Cerca

Domenica 21 Gennaio 2018 | 21:32

Siddharta prega nella Basilica di Bari

Siddharta prega nella Basilica di Bari
di ALBERTO SELVAGGI

Buddha, un uomo, un principe divinizzato, ha incominciato a camminare per le strade di Bari non molto tempo fa. Prima era confinato in gruppi sparuti, sotto certi profili snaturanti la buddhità, e che ciclicamente si disintegravano. Siccome non è tipo da proporsi, convertire, far proselitismo, e reputa anzi sacrilegi l’arte del plagio e la violenza del tampinare, non si è introdotto, bensì è stato educatamente chiamato a presenziare a riunioni in case di gente di cultura elevata e spesso ricca sfondata.

Da tali nuclei del cosmo degli agi, ha incominciato a frequentare la classe media senza mai strafare, né intaccare la cristianità alla quale è contiguo e - come rispetto a tutte le religioni, filosofie, realtà - sovrastrutturale. E ha appena incominciato a illuminare la fascia piccolo borghese, non proletaria. Quindi si è disteso sul fianco destro, sua quarta raffigurazione tradizionale, fra i lampioni nirvanici del Lungomare, sopra alla balaustra ad aspettare. 

È comparso alla reception dell’associazione Ekata di via Camillo Rosalba, con quel suo sguardo immortale di qualsivoglia umano, tra gli ulivi de Il Sentiero a Santa Fara, nell’Aleph fu via Cardinale Mimmi ora via Postiglione accanto agli uffici postali. E poi, mai identificato, il suo volto ha sfilato sui pontili del Circolo della Vela, lungo la Muraglia nelle meditazioni-camminata, tra i manubri di qualche palestra a Carrassi, Japigia, durante lezioni universitarie di Farmacia e Psichiatria sui nuovi psicofarmaci, in via Sparano e in via Argiro per cambiare le scarpe (il numero 41 era troppo grande), al Cus Bari e nello stadio San Nicola di rado, perché le urla, i «mo!» i «mudù!» non lo hanno turbato bensì stonato, a San Sabino, San Marcello, in Basilica e in Cattedrale in ginocchio, ma mai nelle feste comandate: anche Gesù fu come lui concepito senza contatto sessuale, annunciato da segni e angeli. Venne omaggiato in culla da sapienti e dignitari, abitava in Cielo e discese in terra per volere di Dio incarnandosi. 

Anche la sua venuta venne profetizzata, da Simeone invece che da Asita indiano, e il suo corpo stretto e elevato dalle mani del vegliardo. Anche Lui condannò l’ipocrisia farisaica e i sacrifici di sangue. Conosceva già le Scritture, viaggiò e venne smarrito, fu tentato dagli spiriti maligni, ebbe 12 discepoli, tra i quali due fratelli, un fedele e un traditore che finì male, e scelse l’ombra di un fico per incontrarli. Anche Lui esordì nella vita pubblica attorno ai trent’anni. Certo, nacque mezzo millennio dopo da tutt’altra parte. Povero e umile invece che straricco e nobile, destinato al tormento e al Golgota, non a una lunga esistenza di quiete fatata. Ma a parte queste inezie, che dicono tutto delle differenze tra i frutti che maturarono, siate sicuri che i due si parlano, e si intendono molto e si amano. La forza di Buddha, a parte il senso dell’essere e la trascendenza anelata nel senso junghiano, è una soltanto: «mens sana». Poi « corpore sano». Perché il fulcro dell’insegnamento è: addestrare la mente alla serenità. E sviluppa ciò che la scienza occidentale definisce: «Il più sofisticato sistema psicologico e la più efficace tecnica di equilibrio e cura mentale» della prodigiosa tradizione meditativa orientale: dallo Yoga al Tantrismo al Vedanta. 

Così il figlio del raja Suddhodana ha visto disegnarsi il praticante-tipo di Bari: riservato nella sua interiorità, mite, cane sciolto ma insieme sociale e affabile. E i migliori consessi umani: rasserenanti, seraficamente tolleranti, «normal» disimpegnati, spesso legati anche allo Yoga, che è una filosofia e pratica spirituale, non una ginnastica. Le accolite di esauriti fanatici, o chic «tendenziali» sono una minoranza che suscita nella moltitudine indifferenza e pietà. 

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400