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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 00:43

Decaro lascia perdere le biciclette qua a Bari

Decaro lascia perdere le biciclette qua a Bari
di ALBERTO SELVAGGI

Da quando ho notato che Antonio Decaro tiene la capa quadrata, rischiando un tamponamento da tergo con lui all’angolo del Comune, ho compreso che qualcosa di anomalo si è sviluppato, causa questa deformazione. Lo so che è un cristiano buono, lo so che ha un’espressione talmente ordinaria da generare riso curioso. Ma, visto da retro, tiene la capa quadrata, e sono sicuro che di là nasca tutto.

È a lui che, svegliatosi una mattina come un pappagallino festoso, è rullato in testa di trapiantare nei baresi un ardore ecologista ciclistico da rigetto sicuro. È lui che ha cercato di trasformare in estatici pizzicatori di liuto elementari dispensatori di tuzzi. E che pesca volevi fare alla fine, o Decaro capa di chiummo, se non i bidoni, le buste e le lattine impigliate nella rete tirata dal mare di fogna?

Il capogruppo del Pd in Regione, già assessore e oggi consigliere incaricato alla Mobilità del Comune menò l’occhio sulle strade di buche: uhm, qua le auto le gettiamo e stendiamo piste ciclabili ovunque si puote. Sempre portandosi sul collo la capoccia sua, ha iniziato a menare a destra e a sinistra strisce linguacciute, strangolando viepiù incroci, tondi, quadrilateri lambiti dal verde smorto, e trasformando financo il marciapiede divisorio di viale Unità d’Italia in circuito sul quale i suicidi che attraversano vengono piallati dai ciclisti nel rimpallo fra scooter, camion e auto che fanno inversione.

Capa quadrata ha fatto il bordellone. Tutti a dire: Decaro di qua, Decaro di là, Legambiente gli ha smollato pure il premio «Ambientalista dell’anno» 2008. E nessuno pensa che Antonio non avesse le migliori intenzioni. Ma i risultati danno torto a chi fabulava di una rivoluzione su due pedali da civiltà nordica.

Povera capa quadrata! Povero a Decaro nostro! Smack smack, smack smack (bacetti sulla zucca). Immaginavi tracciati lindi percorsi da cerchioni misura 26 e 28 allineati come gondole in Laguna? Ed ecco invece lo schifìo di cui ci ha ripagato la popolazione: le carte oliate ammenate ‘nderr’ e gli immigrati e i fuorisede che sulle piste ciclabili tirano i trolley, i runner cuzzaloni che le percorrono al trotto con la grascia appennuta. Decaro: e i ciclisti ‘ndò stonn’?

Per il bene che ti voglio e che voglio a Gesù: l’idea del bike-sharing che fine ha fatto, dimmi tu? Delle 314 bici incatenate nelle stazioni, 174 sono sparisciute, 22 sono state distrutte, 40 in riparazione. Tanto che quelli della Commissione qualità servizi ti hanno convocato per farti un palliatone.

E i ciclisti, tanti, a buttare, che avevano usufruito dei contributi acquisto del Comune? Come che hanno lasciato la bici legata per citofonare alla zòit’ (fidanzata) se la sono ritrovata smembrata, o ridotta a una sola ruota annodata a mo’ di pitone. Cestelli, copertoni, freni a bacchetta, campanelli, molle, perfino gli sputi sul telaio si arrubbano. Sradicano i sellini e come arrivi e ci dici qualcosa, badabùm!, te li ammenano sulle corna. Oppure ti sfracanano raggi e manubrio a stampate, così per gioco. Dal Madonnella al Libertà al Politecnico, zone di fuoco, come ti stropicci gli occhi ti soffiano il mezzo da sotto al boffice. C’è un mercato ricambi e assemblaggi che turbina. Su «Bari bici express» di Facebook i derubati raccolgono segnalazioni. Fantasmi di Bianchi e Atala riappaiono in botteghe untose, per strada, in mercatucci loschi. E io stesso vedo ogni mattina dietro a casa la Atlantica vintage frecatami da qualcheduno, ma ad andare e dirci, «ahòu che quella non è tua!» mi piglio paura. E così, caro Decaro, i tuoi fan cicloamatori ti hanno menato appresso i gastemoni, quando meritavi grazie di cuore.

Come la vogliamo risolvere la cosa? Vuoi mettere il cervello di un norvegese nella crapa di un barese doc? La prossima volta, prima di scocchiare la bocca, pensa all’uditorio che ti troverai di fronte, misura il contesto non soltanto urbanistico ma antropologico. Senti a Selvaggi, Antonio, e non a quegli imbabbusciuti di sopra al Comune. Perché Selvaggi, credimi, un poco è mamma tua.

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