Venerdì 20 Luglio 2018 | 03:19

Chiudete la Statale 16 meglio l’Inferno per noi automobilisti dannati

Chiudete la Statale 16 meglio l’Inferno per noi automobilisti dannati
gallo barese tifosodi ALBERTO SELVAGGI 

«Noooo!». E invece devi: devi andare al mare, anche se non vuoi e se temi: c’è qualcosa che ti spinge, una volontà che piega la tua asina coscienza. È il caldo, è il flusso di lamiere incandescenti, la desolazione della città deserta, il senso del non esserci: che l’Alto Fattore ti risparmi l’Inferno della Statale 16. Estendi la mente sull’Iperuranio della meditazione zen per opporre resistenza. Oppure ti percuoti col flagello fior di continenza. Ma in cuore sai che non servirà a niente: eccomi, destino, eccomi Buco Grigio, eccomi abisso delle pene, stradone invasato da mattina a sera: neppure il Poeta nella sua Comedia ha architettato qualcosa di peggio.

Il Nord non esiste per ogni buon barese: Giovinazzo, Bisceglie, Trani, Santo Spirito e Palese. Non c’è che il Sud con la SS16 per raggiungere i lidi dell’Oceano. I tracciati alternativi sono ingolfati anch’essi, e non ci sono che accidiosi e superbi a farne un privilegio. Fiumane spaventose vengono incanalate nell’Antinferno da lonze e leoni con elmetto e paletta. Fra le terre di Carbonara o di Japigia non hai ancora sapienza del viaggio che ti attende: cogli con l’occhio ignavi in fuga dagli sportelli inseguiti dalle vespe. Ma già guadato Acheronte un brivido nel Limbo ti percorre la schiena: vado avanti o torno indietro? Non guardarmi con la bocca aperta: proseguirai, e lo sai bene. Dopo un quarto d’ora riesci a immetterti dallo svincolo fra la perduta gente. E il celebre «non omo, omo già fui», sta’ sicuro, vale da adesso: rimpingui i cerchi degli Incontinenti. 

Per tre ore forse; magari per sempre, se c’è il pur flebile «tic» di un tamponamento. Eri già madida bestia: ma mentre sei costretto a contare i comignoli delle villette di San Giorgio e Torre a Mare che è Babele, mentre stili l’elenco delle antenne («una, due, tre…») squagli come le pesche di grandine che cascano dal cielo ultimamente. Perché, oltre a patire immobile i 47° della tua scatoletta, oltre a esser prigioniero di una selva d’auto sotto i raggi senza pièta, l’asfalto della SS16 ti infligge i suoi 4-5° centigradi aggiuntivi, secondo stime, 1,5-2 quando per miracolo procedi. Hai già perso il senso della meta. Il cervello illanguidito ti ispira brutture imaginifiche, soprassalti da sepolto vivo. Di là nel fossato ferrigno opposto che verso Bari discende miri lussuriosi imbottigliati che bestemmiano, peccatrici che si vendono segnandosi con l’unghie la pelle bianca o nera. Dinnanzi punti il bimbo che dal lunotto posteriore ti spernacchia amabilmente, di fianco la moribonda al volante che infossa nell’adipe il mento. 

Non puoi neppure sbirciare la scosciata alla tua destra, la accompagna un tatuato tintinnante di bracciali tamarreschi. Inali i vapori che spande sotto il manto stradale la Palude di Stigie, il suffumigio di sterpi parlanti appiccati da zappatori ebeti: odi i lamenti dei dannati escursionisti, il gagnolare dei quadrupedi investiti: ecco l’Hotel Barion (ex Motel Agip), tua Città di Dite. Ancora tutto fermo. Cordone di tre file spesse. Non guardarti indietro, Dio! Cerchi una scappatoia? Le complanari sono in necrosi. Una sirena d’ambulanza ti ridesta: il disgraziato non giungerà in tempo. Diavoli in divisa ti uncinano in corsia di sicurezza: «Ha una luce d’arresto scolorita, fornisca i documenti». 

E allora la seconda mutazione ha il sopravvento: sei disceso nei gironi dei Violenti, per niente puoi uccidere o sopprimere te stesso. Evita, ti prego, anche se sul cofano ti piove una cicca che le fiamme fondono con la carrozzeria. Vivo o morto fa lo stesso, da Mola-Ripa Discoscesa. Sei tutto e non sei niente: seduttore e indovino, ladro e barattiere, seminatore di discordia, traditore dei parenti. Sei un dannato della SS16, Lucifero ti aspetta, beatitudine del gelo. Non c’è un Purgatorio là dove ti rechi, ma un Flegetonte ribollente; non piaggia purificatrice ma un mare di pece: idropici, febbricitanti, scabbiosi nei tormenti. Non ci sono Cori Angelici ma radioloni e poppanti invasati da ustioni ultraviolette. Ma se uscirai a rivedere il cielo fosco di grigliate e scappamenti, ricorda che è meglio un bagno al Canalone o una doccia fredda della Statale 16 peggiore dello Inferno.

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