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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 21:21

O dio Sole, fai tornare il meteorologo Laricchia

O dio Sole, fai tornare il meteorologo Laricchia
di ALBERTO SELVAGGI

Iiih iiiih iiiih, miu miu miu (pianto puerile e inane). Iiiih iiih..! (lamentazione insistita della stessa fatta). Piango coi pugnetti sul volto senza pace. E da una sola fonte, o Elio Sole che guidi il cocchio infuocato, sgorgano le lacrime: Vitantonio Laricchia. E non aggiungo altro. Vitantonio Laricchia, nome che è anche maschera da commedia dell’arte. Svanito dagli schermi televisivi ma presente alla memoria delle nostre anime, rimpianto da troppi orfani di «Giove Pluvio» e dell’«amico maestrale» coi quali ci stregava in previsioni meteo inconsapevolmente recitate. 

Lo avevo nominato appena in un recente corsivo su snodo incidentale vaneggiando dell’anticiclone Scipione preparatore di questo Caronte asfissiante (il Laricchia ci avrebbe sceneggiato su un peplum cinematografico tipo, «avanza a passo marziale», «ci traghetta nelle bolge infernali»). E tanto è bastato per ricevere il plauso dei lettori e di alcuni colleghi della carta stampata: «Hai fatto benissimo a definirlo le Grand, guardavo la tv solo per vedere la sua faccia: sai che fine ha fatto?» Il colonnello in pensione dell’Aero - nautica, meteorologo, climatologo, Grand’ufficiale al merito della Repubblica, consulente della Prefettura e dell’Arpa conserva in via Enrico Toti a Bari la sua base. Mena la solita vita con piglio militare. Offre, «gratis come ho sempre fatto», l’esperienza di veggente temporale presso scuole, università, istituzioni, associazioni e quant’altro. Archiviato il rapporto col TgR Puglia Rai dopo quattro anni, ha ricevuto una proposta da una grande televisione interregionale ma l’accordo è saltato per incompatibilità di orari. 

Il mascherone di Vitantonio è ancora uguale a quello che ricordiamo. E, grazie a te, o dio che ci tormenti con i 40 gradi, anche ben bronzato. Lo vedo solcare talvolta, come un Joker pacificato nel film Batman, le strade del capoluogo su uno scooter gagliardo: tra-ta-ta-ta-tà. Spunta tra i Rotary, in serate Lions, ridacchiante con gli amici al ristorante o al bar. Ma senza di lui i piccoli schermi sono fiacchi quest’e s t at e. Pensa, o Sole che torturi e guardi, quante occasioni abbiamo perduto in questa sfibrante ondata africana e nei ghiribizzi passati. Otre di Eolo, quadranti sciroccali, attenti agli ultravioletti perché faranno male, bella sorpresa di un venticello rinfrescante, sorseggiate tranquilli l’ottimo caffè freddo che state preparando a casa, ombrello non più al seguito bensì nell’armadio. Tutto questo, sappi, mi è costato uno stato di pressione ascensionale e di ricatto: dacché dedicai al «meteorologo ridens» una rubrichetta un anno e passa fa, i miei sodali di Polignano a Mare, branco di debosciati, mi tartassano: «Ti rapiamo di nuovo le statuette di Santo Vito se non ci porti Laricchia a cena o a pranzo». Peggio Leo, mio spacciatore di Chinotto, Spuma e Ginger Lurisia bio artigianali, bevande inebrianti di difficile reperibilità: «Ti bevi quelli di m… industriali se non fai venire Laricchia a casa. Poi, come premio, sconto di 20 centesimi su una bottiglietta a fine anno».

Lo stesso accade a Bari, ovunque vada. Dunque in questa intontita, madida «Lettera Selvaggia» mi sembra opportuno dar voce ai lettori che da Foggia a Lecce, da Brindisi a Taranto mi hanno scritto cantando la sua ben augurosa faccia, ai nostalgici che su Twitter e Facebook lo reclamano: «Una sola parola: MI-TI-CO» «Speranzosi lo aspettiamo» «La sua simpatia era incontenibile soprattutto quando diceva: la settimana prossima ventura» «È troppo forte, fa il sorriso a 64 denti!» «E le previsioni le azzeccava sempre » «Un mito, un grande!» «Evviva il Colonnello, da quando non c’è più sto male» «Il suo sorriso era un conforto anche con questo caldo da collasso» «Un perfetto gentleman che rimpiangiamo» «Selvaggi, fallo tornare». Ve lo saluto se lo incontro, magari, ma non posseggo tali facoltà.

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