Domenica 22 Luglio 2018 | 16:56

Finalmente con l’autunno è arrivata l’estate africana

Finalmente con l’autunno è arrivata l’estate africana
ALBERTO SELVAGGI

L’abbiamo attesa per molto tempo, e l’attesa, che teorie arcaiche e spirituali fanno matrice di un impellente richiamo, s’è fruttificata nell’arrivo dell’agognata estate, l’estate del caldo, dei pasti crudi marittimi e vegetariani, dell’immersione nell’amnios adriatico pieno di pesci stranieri fino a ieri nelle nostre acque.

Infradito, Polase, scompensi ormonali, aria condizionata nell’altoforno su quattro ruote e in casa, ieri 38,5° nel centro di Bari, 36 in aeroporto e nell’hinterland collinare, creme solari, sugli scogli fuori dall’acqua reggi 15 minuti al massimo, poi devi tuffarti, si suda da cani, ma come tutti i piaceri anche questo si cava dall’esercizio pedissequo del torturarsi.

La città è madida e offuscata dal cielo latteo che si divarica come un simulacro di godimento stracco, di formicolii cerebrali convertiti nella ricerca del viaggio a prezzo stracciato, in questa foia estiva che in statu quo ante chiamavamo «primo fresco autunnale».

L’estate è venuta, rallegriamocene senza mortificare i nostri entusiasmi: accidenti, se i deumidificatori si pagano, accidenti se le camicie e gli short si lavano, accidenti se le angurie e le granite e i litri d’acqua ti spremono nell’effetto diuretico sottodermatico. Accidenti se l’estetista si paga, accidenti se la depilazione gambe e inguinale per le donne, petto spalle addome polpacci per i rampanti fanno gridare: «Ahi!». Ma anche il decoro è una fatica che vale la pena affrontare.

Vuoi presentarti a Pane e Pomodoro come un orso sudato? Vuoi materializzarti dietro le luminescenze miragiche delle gettate di Torre Quetta come un albero femmina niente affatto sfrondato? No che non puoi. Tutto è nudo, niente è inganno in estate: quanto l’inverno deposita sotto la coltre delle gelate diventa lampante. Ecco in via Sparano tatuaggi dimensionarsi sopra i guizzi muscolari, sotto le t-shirt schiudenti come scene teatrali. Ecco in via Camillo Rosalba un anziano che trotta a petto nudo su scarpe da running senza curarsi del budino che sedimenta nel ventresco cascame. La donna grassa la vedi tale, non commisurata allo scafandro da palombaro. L’Aiace brilla nel sole come la Maschera di Agamennòne e il principio vale per le gambe che avanzano sotto i boschi diradati dei pubi delle abitanti di Bari.

I polpacci irti di setole dell’aiuto idraulico. La canotta spenta del pensionato. Le unghie dei piedi disfatte, le pelli macere di malanni. Tutto ti sbatte in faccia l’estate della stagione autunnale.

Avremo un ridimensionamento parziale delle temperature in questa settimana. Ma presto la calura tropicale insediata nel nostro creato riprenderà, fiotti bollenti anche in novembre, e fiotti caustici nell’annuncio a Natale, e andremo al mare, ancora, e sempre, e imparerai che protetto dai venti il sole ti scanna perfino a febbraio, continua a immergerti lungo la costa che condividiamo, mai come in questo periodo l’acqua si lascia trapassare dagli sguardi, mai è stata talmente specchiata, sembra l’anima delle persone limpide, entità ricercate dai santi e dai cani come pepite nell’Ovest americano, e in questa trasparenza universale scorgerai specie ittiche mai viste che fanno ormai parte del nostro mare, e identificherai alghe orientali, altri vegetanti attecchiti sui fondali, ciò che vedevi nei documentari decenni fa, qui a portata di mano, classificati a decine dai laboratori di Biologia marina, come ad Agronomia i corrispettivi terragni. E ringrazia Iddio se, pur infliggendoti l’afa, pur costringendoti al tuffo venerdì notte sotto i 32°, alla fine ti ha portato l’estate: farai turismo low cost, lontano dalla marmaglia agostana, i turisti che odi li incontrerai di rado, vai in ferie, rientra al lavoro come un legno bruciato, riparti. Perché la stagione sbracciata è arrivata, ti mostra il suo corpo atmosferico permutato con l’insurrezione equatoriale: termometri in rivolta contro l’imperialismo stagionale, bollori armati in falangi. Compagni nella lotta, zapatisti del caldo, la rivoluzione di Bari tropicale è arrivata.

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