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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 02:20

Nemici cari fate la pace con Selvaggi

Nemici cari fate la pace con Selvaggi
di ALBERTO SELVAGGI

Ho visto una pubblicità su Canale 5, grondante luci e stelline di fiaba, e ho capito, al pari di altri inconsapevoli, che il 25 dicembre è arrivato, che a Natale si dimentica l’astio. Perciò esorto alla pace chi mi ha gastemato per quel che ho scritto in questa rubrica domenicale.

Antonio Decaro: tieni la «capa quadrata», non puoi negarlo, tanto che per smussare il cubo ti sei «fatto rifare la sfumatura dal barbiere», come hai annunciato. Ma non guardarmi come un Aretino satanico, bensì come madre che cura e ama. Sì, Antonio: ti amo. In queste notti, ora frigide, ora ammucuate, immagino di cullarti impicciolito in scala come un figlioletto di uno o due anni, farti carezzine seguendo gli spigoli della crapa – che carino! – canticchiando la nenia della mobilità urbana: «Bari è la Scandinavia».

Mentre la stella cometa sale, fabulo di essere incinto di Michele Emiliano, pur se mi maledì scagliandomi contro tifoserie internettiane. Di covarlo, empirmi di Natività virginale, scatarrarlo dal ventre già forzutello e con barba, stringerlo al seno, avvolgere con un fazzoletto il suo capacchione aureolato (immaginate la faccia) scolpito alla Modigliani, e imboccarlo con spigole, cozze pelose e astici nel conforto del fiato dei due ruminanti.

Ninni Cea, Tuzzatore, avvocato: amo anche te, sei forte, sei ganzo nel frontespizio dolicocefalico. E hai colto la pietà del Santo Natale: dopo aver accettato la mia sfida a testate sotto il Comune di Bari, non hai più infierito col rostro craniale dissestandomi il naso.

Avvocati; avvocati! Ancora oggi mi fermate dicendo, «ah, so chi sei, sei Alberto Selvaggi, scusa ma sei stato davvero str… a infangarci, e in questo momento poi». Dopo l’inferno che mi scatenò contro il vostro Ordine provinciale, accetto pure le invettive dei legali in scooter per strada: «Sei una carogna!», «bastardo!». D’altronde, da quel mio articoluccio simpatico, «Avvocati di chiara… fame», sono trascorsi appena DUE ANNI. Ma, scioccherelli, vi sbagliate. Orsù, amatemi come v’amo, poiché tante volte mi avete salvato dalle quarele (querele) e quasi sempre, per simpatia o altro, gratis. Voglio fare pace anche con i ginecologi che somministrano la pillola abortiva RU486, con le madri che hanno interrotto la gravidanza e mi travolsero con una tempesta di maledizioni che mandò in tilt il sistema mail del giornale. È vero, fu agghiacciante il mio incarnarmi in un embrione vindice indemoniato, ma a me parve arte, e non c’entrava nulla con lo schierarsi o il condannare.

Voglio fare pace con l’intero quartiere San Paolo che mi ammonì: «Selvaggi di ‘stu c… Non ti fare più vedere in giro al Quartiere». Voglio fare pace con gli iscritti a Facebook, ridicolizzati: sappiate che, con la consueta coerenza, mi sono iscritto dietro nome falso e spio i politici, carpisco notizie altrimenti non rintracciabili. E voi, «ragazzagne», ossia bellocce simil-fini-guzzale di Bari: siete mie sorelle, fratelle anzi.

Luciano Canfora: i colombi la vendicarono già sconcacandomi. E voi, animalisti, ecologisti, segreterie nazionali e regionali di Lav, Wwf, Legambiente e quant’altro: se non avvelenate le bestie, non istigate gli uomini a incaprettarmi. Sono contento che dopo la protesta inscenata dai cicloamatori contro di me sotto il giornale tutto sia finito a vino e taralli: sarò testimonial delle nuove piste ciclabili. Abbracciamoci, o commercianti, anche se ho scritto che avete lucrato sull’euro come canaglie; abbracciamoci, gummesse (commesse) e gummessi (commessi), che mi deste la caccia nei bar del Murat annunciando class-action.

L’elenco è lungo, non basta per Vasco Rossi, Sandro Frisullo, Nichi Vendola, Rosy Bindi, altri politici nazionali. Bacio i calcagni al direttore Giuseppe De Tomaso che a ogni mio pezzo si è buscato saette e un infarto e a ragione mi diede del «matto». E chiudo con gli psicologi e il loro presidente Giuseppe Luigi Palma che mi inviò una reprimenda cadenzata da «il Selvaggi». Ringrazio quelli che (non è una battuta: è vero) si offrirono, mandandomi indirizzi e numeri di telefono, per curarmi «a prezzo contenuto», e in qualche caso «gratis». E ringrazio gli pizzicologi indignati: savi o rinco, ferrati o scarpari, onesti o malnati, amiamoci, amatemi, unitevi, anzi, per la mia salvezza, che è salvezza per gli altri.

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