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Venerdì 19 Gennaio 2018 | 02:37

Bimbi in ammollo nella piscina

Bimbi in ammollo nella piscina
di ALBERTO SELVAGGI

«Uèeee!» «Gnàaaa!» «Iìiih!»: questi, in sintesi, i sovracuti che a San Giorgio risuonano sotto la volta della vasca della scuola di nuoto I Delfini. Mai vista una cosa simile. Ci sono 60 pupazzi cicciosi, alti dai 50 ai 90 centimetri. Ne palpo uno, bracciotte, gambette che paiono gonfiate a elio, a un altro strizzo il nasino, subito ripreso da una delle madri che affollano questa mattina («scusi, chi è lei, un istruttore?»): e mi accorgo che non vanno a pile e che sono vivi.

È un meeting nazionale, il secondo Baby’s Day che si tiene nell’unica piscina riconosciuta dalla Scuola di educazione acquatica infantile e dal Centro studi acqua amica, cattedrali del metodo di nuoto per cuccioli umani dai due ai 24 mesi di Manuela Alba Giletto. Ma da 15 anni nelle piscine I Delfini lo staff mena a mollo a lume di scienza palline soffici dagli occhietti lucenti. E la pratica s’è diffusa man mano in altri centri di città e provincia.

Che bello. Si possono immaginare sequenze di affreschi più luminose di queste? Poteva creare Dio un elemento più connaturato delle sue lacrime raccolte dalle conche nei mari e nei fiumi dai letti per lasciare evolvere naturalmente, o per curare nel caso necessiti, i poppanti restituendoli al primigenio ambiente?

Pur senza conoscere le sette fasi sinottiche e consequenziali della Giletto, per qualunque individuo che porti sul collo una testa è lampante che «in acqua si cresce meglio», come dice Nunzia Calabrese, responsabile del progetto e della divulgazione del nuoto baby nel sud della Penisola, nume tutelare de I Delfini. È ovvio che «la pratica precoce in acqua rinforza il sistema cardiocircolatorio», è sicuro che «aiuta quello respiratorio e sviluppa l’apparato scheletrico». È certo che «ristabilisce gli atteggiamenti posturali scorretti, migliora la propriocettività anche dei non vedenti, e allevia varie disabilità, compresa quella linguistica». Solidarietà, emozionalità, intraprendenza, processi creativi: tutto è nel richiamo dei riflessi primi che l’acqua ingenera. Tutto nell’elemento arcaico, come tutto è dentro. Vedo questa matassa di manine, piedozzi e capocce sferiche immersa nella linfa divina, vedo Byron, fra i più grandi fondisti del tempo, nuotare in Ellesponto tra i suoi pensieri, vedo Poe dannarsi per sei miglia controcorrente nel fiume James, Shelley inghiottire liquido e morire, Coleridge, Puškin, Lawrence, Goethe in notturna a Weimar, tutti nel mare o nei laghi a non cercare altro che quello.

Il sorriso; più della tecnica, dell’approccio scientifico ho l’impressione che conti quello, nel metaforico accompagnamento alla vita che espongono Calabrese e Giletto. Il nuoto baby è un mettere assieme ciò che già è. Guardo Nunzia, ragazza dolce e serena, poggia il batuffolo d’un prototipo umano sul seno e lo porta nelle vie del mondo navigando all’indietro. Tiene il bambino sospeso nel niente davanti a sé, lo palleggia, sorride, e il pupo ride, è contento, dimena i quadriremi pescando d’istinto un bilanciamento. Nunzia lo abbranca sulle morbide prese, gli scocca un bacetto, lo conduce in circolo, e ora scendi, scendi, bambino, al di sotto dell’elemento, guarda il mondo dentro, riscorri in tridimensione ciò che ti attorniava in un ventre tre mesi addietro, ecco, la realtà vera, l’abisso che tutto discerne, e ora piano, riemergi, vivo, ritrovi un sorriso, Nunzia ti tiene, così fanno le madri, non c’erano mostri sotto ad attenderti, ti ho scorto sgranare le palpebre tra le rifrangenze, sospingerti tra volute celesti, se una piscina è la foresta delle corrispondenze, lascia che si associno, che il cerebro frema espandendosi, di bracciata in bracciata, di sputacchio in sputacchio, dal sorriso che come un laccio ti terrà sempre, ovunque tu vada, a New York, Parigi, al parco, all’asilo, in un altro quartiere. E guadagna la riva, alla fine. Sei uomo adesso, e se non sei un uomo sei una cosa del genere. Sei un sorriso generato dalla spuma, se hai avuto la fortuna di un sorriso di Venere.

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