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Lunedì 22 Gennaio 2018 | 19:22

Fiabe di Natale con orchi birbanti e l'elfo «topino»

Fiabe di Natale con orchi birbanti e l'elfo «topino»
di ALBERTO SELVAGGI

Sappiate che il poeta William Butler Yeats si mise a vagare per le contee d’Irlanda per raccogliere le Fairy tales che meglio d’altri ci ha tramandato. Nessun popolo al mondo, annotava, possiede un patrimonio così ricco di leggende orali; e tanto pervasivo da abbandonare spesso l’atemporalità per misurarsi con la cronaca, seppur pullulante di fate, leprecani e giganti. Peccato che Yeats non sia mai venuto da queste parti; altrimenti avrebbe lasciato scritto: «Mi correggo: più dei celti segnalo gli abitanti di Bari».

Anche noi abbiamo i nostri folletti a bordo di razzi impennati, inebriati da pasticche e polvere bianca. Anche noi fantasmi che d’improvviso ci appaiono in casa. Anche noi sparizioni soprannaturali: auto, Rolex, perfino fazzoletti per il naso. Anche noi una varia folla di esseri magici, quel «piccolo popolo» che oltremanica eternano in poesia e che noi celebriamo rapiti scorrendo i casellari giudiziari. Come in queste fiabe del focolare che vi dono per il Natale.

IL GIORNALISTA SPERNACCHIATO - Nel quartiere Madonnella un cronista circolava in moto per spasso con in sella la fidanzata. Quand’ecco che mira tre orchi nella sua macchina parcheggiata che armeggiavano per attivarla: wroom-wroom! Incanto. Colui, atletico e di principi sani, s’arresta, fa toc-toc sul finestrino: «Vi servono le chiavi?». Gli orchi, brutti e malvagi, per magia si fanno raggianti, escono dall’abitacolo e menano calate e schiaffetti simpatici sul viso e sul casco del proprietario: «Beh, per questa volta andiam via, che ‘u uagnòn sta colla zit’, iè péccat’». Fu così che il giornalista non fu mangiato dalle tre bestie che pure parevano umane. 

LA PSICHIATRA SEDATA - Una psichiatra e psicoterapeuta, stranamente priva di turbe mentali, cenava soletta in casa. Quando vide una scimmia tibetana venir su a scatti per la grondaia e comparire al suo fianco. Il primate, magia, svelto le parla nella sua lingua animale: «Statt’ ferm’, non zì chiamann’alla polizzi’, aspetta fino a quann’ so’ frnùt’ e poi non ti si movenn’ cchiù». Fu così che ella rimase immobile in piedi trasognata a lungo davanti alla tavola, dacché l’australopiteco le fece «ciao ciao». E questa è la fiaba dell’aiuto primario sedata dalla scimmia parlante. 

L’AUTO INVISIBILE - Un medicuzzo va al bar, tiene d’occhio la Punto che ha lasciato in doppia fila al Libertà. Ma un incantesimo tramuta le lamiere del mezzo in ectoplasma e dopo in aria. Il giorno dopo il tale viene avvicinato da un elfo smilzo vestito tutto firmato: «Damm’ 500 euro e ti ritrovo la macchina». «Ma è sana?» si sincera il dottor savio. Risposta: «Com’ stav’ sta». «Uh. Dove ci vediamo?». «Mah, a un posto che conosciamo tutti, non zò… Davanti ‘o carcer’, va bbèine?». «Eh, va bbèine». Il medichello va su e giù per la facciata del Fornelli ma non vede un aspide; finché, per malia degli Niomi (gnomi di città), la Punto si materializza sotto il suo naso: «Non l’ho vista arrivare, non so come abbiano fatto». Esamina l’auto e, a parte il cruscotto sdentato, se ne compiace: «Com’ stav’ sta». 

IL RE TOZZO - In una bisca barivecchiana un gioviale uomo d’affari giocava alle carte con un re cicciotto che sembrava un incrocio fra una persona bassa e un nano. Il signorotto perde la partita: «Non voggh’ l’ terrìs’ – gli dice il Re Tozzo - solo che stogg’ senza macchina, basta che mi accompagni a una parte». E sia, e grazie! I due van via in Mercedes, lo rege guida l’altro di qua e di là, finché: «Mo’ mo’… Mo’ mo’, rallend’… affìrmt’, affìrmt!», e senza dir né a né ba spalanca lo sportello, esce e punta contro un balcone una canna stregata che sprizza fiamme e siluretti luccicanti: bum-bum! Bum-bum! L’imprenditore con maraviglia vede il prospetto del palazzo tutto bucherellato, un fantasma muto acquattarsi nei meandri di casa, e ancora oggi non sa spiegare il mistèrio di quella nottata. Sa soltanto che il Re Tozzo girò sui tacchi, gli strinse la mano e disse: «Grazie». 

Così si chiude, gentili amici, la prima puntata delle fiabe di Bari. Nella prossima rubrica il vostro diletto ne conterà altre.

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