Cerca

Venerdì 19 Gennaio 2018 | 08:44

La terra di Dio sepolta tra i palazzoni a Poggiofranco

La terra di Dio sepolta tra i palazzoni a Poggiofranco
di ALBERTO SELVAGGI

BARI
- È una terra che confina con Dio. Dio l’ha collocata in un nonluogo senza identità, storia, relazioni, III Circoscrizione. Estraniata, dissonante nel suo germogliar di natura fra palazzoni d’angoscia, esilio per ogni anima sola, isola d’anima che si rinnova.

Locus amoenus in un locus horridus, cuore pulsante in un corpo di desolazione, si estende sul Prolungamento di via Edmondo Caccuri, deputato nato nel 1903 e nel ’59 deposto in una fossa. È un fazzoletto coltivato verde e marrone che si esprime in uno scenario d’assurdo, cinto dal cemento di Poggiofranco nuova che si innalza al cielo e che incombe. Lo Sheraton staglia lontano la sua ombra, gli stanno attorno l’Ipersidis, la pizzeria Rossopomodoro, la Suite acconciatori Mimì Colonna e Samuel Pastore, ai cui piedi sprofonda una spirale di garage senza fondo. Di là Superpizza, grattacieli come immani colonne, un parcheggio pubblico, d’angolo via Enrico Pappacena glottologo, il triangolo attiguo del giardino Michele Campione. Si raggiunge da via Salvatore Matarrese, cavaliere del lavoro-imprenditore. Si raggiunge per esplorare un mondo di pura astrazione.

C’è un giovane che avanza in stivali di gomma per passi nervosi e scruta le zolle della lattuga e delle cicorie. Ci sono coltivatori, distanti uno dall’altro un tiro di schioppo, che zappano stringendo l’attrezzo con mani brune: chi se non uno straniero, d’altronde, lavorerebbe oggi la terra dura, viepiù quando assediata dalla modernità che la fissa come un boccone? Stradine sbilenche solcano gli ettari eruttati dal nulla, ci sono tubi d’irrigazione, c’è una casupola con poggiati ai muri ferri vecchi, bici, utensili, mattoni. C’è un piccolo deposito, c’è una giovane che vende frutta e verdura delle quali le cassette di legno ordinate sul retro hanno pieni gli stomaci. La ragazza sorride. Il ragazzo no. Un asiatico agricoltore saluta, l’altro non risponde. C’è un cancelletto che dà accesso a quest’ultramondo, e regge un cartello che porta sopra scritto: «Verdura fresca». Dal produttore al consumatore.

Tutt’attorno spira un’aria ansiogena alta più o meno quanto i grattacieli di ultima generazione. Ai piedi dei colossi si aprono voragini ellittiche, si procede sull’abisso di grate esili come coste d’uomo che al passaggio ballonzolano, gemono con classe di bambini orfani. Attraverso queste forre guardi il ventre di Bari, la sua placenta percorsa di vene nerofumo: sono state progettate per lanciare fiele nella gola del mostro laggiù nascituro.

Ora sei dentro il campo senza nome. Hai varcato la soglia, chiuso dietro le spalle il cancello che separa dal nonluogo horridus. Sei in un posto, quindi, ma non è di nessuno. È una dimensione che porta un po’ di deserto nell’anima per far risaltare il fulgore della vita preziosa. Fa’ ciò che vuoi: non ti fila nessuno, forse nessuno si è accorto della tua presenza. La terra si è fatta filosofia, la filosofia umida zolla. Tutto scorre e tutto precipita fuori dalla recinzione: resti lì senza suono, senza niente, non aspetti nulla né misericordia. Dal retro della baracca ti guardano: e chi ti conosce? Le serve qualcosa? No. Davvero, no. Non so neanche perché sono venuto, né come, quando verrà il momento tornerò da dove ero giunto. Ma non adesso. No finché il mondo che non esiste perdura.

Il vento trapassa le chiome d’ulivo: «Avete le olive?». «Finite alle nove». Non parli, non ascolti, digiuno verbale di salutare funzione. Nel silenzio tace la società cacofonica, nel silenzio inscritto nei segni della natura. Ascolti l’abitatore del tuo profondo. E scendi, e sali, ritrovi il maestro interiore. Di là distante il giovane, responsabile dell’attività suppongo, accende una motozappa che affoga in un gorgoglio. Riprova. Sei ormai nella tua dimora. La tua dimora sei tu. Sei nell’amore che è in te e mai fuori, mai fuori nemmeno una volta. Fuori dal ruolo di consumatore della surmodernità fondata sull’oggi. Hai lo ieri, il domani, la storia. Sei un uomo che si è fatto uomo acquistando tre etti di bietole sul Prolungamento di via Caccuri.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400