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Martedì 16 Gennaio 2018 | 08:34

«Cara trippa mia, ecco come ti piallerò per presentarmi in spiaggia»

«Cara trippa mia, ecco come ti piallerò per presentarmi in spiaggia»
di ALBERTO SELVAGGI

Ciao, come va? Bene, mi sembra; ti scrivo soltanto per dirti che mi stai facendo fare delle figure escrementizie sul serio. Te ne parlo senza esacerbare l’istinto, per quanto l’odio stesso bruci i grassi, assottigli le circonferenze quasi quanto l’ansia congenita. L’estate è arrivata da un pezzo. E da quando vieni messa inevitabilmente in evidenza al mare o sotto le t-shirt, sono incominciati per me quanto per altri i problemi. 

Alle ammiratrici che mi scrivono chiedendo se sono davvero, come affermo sovente, un compendio dei canoni numerici di perfezione greca, non ho potuto più rispondere col solito: «Vengo considerato uno dei più begli ariani a livello europeo». Altre lettrici incontrate per accidente o che già mi conoscevano hanno puntato sorridendo l’indice su di te, confidando sull’autoironia che sarebbe il mio sesto senso: «Beh..?». Lo stesso fanno amici e colleghi. 

Questo per chiarire che tu, pur essendo una pancia senza sorriso centrata da un ombelico ebete, sei il cancro della vita che degenera. 
Sono andato da un dietologo, prima volta nella vita (ma gratis, è un mio fan e si è offerto, tiè!), e ho appreso che sfori dalla linea snella di quattro centimetri circa. Mi ha assegnato una dieta leggera, dato che avrei da smaltire a suo giudizio pochi chili. Ma è la consuetudine con otri deturpati, con sfere abnormi birraiole e impiegatizie che lo rende cieco. E ne ho avuto contezza dopo un colloquio con l’amica di un amico, Antonella, suadente di diplomazie e delicatezze: «Sì, in effetti hai proprio una brutta pancia là, è una roba che non si può vedere. E domani, ti avviso, l’abbottamento sarà peggio». 

Ho introiettato la sentenza di questa dissanguatrice del vivere sereno. Un problema col quale fanno i conti d’estate sulle spiagge, o appisolati sui rotoli durante cene en plein air, tanti maschi e femmine. 
Ora, anche tu sai, o sacco abbietto, che le femmine sono strutturalmente ripugnanti, oltre che asimmetriche. C’è da valutare però il fatto che gli uomini stessi non scherzano. E sembra che io appartenga a questi. Una volta che ne hai gonfiato lamembrana a elio ottieni qualcosa che il Rosenkranz nell’Estetica del brutto (1853) definisce «inferno del bello» per accenno parentetico. 

Ho provato pertanto a coniugare l’esuberanza ventresca a soluzioni artistiche del Doré, alle larghezze di Savinio o di Botero, alle opulenze barocche e della Rinascenza. Ma, ti confesso, ‘ste pippe in intellettualese vengono incenerite dal verdetto di Antonella dal fisico perfetto: «Madonna, che trippetta appennuta tieni. Fai qualche cosa, per piacere». 

Ho dato via i libri sulla dieta Dukan che tentai inutilmente la scorsa primavera, anche perché il suo inventore è stato messo all’indice dai medici francesi. Confido nel dietologo che tengo, ma la volontà svigorita mi fa procedere a stento. Ho trovato un manualetto di esercizi yoga snellenti che surclasseranno al solito le tecniche d’Occidente, ma manco l’ho aperto. Idem Ventre piatto in 24 giorni, Pancia piatta senza sforzo e senza dieta, le flessioni praticate dalle Waffen-SS corpo scelto. Confido pertanto nella folgorazione divina, con conseguente fuga nel deserto e assunzione del vitto che i santi padri, miei miti poetici, lì consumarono fissando le stelle all’alba del Cristianesimo: mezzo sestario di lenticchie e radici di virgulti sbollentate appena, erbe tritate e zuppa d’orzo in once cinque, acqua fangosa e tre fichi secchi, astensione dal pane azzimo perpetua. Perché non mangiare temo sia l’unico espediente.

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