutato», man mano che dai sessant’anni si incartapecora, secondo un ciclo di mutazione brahmanica.

L’Immutato è costituito in tal guisa: tiene lo sguardo, più spesso ceruleo che diarroico o stitico, proiettato verso il cielo fermo. È intruppato, nonché composto in salma egizianamente, all’interno di un soprabito comprimente nel quale la trippa viene rinculata come nel contro-effetto dello sparo delle carabine. Tiene le estremità innevate di talco anti-odore in calze varicoceliche, scarpe di foggia smilza, classiche ma dinamicizzate nella linea, con lacci o con fibbia, inglesi o italianissime. Pantalone di lana con piega, camicia Gibaud ibrida e maglioncino entro il quale sta infilzata una sciarpetta di lana pettinata dal fiocco pressoché coccardesco. Bavero alzato assolutisticamente, che conferisce slancio e degnazione autorevole, sopra il quale egli distende un sorriso plastico cullato dagli agi, paraculico appena, percepibile a stento, eminentemente barese, che sarebbe furbetto, ma che non distoglie tuttavia l’Immutato dal recinto della sua vacuità vagamente ebete.

Io vado matto per i Finetti, quanto per gli Immutati che da quelli discendono. E non perché sono i più solerti e cerimoniosi quando mi fermano, ma perché li adoro, li amo di baresitudine vera, abbiano 70 anni, 43, 67, 39, 131 in casi estremi. Separati felicemente, divorziati solitamente. O single per sempre, conviventi incerti, più di rado sposati, nel qual caso con commari azzimate fresche, zògn’, al Signore spiacendo, nostrane, o da un po’ dell’Est e del Sud America, e quand’anche cefale vanno bene lo stesso.

Al mattino i Finetti si incontrano con altri Finetti, mescolati nel caso a Immutati perpetui. Quelli beccati con l’amante dalla moglie venale e fetente sganciano l’assegno e gastemano. I più manipolano gli introiti per ridurre i versamenti. Talvolta incocciano nelle ex consorti al baretto scicchetto ma non fanno una grinza, non gli fa né caldo né freddo. Altri incrociano ex amici finetti ai quali hanno zompato moglie o amichetta, non si salutano e non fanno una piega. Gruppetti si sono divisi per questioni di soldi o di femmine, che sono la stessa cosa, più o meno. Taluni sono stati lasciati in fresco dall’ottimo amico che gli ha chiesto un ingannevole prestito: gli bestemmiano i morti ma van giù di gorgogliamenti di chambagnino (champagne) lo stesso.

Protestati o ricchi, sleali o corretti per convenienza, inseguiti dai creditori o fatti fessi, viagrati o rattigni, falliti o vincenti, bisex o etero pronti a ammenarsi pure sui buchi di lavandini e bidè, giovinciotti o decrepiti come coperchi del cesso, comunque Finetti, comunque Immutati, baresi puri, e che Dio vi conservi.

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