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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 01:06

I palestrati sono i migliori e salveranno questo mondo

I palestrati sono i migliori e salveranno questo mondo
di ALBERTO SELVAGGI
San Pasquale alta, tiro di sputo da Mungivacca (ptù!), specchio gigante in una pregiata palestra riflettente le anime: pompati, depilati, nerboruti, intorculati come neumi medievali, sviluppati quali tacchini, rosei come pollame, tutti tengono gli occhi puntati verso la parete che rimanda la loro immagine, in perenne torsione d’un quarto, nel bilanciamento alternato posturale, secondo i dettami della statuaria greca classica che non muoiono mai. Li guardo e loro mi schifano alquanto anche in un’altra palestra japigina sconfinata, dove perpetuano identici rituali. Visiono altri «los palestratos» al Murat, in due centri sportivi accorsati: ingollano beveroni, uno enumera all’altro impasti epatici che manda giù come ambrosia indorata. 

Le ragazze sorridono sopra i glutei mandolinizzati, ventre piatto, seno aerodinamico, nature o scalpellato: sono sciccosi, belli olezzanti, espirano la freschezza dell’aria, parlano di cose sane, qui a Bari come da qualsivoglia parte. Grandi, unici, eppure seriali che nel muscolo, nell’integratore, nella pastura per pesci essiccata, nella plastica espressione muscolare, nell’encefalog ramma mediano, foss’anche tabula rasa, hanno trovato il ben di natura detto equilibrio, nirvana, pax, felicità di fibra guizzante. E che a buon diritto guardano con sufficienza l’umanità atona, dall’alto del colle di beatitudine ignava. 

E tu, dico tu, dotto critico d’arte, ti permetti di irriderli perché non conoscono lo schema a fonte localizzata o l’anamorfismo holbeiniano? Ma fatti una cura, imbecille frustrato. E tu, magistrata stuccata, mi incontri per strada e ridacchi: «Guarda quello, gambe scheletriche e spalle da supereroe della Marvel». Dico, vuoi che riveli che carburi con psicofarmaci e alcol? Non è meglio un bel preparato di bcaa + B6 e L-creatina micronizzata? E tu, avvocato apparanzato. E tu, ingegnere che mi elenchi tranquillo esborsi illegali «sennò non lavoriamo», ti permetti di irridere il mio modello d’uomo gonfiato? Tu che a sera ti accasci sul divano senza più forze per spendere i soldi che con l’impresa hai lucrato? Ma fammi il piacere. E tu altra, architetta di famiglia illustrata che attacchi le porte dove non vanno, mi fai teoria di «culto del corpo fuorviante» quando sei ‘na capra? E tu, commercialista che ti imboschi i soldi del cliente tardo, non avresti fatto meglio a impegnarti nel fitness piuttosto che dedicarti a manovre spericolate? Ehi, dico a te, giornalista tangentaro che infanghi la categoria apparentata alle caste: sostieni che i fan del tapirulan siano «idioti che pensano coi deltoidi e basta»? Tu che ti bevi il cerebro con coca comminata dal farmacista flippato e cocktail nei locali intellectual? Ma va’ a morire ammazzato.

E tu, smilzo sociologo tromboneggiante, mi fai la morale sull’«apparire e l’essere» irridendo i bipedi bionicizzati? Tu con quell’espressione impiccata? E tu, psicologo e saggista vezzeggiato nelle feste degli strizzacervelli à la page; e tu psicanalista isterizzata che mi fai paura soltanto a guardarti: teorizzate la «scompensazione» e le «carenze affettive» de los palestratos? Voi che andreste per primi curati? Ma trasferitevi a Porta a Porta col Morelli parlante in ogni puntata. E tu altro, psichiatra estremamente arrapato che esamini le pazienti ignudandole, mi dottoreggi di assatanati dei pesi, li cataloghi tra i «malati » virgolettati, tu che andresti internato e radiato? E tu che vagoli col codino farneticando di chakra, meditazione astrale, e in quell’associazione hai parlato di Maya e marziani senza chiamare, per te stesso, l’ambulanza, non credi sia il caso di preoccuparti non del «materialismo occidentale», ma di chi delira invece che pensare?

Buttatevi nel cesso, tutti quanti: io sarò l’ultimo a lasciarmi inghiottire dal vaso, io messo peggio di voialtri, o al meglio uguale. E incanalandomi per le condotte rivolgerò lo sguardo accomiatante all’unico sopravvissuto di questa società, all’illuminato, amato, lustro, rigonfio, gommato, adulterato, felice mio palestrato.

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