Lunedì 23 Luglio 2018 | 02:25

Sul Natale aleggia lo spettro della Miseria

di ALBERTO SELVAGGI

La Miseria è ancora fra noi, asseconda i primi sussulti del Natale, le spese preagoniche girandosi i pollici d’ossa acuminate. Paziente, discinta tanto da apparire senz’abiti; e grande, possente dilata come i gas nello spazio, accorpa tutto nella fissità. La Miseria somiglia alla Morte, divora le anime, ha scelto te oggi ma già guarda gli altri, e incadaverisce il paesaggio di Bari. Poggiofranco sembra la Russia dei tempi andati: vetrine come occhi cavati. Via Sparano si snuda delle sue perle man mano, prostituita ai marchi low cost, accompagnatrice degli orientali: vende gioielli ma «supervaluta il tuo oro» in cambio, ricicla «per 3 euro ogni vecchio reggiseno», costretta a scendere a patti. I saldi occulti sono già avviati, locandine d’agenzie per strada, «Sfida il debito» «Debiti che fare». Ex precari raccoglitori di carta, rastrellatori di avanzi in giacca, fuggiaschi inseguiti dal Moloch Equitalia. Carrassi, via Manzoni, San Pasquale: l’Albania da una parte, Romania dall’altra. Un’eco ancora vaga negli scenari, ma basta a prefigurare. 

E la Miseria s’empie, si frega le mani, ieri, oggi, domani. E tu, che hai trovato un lavoro da raccomandato, puoi felicitarti di poterti permettere finalmente un bel rosso in banca. C’è la facciata del Petruzzelli che piange: puoi ascoltare i singhiozzi in tempo 3/4. Piantala, esimio Politeama, stiamo un po’ tutti così combinati. «Termino l’anno con un nuovo debito di 2,5 milioni – si sfoga menando acqua -, la prima di Santo Nicola è saltata, stipendi che vengono e vanno». C’è il volto ovale dello Stadio nuovo che ride come un avventuriero socialista anni Ottanta: «Ho ottenuto il prestito in banca con garanzia dei “Matarra” per pagare i dipendenti, emolumenti ai tesserati, collaboratori, impiegati: l’AS Bari deve al Comune un milione e passa in 56 rate». Foraggio vitale, dato che il Municipio stesso circola in brache: alle circoscrizioni ha assegnato 9.000 euro per eventi culturali contro i 90.000 di due anni fa, per lo sport 4.000 contro i 30.000 standard, e i commercianti per Natale corrono ai ripari con una colletta da 200 euro a cranio. 

La Questura, donna severa in verità, cozza la fronte littoria sull’asfalto: «Non teniamo benzina, non teniamo le macchine, gli straordinari li paghiamo in ferie agli agenti che imprecano come torturati, uomini in strada pochetti alquanto, videosorveglianza mezza squagliata, non presidiamo manco via Sparano, dove orde di ladri scorrazzano facendo man bassa, per cui figuratevi nel mondo restante». Be’, fregatene, o stentoreo palazzo: aziona una sirena ogni tanto e aspetta che passi. E pensa che l’Ateneo stesso è una pera malata: mancano carta, computer, personale, gli studenti a Scienze politiche e a Giurisprudenza hanno lustrato i bagni perché il servizio pulizie è soppresso o quasi. 

Nelle cattedrali come nelle case private, nei ricottifici istituzionali quanto fra i defraudati, la Miseria ci tiene per la collottola come gatti spelati. Abbiamo riscoperto il baratto: se mi fai un trattamento fisioterapico ti dipingo tavernetta e garage. C’è chi cucina a pagamento in casa, chi frigge panzerotti per gente con grana, le sartorie per riattare abiti sono affollate, le signore bene si rifanno sulle bancarelle come vedove in gramaglie. I negozianti, che raddoppiarono i prezzi quando l’euro venne varato, fanno retromarcia: «Sconto del 30% se ci lascia i suoi dati». 

I liberi professionisti, loro correi, uguale. Scendono fino al 7% i prezzi delle case. Tanti, troppi insospettabili allo scadere del mese giocano d’anticipo sui bancomat per fregare le banche pronte a bloccare la carta. Le zie, gli zii, nonni e madri iniettano siero ai depauperati: «Papà, hai 200 euro? Centottanta..? Cento mi bastano». E la Miseria s’aggira come nell’iconolo - gia che il Ripa tramandò agli studiosi dell’arte: la sua mano destra tiene un sasso pesante, ma la sinistra alata aspira al cielo della virtù nelle difficoltà, della maestà cristiana che l’impoverimento ci ha consegnato.

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