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Martedì 16 Gennaio 2018 | 18:23

Commerciante, lo vuoi capire? Il Natale è finito

Commerciante, lo vuoi capire? Il Natale è finito
di ALBERTO SELVAGGI

Come pioveva, ieri, nel deserto del centro, come piangeva. Forse la faccia piatta di Bari si ingrugna anche stamattina sotto le nuvole nere e piange le miserie della decadenza, del commercio ferito, dei clienti sparuti, rugginosi all’acquisto, del solitario che sbircia la merce e dilegua, del negoziante che perde il respiro che è vita ricordando i bei tempi dei bigliettoni in lire imboscati in Svizzera, dei fatturati trasfigurati dai commercialisti, e il cielo versa in acqua mestizia per un Natale sfumato, dissolto, che stenta a materializzarsi negli ectoplasmi consumistici in nome di Cristo, per un natale minuscolo che meritava la fine che ha fatto: ridursi al nulla che era fino a morire.

E tu piangi, commerciante. E ti lamenti. Davanti a Mario Monti lo dico: fai bene. Ne hai tutto il diritto. E il diritto tuo è quello di chi non vende come te per mestiere.

Ho visto, commerciante che sei, proto-tipo del Murat mercantile, che aggiri il fermo dei saldi coi bollini gialli, rossi, verdi, sconti precoci al 15, 20, 25 per cento, che hai incollato altre cifre di cabala sotto l’insegna, «risparmi il 3-5», «prendi due hai il 20», e imprechi contro le divinità olimpiche perché intrusive, e confidi nei colli che i grandi marchi, fiutando miseria, hanno inviato con sconti notevoli già celati nel prezzo, e bestemmi i numi ibernati di Palazzo Chigi, perfino la mummia-madre che a ogni fine del mese dice: «Entro metà anno prevediamo ragionevolmente il superamento della fase acuta della crisi». E pensi, «ma senti questo, non ha neanche il buon gusto di starsi zitto?». E piangi e ti frughi le tasche di ragnatele, tu commerciante, se commerciante vuol dire «Bari nella sua assoluta interezza», se negozio e saracinesca significano «sola bandiera del capoluogo da sempre», e piove sull’asfalto inodore, e senza amore preghi: «Dio, fai tornare il dio della Lira, oggi che ci siamo piagati col flagello dell’Euro, condannati per avidità come suicidi colpevoli». Perché tu, quasi quanto noialtri, sai bene che sono menzogne quelle propalate dai ministri, perché la gente della strada si intende di economia, e un tubo capiscono ‘ste capre di economisti, peggio se piagnoni ipocriti meridionalisti, e tutti tocchiamo con mano da elemosiniere che la crisi non è affatto finita, che peggiora anzi, e parecchio, e che per anni e anni andrà avanti così, e passiamo e scorgiamo un altro occhio cavato di fresco, l’ennesima vetrina svuotata e spenta.

E perciò, negoziante, mentre sfidi lo spettro del fallimento, senti attorno il calore di tanti falliti acquirenti: Gesù Bambino tra il bue e l’asinello. Sì, il natale minuscolo che è consumismo, che è programmazione neuro-linguistica, che è coercizione subliminale, induzione alla prostituzione d’acquisto, è finito. Mettici una pietra sopra. Hanno ragione i no global, altro che. Non aveva torto Mussolini. Hanno ragione i compagni fratelli combattenti che sfilano col pugno gridando «giustizia». Hanno ragione, per la miseria. E, per la miseria, è bene che sia finito così quel natale senza una maiuscola ispirata da Dio. Quel niente che ogni anno ci crocifigge senza salvare anime, peccatori, pecorelle smarrite.

Sì, il natale è finito e chi se ne frega. Alla malora il natale, che crepi. Ci andremo a ubriacare di caffè: 1.600 lire, uno sputo marrone, se lo bevi ristretto. Firmeremo bigliettini di auguri con penna scorrevole: una al supermercato costa 4.000 lire. Una > 4.000. Se ci verrà lo scolo andremo dal medico: 240.000 lire a visita. Non più quel bigliettone da cinquantamila. E rinunceremo alle scarpe offerte a prezzo competitivo grazie al gigante produttore che schiaccia i più esosi concorrenti di Lilliput: 280.000 lire. E perfino a quelle in cartone compresso: 110.000. E se cadremo in crisi affettiva rimedieremo con un Bacio Perugina: al bar, insecchito, 1.000 lire. Uno, mignon, 1.000 lire, hai capito? E il 25 mattina la barba, che parte da 10.000, la polverizzeremo con cartavetra: 800 lire. O ce la terremo, contenti. Tanto, la porta San Nicola. E se la gratta anche il sindaco.

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