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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 23:58

Bari e dieta-mania Tutti in linea con la «Dukan»

Bari e dieta-mania Tutti in linea con la «Dukan»
di ALBERTO SELVAGGI

Bassuccio, magro, afflitto da rachitismo blando, sguardo allucinogeno dal lampo psichiatrico, fondamentalmente squallido: tal mi presento allo specchio delle mie brame: chi è il più bello del reame? «Tu no – mi ghiaccia –, già fa meno senso Michelemiglién’ (Michele Emiliano ndr), per cui figuriamoci». Ah. E perché mai? «Poiché, seppur snello, tieni la grascia». Spiegati meglio, specchio adorato. «Cioè, sei mazzo mazzo senza deretano, ma con appennuta la pancia: bleah!». Pertanto sono finito anch’io a condividere la mania barese e mondiale della dieta Dukan. C’è un libro in ogni casa di questo nutrizionista dal volto di fagiolo sgusciato. Bibbie e ricettari svaniscono dagli scaffali. E anche parecchi colleghi fanno apostolato mutandosi da barili in fusti svettanti: «Ho perso 11 chili spendendo 16 euro». «Io cinque e il peso forma è rimasto tale. Guardati, invece, sembri un biafrano con l’otre davanti». Così anch’io, acquistando tre tomi, al dr. Pierre Dukan ho empito le garze: tengo la grascia e debbo scotennarla, non posso più lasciarmi umiliare, voglio avere anch’io il ventre piallato come Marco Vignola, Terry De Nicolò e Gianpi. 

Affronto la prima tappa. Proteine pure, fase d’attacco: lauti pasti con manzo, albume, tofu senz’olio e konjac. Sale e carboidrati azzerati, bocca insecchita, acqua a tramoto (glo-glo-glo-glo!), mi sento rimminchionito e fiacco ma il percorso lampo è motivante come una guerra hitleriana. Perdo due chili e 800 grammi in metà settimana. Seconda fase, proteine pure con proteine e verdure alternate; altra larda (grasso) bruciata: crepate, o colleghi che mi dileggiate. Appunto sul post-it mentale anche un trattamento laser sul naso paonazzo e qualche siringata stirante: voilà. Una signora cultrice d’antichità prova a invitarmi per l’ennesima volta a cena per donarmi pianelle greche (da donna) che m’avean stregato ma mi veggio costretto a declinare: orecchiette vietate, frutta non ne parliamo. «Vieni a fare la pizza?» propongono altri. No. «Al cinese domani?». Neanche: ho per Vergine Eletta soltanto Dukan. 

Effettivamente, mi sento un tantino intruppato, le defecature (evacuazioni) si fanno assai rare nello strangolamento del transito intestinale. Rileggo il capitoletto «Combattere la stipsi» sul manuale ma manco le prugne posso ingollare. Crusca d’avena per rimediare: ah sì sì che bontà. Lo stesso soffio vitale restringe ulteriormente il mio spazio sociale: ammengo alitate da cane marcio, e anche di ciò il dr. Pierre mi aveva avvisato: «Possono verificarsi effetti di alitosi…». La gente si ritrae non appena dischiudo la Cloaca Maxima orale e molti suppongo mi sospettino di antropofagia tribale. Vengo inesorabilmente emarginato dalla societas non-dukaniana, benaccolto dai compagni di dieta pestilenziali. Nella fase tre, consolidamento mirato, non posso mollare: bado bene a «evitare il fenomeno rimbalzo», persevero coi 25 minuti di camminata. 

Non vi azzardate a offrirmi sgagliozze o frittura marittima carbonizzata. Idem nella tappa finale, che attraverso con determinazione invasata erigendo, fra libertarie mangiate, il «giovedì proteico» a totem settimanale. Dopo aver abiurato al ragù d’asino decapitato e alle frittelle in olio di autobus, mi rendo conto che in via Sparano tutte le ragazze esistenti mi guardano come una divinità attica. Sono semplicemente splendido, riluco come le ametiste rasserenanti che lodava Leonardo. Ho già in tasca la fascia di «Mister giornalista dell’anno» (il 6 marzo nella Sala del Consiglio comunale). E mi avvedo che monsieur Dukan ha mutato a suo piacere financo la fauna trappana. Non più stomachi enfiati di malto e di gas, villosi cuscini per crocifissi e cornetti aurei, bensì ventri piatti come banchi scolastici. Niente più glutei cocomerosi denaturati di mogli di delinquentoni sputati, bensì silhouette evocanti vibratori in latex. Lo staff eugenetico hitleriano, gli scienziati dell’Urss staliniana, i sociobiologi wilsoniani non avrebbero potuto altrettanto sul serraglio umanoide di Bari.

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