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Sabato 20 Gennaio 2018 | 18:15

Col. Laricchia, attore del vento e della pioggia con «ombrello al seguito»

colonnello Vitantonio Laricchiadi ALBERTO SELVAGGI

Desidero Laricchia a ogni costo. Debbo incontrare Laricchia, vivo, e poscia gloriarmene nel mondo. Così, senza preavviso, piombo in scooter nel suo ufficio di via Enrico Toti. Mi accoglie interdetto, corruga la fronte: «Tranquillo, colonnello, ella ha dinanzi a sé un veneratore». Laricchia è un fenomeno atmosferico insediatosi da quattro anni su Bari e sulla Puglia. Non un colonnello dell’Aeronautica in pensione ma un familiare evocato nelle piazze, per le strade, nei circoli radical sciccosi: alle 7,30 dal lunedì al venerdì, e nel post prandium per le previsioni della fine settimana su Rai TgR Puglia, il meteorologo, climatologo, grand’ufficiale al merito della Repubblica, consulente dell’Arpa e della Prefettura sguscia dal video lanciando la gamba lunga, si siede in poltrona accanto a te sgranando il sorriso salubre e ti rivolge un franco: «Salve! Come va?». E tu rispondi: «Bene, colonnello, favorisca un goccio di liquore». 

Ora il suo mascherone è davanti a me, roto l’occhio periscopico ovunque ci sia qualcosa da sbirciare nello studio. Tiene sulla scrivania di comando tre cellulari, alle sue spalle una granata di stemmi e targhe militari, una pinacoteca di aerei scintillanti e incrociatori. Vitantonio Laricchia (nome fantasmagorico) è legato alle Forze Armate in amore: dal ’73 all’’84 ufficiale meteo nell’aeroporto di Brindisi, poi nella base aerea di Gioia del Colle con il glorioso 36° Stormo. Squilla un telefonino, è il viceprefetto. Chiamano il comando regionale dei Carabinieri, Marina, Esercito, madre Aeronautica che lo cullò. 

Se lo contendono i Rotary, i Lions, le università, i presidi di scuola, anche perché si offre senza chiedere un euro per guiderdone. I bambini lo indicano alle madri, gruppi di sostenitori inneggiano su Facebook e mai come in questo periodo di caducità climatica e gite fuoriporta ci è caro quanto l’ermo colle. 

«Laricchia prevede mare grosso», annuncia agli amici il dilettante pescatore. «Bisogna vedere che dice Laricchia», nota il capocomitiva prima del weekend in villa o al trullo. Al bar lo nomina perfino un immigrato dal Sudan: «Larrìcchio! Eh? Forte!». È sopra ogni divenire come la natura; igrometro, barometro, nefoscopio, Tiresia di edipiche perturbazioni.
Barese nato il giorno della Liberazione (il 25 aprile fategli gli auguri), si sveglia ogni giorno alle 4 (Madonna Santa), dopo mezzora è al computer per studiare modelli matematici, mappe e grafici dai quali desume ciò che in cielo accadrà poi. La dimestichezza mediatica intrisa di candore, la simpatia incontenibile che nel suo ufficio mi spinge a ridergli a tratti in volto («colonnello, mi scusi») ne hanno fatto un attore del vento, del sole e della pioggia. E su un brogliaccio prepara le pièce teatrali tv, animate da personaggi secondari quali «l’amico maestrale», «il soffio di Zefiro», «ombrello al seguito », «Eolo», «Giove Pluvio», sentenze latine, perle di marinai e cacciatori, adagi popolari, giornalisti che nei collegamenti gli porgono il microfono. Dobbiamo al calcio uno dei migliori doni che ci ha fatto Tgr Puglia.

Il Laricchia è stato arbitro C1 in gioventù, guardalinee in A e B fino all’86 con in campo Platini e Maradona. Nelle trasferte strinse amicizia con Franco Strippoli, oggi vicecaporedattore, e dopo le prime apparizioni il vicedirettore Giancarlo Spadoni lo chiamò per investirlo di manto mitologico. Il nuovo Bernacca, il meteorologo ridens, è tutto nostro ma non è affatto solo. Si districa in un tourbillon di pranzi, cene, summit anche in estate quando ripara in villa al Pilone. Ha moglie, figli: Barbara, 34 anni, laureata in lingue, e Stefano, 29, ingegnere acustico con studio di consulenza e progettazione. Appagato, lo saluto. Filo verso i miei amici sul vento di scirocco: «Sono stato con Laricchia, vivo, da solo». Ma le prime gocce stemperano il sorriso di trionfo. Maledetto! L’aveva detto accomiatandomi sull’uscio: «Non vada in giro in motorino, anche se c’è il sole: piove» .

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