Domenica 22 Luglio 2018 | 22:12

Rosi sposiamoci a Polignano

di ALBERTO SELVAGGI
Vi saluto, Rosi mia. Spero vi ricorderete di me, io vi ricordo ancor più vivamente in queste ore di dolore che affrontate con la dolcezza dimostrata anche nel Palazzo Madama che immeritatamente vi accolse. Com’era bella Rosa Angela Mauro a Squinzano, la città che lasciaste a 13 anni e ancora oggi amate tanto («io di Squinzano? Mio padre, magari»). Quanto eravamo speranzosi e pieni di amore! E quanto vibro, mia eletta, per voi ancora: proprio mentre cavate bave verdi dalla bocca, mi sembrate più bella ancora. Orbene, signora, luna coverta di nuvole color prateria che si corruga: non pensate, vi imploro, alla carica di vicepresidente del Senato che non volete mollare neppure sotto lapidazione. Né ai «barbari», ai «maroniani» di quel giuda che decapita i «cerchisti» del Bossi e vi vuole morta. Cancellate dalla vostra fronte anche l’espressione acuta del Trota che intascava bigliettoni. 

E non pensate neanche ai Giovani Padani giunti iersera a Bergamo con scope e forche: in Lega mi pare tutto sempre lindo e lucido quanto la vostra criniera marocchinoide. Scacciate lo spettro del Belsito – Gesù, quant’è brutto - che vi stringe il cappio al collo. Ma rammemorate, o mia unica, solamente il mio amore cresciuto nel sangue come le rose, o Rosi (sono certo che apprezzerete molto questa trovata poetica: rose-Rosi). E che vi offro, a scorno del vostro fidanzato nerboruto, nel segreto di questa lettera, come garanzia di una proposta di matrimonio. Sì, Rosa Angela Mauro – mi piace chiamarvi così -, io v’amo e desidero sposarvi. Fremo d’offrire me stesso come rifugio a u n’anima gentile travolta dal destino, più che dai fondi gestione. Ora che i militanti e i triumviri vi chiamano «terrona» vi presento un tetto per riparare al Sud. E se oso tanto è perché presumo di averne i numeri. Di essere nato, anzi, per rendere felice quella bimbetta dolce un po’ scontrosa che attraversava dalla chiesa piazza San Nicola, che evitava santamente il passeggio in Piazza Vittoria, saliva per le scale delle due case in centro che papà Giuseppe e mamma Maria Raffaella Pascuzzi cambiarono a Squinzano, prima di imboccare a Buccinasco nel ’76 la via dell’emigrazione. 

Voi siete pugliese come io lo sono e i nostri muscoli cardiaci pulsano allo stesso modo: tunf-tunf, tunf-tonf. Ve lo ripeto, o mio bocciuolo: tunf-tunf, tunf… croc. È vero, voi siete salentina, pur favellando peggio dei lumbard bauscia, ed io delle zone ove si regalano astici e si barattano le escort, ma: badate! Vostro nonno era di Monopoli ed io ho tutte le radici e anche la cappella gentilizia col loculo già pronto a Polignano a Mare, che alla suddetta cittadina è attigua o più. E allora, non vi sembra anche questo un destino scritto per noi? Vi sappiam tutti donna selettiva e intransigente. Ebbene: sappiate che io son razzista di più, stavo per fondare la Sezione Ku Klux Klan Polignano a Mare, e li compaesani mi siano testimoni. È vero, l’età ormai non mi permette di animare la forza d’amore con la vigoria d’un tempo, ma ho sempre il Viagra e lu Cialis in saccoccia, che mescolo a sostanze psicotrope. Sì, Rosi Angela mia, posso cogliere sorrisi anche da una donna giovine come voi, nata appena nel ’62 a San Pietro Vernotico. Sono splendido, inoltre (un incrocio fra Brad Pitt e Belfagor), vengo considerato «uno dei più grandi uomini d’Europa» (cfr. Enciclopedia Treccani Apocrifa), e voi, che siete figlia di uno zappatore, acquisirete nella nostra comunione anche un tozzo di blasone, essendo io, da un certo punto di vista, nobile. 

Non dimenticherò di dirvi, o mia sposa (non vi commuove sentirvi chiamare già così?), che ho da offrirvi anche proprietà in dote: non le elenco perché vi so distante come ogni camicia verde dalla venalità del mondo. Per la cerimonia delle nozze preferirei don Gaetano Luca nella Chiesa Matrice del mio paesino a picco sulle onde, ma acconsentirò se voi preferirete giurare dinnanzi a monsignor don Nicola Macculi della Matrice di Squinzano vostra. Se poi il rito religioso non è di vostro gusto, ripiegheremo sul sindaco Gianni Marra che vi invitò per un dibattito e al quale, riservata e vereconda come al solito, evitaste financo di rispondere. Bacio le vostre mani, o mia amata, con trepidazione.

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