Martedì 17 Luglio 2018 | 17:44

Inno hip hop di «Selvàgginem» per rapper baresi

Inno hip hop di «Selvàgginem» per rapper baresi
di ALBERTO SELVAGGI 

Tutto è cominciato come per disdetta, da allora il rap di Bari mi si è ficcato nella testa. Un’amica perversa mi ha telefonato e ha detto: «Uno che fa hip-hop sul web mi ha proposto di incontrarci e fare sesso». Da allora mi sono illuminato d’immenso, e non scrivo più ma rappo versi mentre penso, e a kedda zucculon’ l’ho liquidata dicendo: «Uno più o uno meno non ti cambia niente». Mi-mi mi (riproduzione di una campionatura balbuziente sulla voce o dello scratching) sono lanciato in una ricerca, che parte dall’industrial-sound Settanta e finisce col ‘fanculo a dito medio. 

A voi ragazzi incazzati freschi, che cantate in dialetto e «indagliano» perfetto, coi braconi larghi scesi a ginocchiere, con le felpe XXL, i cappellini da baseball e le sneaker, avevo pensato spesso: prima o poi scriverò qualcosa sugli aedi delle metropoli degeneri. Ma ora che mi sono immerso nell’arte po-po postmoderna, nei beat (basi musicali) bi-bi-bi beat e nel sillabare suburbana metrica, negli ammiccamenti dell’hip-hop movimento, e dentro alla danza impazzimento, writer armati di P38 spray e istinto di vendetta, ragazzagne culo e bella tetta, skateboard di tradizione punk costo 90-200 euro, in quello che vi fa martelli pneumatici, day-after d’Occidente, mo’ ca so’ sendute Max il Nano e altri ventenni, e Toki, Walino, Comma e Shogun, Strage & Blaze e le rappiste femmine, la mia vita stronza non è più la stessa. 

Ragazzi vi amo, chiamatemi fratello, da quando vi ho scoperti siete miei protetti, ragazzi pensate che il destino è questo: il collega Oscar Iarussi mi soprannominò «Selvàgginem» da Eminem. 

È finito il tempo amaro dei pionieri, rapper di Bari colorato esercito, grido dell’asf alto infestato da clan, coca, pallette: bande e violenza, desolazione solitudine, de-evoluta decadenza, rabbia contro all’ingiustiz’ del’ladrò n’ politic’. 
Tutto cominciò a metà dei Novanta con Sabbie Mobili Bari, Pooglia Tribe e Reverendo, la costola Zona 45, Tensione, e Sciagura e Black sì-sì Black P. Ma la moda dagli States e Internet hanno portato la New Era, come la marca (con la Starter) dei cappellini che vi schiaffate all’ammersa. Tendenzialmend’ d’ sinistr’, comunque alternatìv’, politicamente scorrett’, orgoglio biancorosso e ‘u mit’ du rispett’, fieri du Quartìr (‘o Cep), d’ San Pasquale o Carrass’ o megghi’ angòr’ Ja-Ja Japig’. Vi sfidate in tenzoni poetiche come stilnovisti, ma al suon delle gastem’ che si fanno strambotti e sonetti, v’ fascit’ i tatuagg’ vi embit’ di piercing, u’ «septum» (cartilagine nasale) iè u’ kkiu fic’. Droga poca, du’ cannùn e tanta birr’, non vi smascellate come i fichetti della disco. 

Ragazzi vi amo, chiamatemi fratello, da quando vi ho scoperti siete miei protetti, ragazzi pensate che il destino è questo: il collega Oscar Iarussi mi soprannominò «Selvàgginem» da Eminem. 

Rappate tosto, vietati il sorriso e il sorrisetto, faccia feroce quando si scandisce per spaccare il petto, reccate (registrate) e girate videoclip, quelli di FrAndProduction stuzzicano parecchio, e vi fate la guerra o duettate in Rete. Le canzoni toccano un numero di visualizzazioni pazzesco: mo-mo mo-mo mo-mocca alle corna che tenete. A botte di centomila a titolo, un milione e 200.000 per il Nano (Japr l’ekk) e quasi 900.000 per Toki (I so d Bar) che gangstano di scippi, malazzion’ e m a l av ì t ’. Mc, freestyle, graffiti, dissing; crew, Dj, punch-line, juggling. Underground, commerciale, hardcore, trance; ska reggae, contamination soul funky dance. Tale è l’of ferta che chi legge questi versi, poco baciati e molto libèrti, troverà ciò che cerca. L’impegno e l’integralismo rap, il cazzeggiamento hip-hop che si fa canzonetta. 

Ammenati su Youtube, lettore, entra nella tribù che rappa in barese: Gotik, Piero Ufo e la sorella Lakriss, Sheeba e Nino col death rap no global dei Tkè; la vernacolare Lady B, SouthSkills, Cariglia e Harakiri; Nicolas, Miss Fritty, C.C.G. e a-altri e i feat., come la popsinger Destiny, o il lucano Acca, salentini, molesi e bitontini, romani e norvegìs’, milanesi marukkin. A me per esempio kudd curtagn’ du Nan’ alto ‘nu metr e 60 e mezzo, già piombato su Mtv, che incide con big come Marracash e collabora co’ Caparezza, mi ha messo incinta le recchie. La porno-scanzonata Tua madre non lo deve sapere (vietata ai minori di 24 anni, con Ufo in forma splendens) mi risuona in mente, Noi umbratile e cinica, il riuscitissimo duetto La dì de la rapin con il neomelodico To-To Tommy Parisi (connubio dei due generi musicali nati dalla strada), la calcistica U Bàar nest e soprattutto la storiella demenziale Tiarombupallon con la quale vi mando a ‘fanculo con il medio: «Tremone / stogg abbash da du’ iòr / mo tiaromb u pallon…». 

Ragazzi vi amo, chiamatemi fratello, da quando vi ho scoperti siete miei protetti, ragazzi pensate che il destino è questo: il collega Oscar Iarussi mi soprannominò «Selvàgginem» da Eminem (ad libitum).

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