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Mercoledì 17 Gennaio 2018 | 06:07

I sederi dei baresi a prova di scienza

I sederi dei baresi a prova di scienza
di ALBERTO SELVAGGI

In una di queste albe insonni un arcangelo è disceso a me, biondo, bellissimo ma non divino. «Ehi tu» fra il fiotto di boccoli ha detto, «sei il prescelto per un sommo esercizio». Quale? «Svelare agli uomini l’unicità del sedere barese». Va bene.

Quel mattino stesso sono sceso in strada per dedicarmi a tal missione con metodo: fissare sfingeo i fondoschiena sfilanti a 80 centimetri d’altezza dai marciapiedi, sfidando gli sguardi minacciosi e sospetti. E ho escluso dalla ricerca le natiche delle femmine infette, ché mi apparivano, rispetto a quelle maschili, omologabili agli standard dell’Italia bella. E tosto ho pensato: perbacco, l’arcangelo ha visto giusto, dato che di certo già sapeva. Sì, lu deretano dei baresi si distingue senz’altro dagli emisferi attaccati sotto ai lombi dei restanti terrestri.

Tutto, secondo la regola aurea delle filosofie, riviene dal principio che è il nostro verbo. Sono la postura, l’assetto scheletrico, cioè, ad esprimere il divenire gluteiforme cittadino. L’homo barensis – se non erro ne scrissero anche il compagno socialista Cesare Lombroso e il nazista creativo Joseph Mengele – è diverso dai pronipoti dell’australopiteco. La scienza lo descrive come: «Primatoide munito di gambette più corte rispetto a quelle dell’italico medio, sormontate da un tronco sproporzionato alle stesse». Sugli arti inferiori tarallinizzati il bacino larghetto si protende in avanti cozzalmente, sì che – sono leggi della fisica – il panaro rovina all’indietro attratto dalla forza gravitazionale terrestre. Tutto ciò determina appunto il grave fenomeno del «sedere basso». Peggio se poi l’homo se ne sta fieramente con le braccia pelose conserte inclinando viepiù l’asse nel chiatramento. In tal guisa egli diviene schifoso veramente.

Ordunque, il metodo cartesiano che cosa ci dice? Che il barese ha un posteriore unico nella specie, sgradito ai più, squadrato, asimmetrico e incasellato in un trappano assetto. Se vi recate nell’Istituto di anatomia della facoltà di Medicina e chirurgia di Bari osserverete alcuni di questi crani escrementizi resecati a pennello e conservati in ammollo nei vetri. Sopra recano l’etichetta: «Terga originali di Bari». La parte del corpo vituperata dei brutti leccesi, ad esempio, è evidentemente diversa.

Simeone Di Cagno Abbrescia – parliamo di primi cittadini, di exempla – aveva un fondoschiena signorile indolente. Anche l’omaccione Michele Emiliano nelle sue ernie carnose piene non può venir catalogato fra i prototipi baresi. Ma basta osservare il popolino per trovare conferma a detti e premesse.

Il barese medio si porta appresso il fondoschiena come un bassotto rasoterra o un grinzoso shar pei affetto da talidomide; inchiavardato tra l’anche come una maschera beotesca, in perenne tensione verso il pavimento, squallido in sé. Ma, savio, non se ne cura, fa finta di niente. E penando in sé si cura di non darsi pena.

I gusci adiposi, o lettori che scorrete questo trattatello, son cose orrende: Dio soltanto sa come di farli gli è venuto in mente. Ma possono rivelarsi financo segnali di cozzalaggine intrinseca. Il didietro «mandoliniforme», tonico e compatto all’estremo, contraddistingue il topinastro come il topinello. È sagomato in espressione birbantella e si smuove appena quando inseguito dagli agenti. Il «finetto» – anomalia che prova la regola - si impenna dal muscolo coccigeo dei baresi alti e snelli che si credono fichi quando non sono che zagnetti. Si fa beffe del «periforme», che ballonzola pane zuccherino, del più raffinato «liutistico», altresì detti «introversi» in quanto proprietà di immiseriti da sindrome da abbandono affettivo. Il «barivecchiano» è riconoscibile «dalle irregolarità generate dai colpi di pietra inflitti dalle mamme ai pargoletti» (cfr. Centro studi Amprino, Notiziario n. 47, 2009, Bari, p. 71). Il «cuneiforme», che richiama un po’ lo «japigino», è aberrato dall’elasticità pneumatica dell’esercizio atletico.

Bene. Se adesso vi precipiterete a esaminare le vostre ondulazioni usando doppi specchi, sappiate che io non mi darò pena. Sono privo di protuberanze abiette come ne è privo il signore dei demoni.

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