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Giovedì 18 Gennaio 2018 | 11:10

«Uaaaàh!; Mocc’a l…» Il barese medio? Il più civile del mondo

san cataldodi ALBERTO SELVAGGI

BARI - Il barese medio è estremamente fine. Questa peculiarità lo rende apprezzato nel mondo. E il suo senso civico si esprimerà al meglio ora che il Comune ha seminato dal Margherita alle spiagge cestini che giammai verranno utilizzati come forni per cani o latrine en plein air. Altezza adeguata ai parapetti del Lungomare (non corto, non alto), furbizia levantina, individualista tabula rasa, nutre aspirazioni elementari che guidano i suoi costumi quotidiani.

«Uaaaàh!»: è il saluto al sole che risuona nelle stanze da letto in città. Ascoltate bene: «Aaaàuuuh». A tale manifesto gutturale segue, taciuta o altisonante, un’imprecazione sciatta che accompagna la discesa dal letto: «Mocc’a l…». Pochi passi, caffè, seconda gastema: «Vaff...». Svegliarsi e andare al lavoro è per tutti una pena, per cui il barese medio va compreso, in questo caso.

Col labbro cascante egli si schiaffa in macchina: al primo ingorgo bofonchia altri improperi e lascia cadere una manata sul volante. Un concittadino gli soffia la postazione infilandosi dietro il primo della fila al semaforo. Lui lo guarda male, mugugna, solitamente evita di andare oltre perché non giova a nessuno buscarsi un tuzzo in prima mattinata. Sgasa, è prontissimo, incavolato: ma prima ancora che scatti il verde, pe-pe pe-pe!, strombazza. Come a dire: non hai forse intuito, tu che mi sei passato avanti, che il rosso tra 2-3 secondi si leverà dalle scatole? Sei scemo? Gimmone? Perché non sei partito prima del verde come si suole da queste parti? «Kedda’ b…!» (copyright televisivo, Tonin’Cassén’).

Ciò altera ulteriormente la serenità del barese. A questo punto, incassato il ritardo, le strisce sulle quali i pedoni avrebbero diritto di attraversare non possono più avere diritto di esistere sul codice stradale. Gli arditi lo sanno e zompettano come grilli impazziti per raggiungere il marciapiede in due balzi. Se, per accidente, l’automobilista si ferma per lasciarli passare, il miracolato si prosterna, ringrazia, conscio di aver ricevuto un trattamento che non gli spettava.

Il percorso dellu baràis si completa tra ciclisti scorrazzanti in controsenso, motorini che fanno lo stesso impennando, passanti meteorici, signore murate dalle doppie file, camion che scaricano aggrumando code strepitanti. Non è Napoli, certo, ma non è male.

Il barese medio a questo punto lavora: toc-toc-toc (falegname) frùsc-frusc (bancario) zac-zac (barbiere) roonf-roonf (consigliere comunale) tic-tic (sindaco su Facebook, 24 ore su 24). Pasto pesante. Dopodiché: mo basta. A ddorm’: zzz-zzz. Poscia, televisione sparata: chi non l’ha ancora accesa mena mazzate di scopa a quello del piano di sopra o dell’appartamento accanto.

E adesso, passiamo ai fatti: a mangià’. È il chiodo serale del barese standard. Che si concretizza in una scelta pragmatica: dove si mangia assai e si spende poco è buono, dove si cazzano i soldi è da scartare: goòst (costa!). Il barese non è stolto.

A tavola si è sempre convinti di ricevere un trattamento di favore dal ristoratore che lo riserva anche ai torinesi e ai clandestini gheddafiani. Ma l’importante è che si tenti almeno di venire serviti prima degli anticipatari. E che si scrofani. L’urgenza alimentare raggiunge l’acme nei banchetti pubblici o privati: vestiti di stracci o di Armani, tutti si avventano sulla tavolata frenando gli avversari con i gomiti estroflessi e empiendo con la mano destra al contempo il piatto sulla sinistra e le fauci: «È aggratis».

Anche nel tema taxi il barese si dimostra tale: all’uscita del Petruzzelli si scatena immancabilmente una gazzarra british per la conquista sleale del tassinaro: «Ahòu», «aei», «uuuh!» «aeiouuuh». Ottime anche le dimostrazioni nel garage aeroportuale: invece di percorrere il perimetro d’asfalto fino al gabbiotto dei ticket, lo scafato freca gli altri infilando l’uscita e sgasando controsenso per un breve tratto. Così dimostra di essere «c’rnùt». O, meglio, «figgh’d’puttàn’» (segue risatina di autocompiacimento sorchiante con grattata rapida sulla patta). Due complimenti, se pure suonano come offese nella lingua italiana, per un barese che vuol dirsi veramente tale.

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