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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 22:56

«Onore alla Cutuli siciliana, ma stella del giornalismo pugliese»

«Onore alla Cutuli siciliana, ma stella del giornalismo pugliese»
di ALBERTO SELVAGGI

La ricorrenza è passata, ma fa lo stesso: Maria Grazia Cutuli, catanese dall’accento siculo bene, inviata post mortem del Corriere della Sera, e fra le prime voci nei media della allora sconosciuta realtà barese e pugliese, caduta sul fronte di guerra nel 2001 di un cupo novembre.

Sono fra gli amici ai quali scattò qualcosa nel cervello quel giorno di afgana macelleria in cui venisti sacrificata assieme a tre colleghi stranieri. Ero nel salotto di casa mia, notte o sera, ero con una collega che aveva piedi nudi brillanti di trasparenza, era il Tg1, o il Tg5, poco frega, e apprendemmo in stato di assenza che raffiche di kalashnikov di banditi a Sarobi, via Kabul ti avevano sventagliato il seno. Quest’amica mi fissava scrutando i pensieri che scorrono sotto la pelle. E questo è quanto vide distintamente: niente.

Quanti anni sono passati? Contare fa fatica più delle restanti incombenze. Ma soltanto adesso mi rendo conto che sei morta, il che vuol dire non viva. Se ci pensi, è una scelta di campo vivere o morire. Come scegliere tra centro-destra e centro-sinistra. Espurgati dell’esistente, in tanti potranno tornare a vederti: «Ciao, Maria Grazia, perché ti sei tagliata i capelli a caschetto anni Venti?». Questo volevo dirti: stavi bene. Non eri «disturbante» come dissi prelevando a Bari in aeroporto te e il Rolex d’acciaio che sottoposi a sequestro. Questo volevo far sapere a chi legge, ai cronisti freschi che non conoscono le tue prodezze: che eri veramente una grande inviata, non «una valente giornalista» come scrisse Cesare Romiti a tua madre Tina e a papà Pippo. Che sei stata la prima a mangiare cime di rape e cozze cipolla peperoncino e pepe a Polignano a Mare alla Grotta Palazzese e da Tuccino. A imbeverti di cultura locale per trasferirla sui giornali per i forestieri.

Scrivemmo assieme reportage per Epoca, prima di ritrovarci al Corriere della Sera.

 

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