Lunedì 23 Luglio 2018 | 03:38

Vaff… mocc… t’accìdc’ ahòu ‘mo ti à spara’ «Bari violenta», come un film «Poliziottesco»

Vaff… mocc… t’accìdc’ ahòu ‘mo ti à spara’ «Bari violenta», come un film «Poliziottesco»
Pistoledi ALBERTO SELVAGGI

Bari violenta: la polizia sta a guardare. Bari odia: la polizia non può sparare. Bari a mano armata: la mala ringrazia. Il «poliziottesco» anni Settanta ha trasferito i set nella nostra terra piatta. Bum (pistola che spara) bonk (pugno in faccia) sciaff (sberla di marmo) tunf (testata sul naso) deng (proiettile che rimbalza) aaàh (bersaglio centrato) gggh (cittadino agonizzante) track (cranio sfondato) orgh (vecchietto circondato) fraboom (negozio che salta) sckreech (auto in sgommata): vaff… mocc… t’accìdc’, ahòu ‘mo ti à spara’. Onomatopee fumettistiche, ridondanze vernacolari, sonoro della filmografia urbana che condividiamo.

I poliziotti di quartiere, sovente strombazzati, sono chimere. Rientrano in una concettualità fascista, e per questo oggi vengono aborriti e vietati. La certezza della pena, per i conterranei come per i bruti allignanti fra gli immigrati, è vanificata. Questura, Arma rincorrono la venustà sirenica della legalità con affanno di diseredati: auto bofonchianti o rimediate dalle confische ai clan, 127 agenti vacanti più 25 pensionandi. La riabilitazione sociale è, chiacchiere a parte, attualmente inimmaginabile. Per cui è questo il risultato che tocchiamo con mano: paura, insicurezza urbane.

Soltanto pochi individui dall’ingegno scarso distinguono ancora tra sinistra e destra il bene e il male. Fanno ambedue pietà perché noi stessi siamo da riformare. Ciò che domanda il cittadino è soltanto: campare in pace.

L’orologio razionale planetario è saltato. La de-evoluzione s’irraggia con furia dagli Stati pilota in ogni anfratto. Lo spirito dell’uomo denudato ha fatto emergere la radice del Creato: violenza imperatrice di Bari.

Non c’è più uno spazio franco. Famiglie rapinate in centro in strada, donne e bambini sotto le armi puntate. Ragazzi presi a calci per svago in via Sparano da adolescenti vagantes: «Non denuncio, altrimenti ho finito di campare». Piazza Umberto, fogna dalla quale paciosi vu cumprà hanno dovuto emigrare, e peggio piazza Moro sono in scacco a nordafricani inquietanti, ai posteggiatori abusivi nostrani che dalle 22 lasciano il campo a clandestini ubriachi. Stanotte ti è andata bene, hai parcheggiato e alzato il passo mentre ti gridavano appresso in arabo, ma dovesse accadere qualcosa domani chi chiami? I vigili? Ah ah! La Polfer? È in stazione e se la passa male. La polizia? E dov’è. Gesù? Se esiste è lontano.

Minorenni malmenano autisti e passeggeri sugli autobus, picchiano a sangue anziani e disabili. Vigili urbani intimoriti e strattonati: niente manganello, solo spray urticante. Risse selvagge dopo liti su Facebook, non è che l’ultima quella scoppiata a Carbonara. In via Prospero Petroni negoziante mozzicato da uno straniero sorpreso a rubare. Tabaccai spediti in ospedale da rampolli allevati nei bassi. Rapine d’auto nei garage. Anziano scaraventato sull’asfalto e rapinato della Ford Ka, via Nicolai. Poggiofranco, solito semaforo: coppia di fidanzati presi a pugni e depredati, ciak sempre uguale. Enziteto, Japigia, San Paolo non ne parliamo. Stadio San Nicola, banda di giovani bestie locali s’avventa su due gay appartati: una consuetudine, i denuncianti sono mosche bianche. Prostitute rumene pestate da colleghe connazionali sul lungomare. Manovalanza nera al Libertà, perché l’autoctona non ci bastava. E poi, la novità del codice criminale relativizzato: sparare a vanvera. Mangi un panzerotto davanti a una pizzeria, passa un tale in scooter e fa fuoco senza beccare il predestinato. Nella discoteca H25 di viale Pasteur, rissa di prammatica: uno torna sui suoi passi, fa bang-bang. L’innocente colpito al cranio stramazza. È in coma. No, già spirato. Dalle istituzioni dimenticato.

Ragazzi di sinistra ascoltano musica tranquilli nella loro base. Fa irruzione un’orda di ceffi lombrosiani alterati: parapiglia, cazzotti, ragazze spintonate e molestate: «Chiamate i carabinieri!» grida una. «Sei pazza? Sono i nostri nemici!», la rimbrotta un cooperante dandosela a gambe. Se tutto è finito, si spengano anche i fuochi fatui. L’ideologismo è l’impedimento principale alla sicurezza, all’integrazione, alla pace; è un inganno prospettico da qualunque parte lo si guardi.

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