Venerdì 20 Luglio 2018 | 03:19

«Occhi sulla città» Bari freme e aspetta la Prada

«Occhi sulla città» Bari freme e aspetta la Prada
di ALBERTO SELVAGGI

Vieni, Miuccia Prada, apri quelle vetrine enigmatiche di avveniristico vintage. Annunciano da troppo tempo l’apertura del negozio in via Sparano angolo via Dante. Basta, vieni e portaci quel vento rosso da Quarto Stato perché tutto il mondo sa che sei compagna. Sfilavi nei cortei vestita Yves Saint Laurent. E conciliando «ricchezza e impegno, potere mercantile e glamour», ti sei arroccata sul trono radical chic con un paradosso inestricabile: «Finiamola con la sinistra snob di Pisapia». Che coltiviamo bene anche da queste parti.

Vieni, Miuccia Prada: vieni. Te lo chiedono i ricchi. Te lo chiedono gli umili. Te lo chiedono i superbi. Te lo chiedono quelli che campano, che tirano il carro, quelli che incespicano sull’Imu addizionata. Tutti vogliono una Miuccia Prada a Bari.

Vieni, Miuccia, vieni. Un murmure s’inerpica tra l’erte spire dei desiderata nel Levante, direbbe – forse - il D’Annunzio, nanuncolo trasudante maniacalità sessuata. Vieni, Prada, quante cose faremo assieme, noi baresi grezzi e tu così splendidamente, semplicemente miuccesca anzi miucciana.

Non lo sai ma, più che di rado, spesso un musicante girovago si siede su una seggioletta malferma come il passo di un rachitico a piè delle tue vetrine, vestito nero becchino o cornacchia. Sfrega il suo violino barivecchiano, anima la fissità delle tue modelle sui manifesti giganti, stuzzica le scritte dell’Avvento: «Prada, Milano – Next Opening». Ti suona la serenata, e, più di noi, attende trepidante. Non andrà più a bussare alla Federazione regionale di Rifondazione comunista, vicino a Giurisprudenza in via Fornari. Si è reso conto che il rosso urtante delle pareti della sede mal si bilancia col marmo camposanto. Ha trovato una casa nuova, sorgente, di gran gusto, «modaiola ma nonostante tutto democratica». E siede al tempio, si abbevera alla maison più impegnata d’Italia di una compagna che gli è sorella o quasi.

Vieni, Miuccia, apri, non possiamo più aspettare. Non vediamo l’ora di procedere in corteo sotto i sigilli della Cgil con ai piedi i tuoi stivali, coi foulard «must have», e mulinare le borsette da 2300 euro con furia metalmeccanica per assestare colpi ai celerini, e sentirci finalmente parte della dignità operaia, col vento della rivoluzione tra i capelli, illuminati come la chioma di Diego Della Valle o il sorriso turchino di Benetton, infiammati da filosofie di tendenza retrò intramontabile e gridare a pugno chiuso passando sotto le gambe delle fotomodelle erette sui cristalli in via Sparano: «Salario sociale, salario sociale!», come quelli dei centri occupati, o di Casa Pound, è uguale.

Vieni, Prada, ti hanno eternato perfino Meryl Streep e il Demone e il Met e gli artisti più trendy che anelano a creare come Dalì e la Schiaparelli una mitologica accoppiata. Senza te non respiriamo. Ai saldi pianteremo le tende nella fioriera prospiciente, pronti a uccidere per mantenere il posto in coda al punto vendita sovrano. Ecco, temo che a quel punto, col negozio a regime, il violinista vagante dovrà traslocare. Qualcuno gli domanderà se è veramente di sinistra. Lui risponderà: «Non sono abbastanza ricco». Potrebbe anche essere poco colto, a pensarci, non raffinato, pacchiano nel vestiario, e «chi veste male – come insegni – è anche ignorante». Poco attento «a essere mai cheap, banale». 

Non sappiamo quanto calzerebbe in un salotto grandi affari con rappresentanze assessorili e bancarie. Probabilmente non ha neppure trascorso le vacanze di Natale nel bungalow di Michele Santoro da 1500 euro a notte, atollo di Cocoa Island. Nessuno può essere sicuro che citi Bauman o Bellezza e Pasolini come necessario. Non ha l’erre arrotata. Di sicuro non calza Church’s e Adler, lo abbiamo esaminato. Non ha un incedere da passerella Moda Milano. Ora, nessuno vorrebbe che tu, Miuccia Prada, ti tirassi indietro causa persistenza di tale materiale umano. Apri questo negozio, avanti. E al violinista ci penseremo noi nel caso, e poi lo piangeremo insieme con singhiozzi fashion.

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